Viaggiare fa bene all’anima, il punto di vista della psicologia

Viaggiare, scoprire nuove culture e popoli fa parte parte del DNA umano: ecco perché quando tutto sarà finito torneremo a farlo spesso

Organizzare un itinerario di viaggio, sfogliare libri per prepararlo nei minimi dettagli e poi sistemare la valigia e tenere i biglietti pronti per una nuova avventura. Viaggiare fa bene all’anima: scoprire nuove mete, zaino in spalla, rende ottimisti ed euforici. E i luoghi, una volta che ci appaiono davanti come per magia, ci aprono il cuore, meglio di qualsiasi terapia.

Purtroppo però in questi ultimi mesi la pandemia da Covid-19 che ha colpito tutto il mondo ha rallentato il turismo e i viaggi sono stati limitati a lungo. C’è stata una ripresa, l’apertura di alcuni aeroporti e mete – chiuse per la sicurezza sanitaria – ma poi di nuovo la chiusura. Nessuna paura, però, perché viaggiare si può ancora fare, sta solo cambiando il modo di farlo. Non c’è bisogno di rinunciare a nulla – se non a mete troppo lontane – occorre però rivedere e cambiare le prospettive, aprire il cuore a nuove esperienze.

Secondo gli psicologi essere tristi di fronte ad un viaggio mancato è una reazione normale e del tutto comprensibile perché questa è una delle esperienze umane più belle che si possono vivere, un’occasione unica per conoscere altre persone, nuovi popoli e culture. Non bisogna, dunque, rinunciarci né provare sentimenti di paura e sensi di colpa nel viaggiare. Qualcuno, infatti, ha manifestato qualche timore, evitando di pubblicare fotografie sui social di viaggi recenti, per non incorrere in giudizi negativi di amici e altre persone.

La paura, in questo caso, riguarda la percezione di sé rispetto agli altri. Per spiegare meglio questo concetto il turista può arrivare a pensare: “Se vado in un posto in cui è consentito viaggiare, ma mi scatto una fotografia  e la condivido, ora che siamo in pandemia avranno una brutta opinione di me; magari diranno che sono incosciente”. Anche per questo, dunque, molti viaggiatori evitano o rimandano a un periodo migliore un viaggio (di piacere, svago o anche di matrimonio) che esca dai confini del proprio Paese.

Il desiderio di viaggiare però è un qualcosa che è scritto nel nostro DNA. Non è egoistico pensare di mettersi in moto verso nuove destinazioni, anzi, anche la scienza afferma il contrario. Diversi studi hanno infatti dimostrato che già le tribù nomadi esploravano la terra e il mare alla ricerca di nuove risorse. Ancora oggi, ad esempio nella cultura aborigena australiana, questo rito è rimasto: i giovani qui devono intraprendere il loro tour nella natura selvaggia per celebrare il loro raggiungimento della maggiore età.

C’è chi afferma, poi, che il desiderio di viaggiare può essere legato a bisogni psicologici, all’euforia, alla stimolazione di interessi intellettuali e al senso di fiducia e autostima. Parlare una lingua diversa, ordinare un pranzo, visitare un museo: tutto aiuta ad aumentare gli stimoli e supporta addirittura la creatività, suggerendo nuovi modi per comunicare con gli altri e facendoci provare nuove esperienze di vita.

Gli psicologi e gli studiosi, dunque, concordano sul fatto che appena si potrà tornare a viaggiare in totale sicurezza, verso mete lontane e non ancora esplorate, si ripopoleranno sin da subito voli, treni e navi. Nel frattempo, se il viaggio fa parte di noi, in attesa di itinerari lontani si continuerà a muoversi scoprendo le zone più vicine (turismo di prossimità) e magari suddividendo le vacanze in più tappe, anziché fare lunghe gite in un solo luogo.

Viaggiare fa bene anima

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Viaggiare fa bene all’anima, il punto di vista della psicologia