I luoghi meno conosciuti dell’Italia che valgono un viaggio

"L’Italia è uno scrigno di meraviglie e più viaggio più ne trovo". Ad affermarlo è Beba Marsano, autrice di “Vale un viaggio – Altre 101 meraviglie d’Italia da scoprire”

“L’Italia va riscoperta e consapevolmente comunicata con cognizione, entusiasmo, idee innovative. Prerogative che richiedono tempo, conoscenza e passione autentica”.

È la premessa di Vale un viaggio – Altre 101 meraviglie d’Italia da scoprire”, secondo volume della collana Vale un Viaggio ((416 pagg, 28 euro, Ed. Cinquesensi), dell’autrice Beba Marsano, giornalista, critica e storica dell’arte, che ha percorso in lungo e largo l’Italia alla scoperta di luoghi d’arte e di bellezza poco conosciuti e che valgono un viaggio.

Nel suo peregrinare in lungo e in largo ne ha scovati ben 101, che vanno ad aggiungersi ad altrettanti luoghi di cui ha scritto in Vale un Viaggio. 101 meraviglie d’Italia da scoprire. Si tratta di luoghi fuori dai tradizionali percorsi turistici, perché il nostro Paese, il Belpaese, non è fatto solo di stereotipi e di grandi miti.

Il libro, uscito nelle librerie il 15 novembre 2018, è frutto del suo peregrinare in lungo e in largo per lavoro, per diletto o anche solo per caso, alla scoperta di angoli nascosti del nostro Paese che valgono assolutamente un viaggio.

SiViaggia l’ha intervistata per sapere come mai, dopo il primo libro, uscito soltanto a settembre 2016, abbia deciso di scriverne subito un altro.

“Più viaggio alla ricerca di queste meraviglie più ne trovo. L’Italia è un giacimento inesauribile di meraviglie e di tesori d’arte e 101 meraviglie nascoste non sono davvero niente, e il libro, nato da due anni di lavoro, è stato un altro mio piccolo contributo. Inoltre, il primo libro era andato così bene che ci hanno chiesto di scriverne un altro. Ho già materiale per un terzo. E tra tutti i luoghi che ho visitato ce ne sono stati anche alcuni che mi hanno delusa e che quindi non ho inserito nel libro, io sono andata alla ricerca di luoghi in grado di sorprendermi. Mi sono resa conto della grande fame di bellezza che c’è e che è proprio dietro l’angolo”.

101, non uno di più, non uno di meno: come mai?

“Il mio è un libro da assaporare come un cioccolatino, come una scatola dove ce ne sono tanti e di ogni tipo e tu pian piano scegli quello che ti piace di più”.

Come mai ha deciso di intraprendere questo progetto dedicato all’Italia?

“I nostri confini negli ultimi anni si sono molto ristretti per motivi di sicurezza, per le guerre e i conflitti ideologici, molta parte di mondo dove gli italiani prima andavano tranquillamente ora è preclusa, quindi scopriamo con gioia che ci sono altrettante bellezze dietro l’angolo e tra l’altro spesso gratis. E non sono dei viaggi dal punto di vista emozionale di portata inferiore”.

I luoghi ad accesso gratuito interessano sempre tutti, ce ne può segnalare qualcuno inedito?

“Le chiese, gli oratori sono gratuiti. Penso soltanto a una delle meraviglie di cui ho parlato nelle prime pagine del libro che è l’altare di Antagnod che io ho ribattezzato ‘la porta del cielo’ e che è una straordinaria macchina lignea che si trova all’interno della chiesa di San Martino ad Antagnod, una frazione del Comune sparso di Ayas in Val d’Aosta. Questo si trova al di fuori di qualsiasi itinerario turistico: è un altare architettonico che è simile alla facciata di una cattedrale, è strepitoso. Ma basta entrare in una piccola pieve di montagna per restare sbalorditi da certe bellezze nascoste, senza fare la cosa, senza acquistare il biglietto online. Magari vai a mangiare in qualche trattoria e poi scopri queste meraviglie. L’idea del ‘vale un viaggio’ è proprio questa: per ogni singola meraviglia nascosta che ho trattato c’è una qualità estetica, artistica, simbolica così forte da giustificare quasi un pellegrinaggio. Me ne viene in mente un altro, che è nella sagrestia della cattedrale di Acqui Terme ed è il retablo della Madonna di Montserrat, una pietra miliare della pittura ispano-fiamminga che, per alcuni casi strani della storia, si trova ad Acqui Terme e che la Spagna ci invidia. Però devi saperlo, devi intercettare il parroco e farti accompagnare. E il mio libro serve a questo”.

Tra i luoghi più curiosi e meno conosciuti ce ne può indicare tre che, secondo lei, valgono un viaggio?

“Quando in Italia parliamo di siti archeologici, ci vengono in mete sempre i soliti noti. Invece, spesso ci dimentichiamo che esiste un’Italia segreta, legata ai siti archeologici minori, che sono custodi di rovine ad altissimo potenziale di suggestione e sono quasi sempre incastonati in contesti di eccezione. Tra questi c’è Alba Fucens, in Abruzzo, che ne è un esempio lampante. È una piccola Roma, con il fondale selvaggio del monte Velino che è quasi sempre innevato ed è già un viaggio arrivarci perché nel cuore di una terra poco facile. L’Abruzzo è una terra fantastica e fascinosa, ma ostica, e racchiude Alba Fucens in una cornice naturale emozionante. Si tratta di una colonia Romana che ha il pezzo forte nell’anfiteatro conservato in maniera perfetta. Questo anfiteatro è qualcosa di straordinario, una sorta di Colosseo nel Parco naturale d’Abruzzo. È solo uno dei tanti siti archeologici minori, che valgono un viaggio, luoghi talmente insospettabili da essere assolutamente segreti. In questi siti c’è la potenza del passato in contesti paesaggistici di assoluta eccezione.

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Il Giardino dei Ciucioi, in Trentino, è un unicum, è segreto ed è rimasto dimenticato per anni. È un luogo abbandonato a lungo perché era stato reso illeggibile da un manto di sterpaglia. Si trattava di un giardino privato con un percorso esoterico che un folle, un certo Tommaso Bortolotti da Lavis, mercante e massone che poteva permettersi di dare l’avvio a qualsiasi piccola follia, volle costruire in un proprio terreno fuori Trento con una grandiosa scenografia di pietra. Dedicò la sua vita a trasformare una collina in un paesaggio fantastico con citazioni da tutto il mondo, dalle piramidi egizie a quelle precolombiane, un po’ di rovine secondo la moda romantica dell’epoca. Era comunque un giardino a uso privato, quindi non era aperto al pubblico e così rimase finché lui non morì, così il giardino rimase chiuso e abbandonato. Finché un Sindaco lungimirante ha deciso di investire e di recuperarlo. Ci sono voluti degli anni e tra poco aprirà al pubblico. È un posto folle e misterioso che nulla a che fare con il Trentino, è un grande giardino simbolico, una grande scenografia con le facciate architettoniche incise nelle pareti.

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Infine, la Grotta di Nettuno, in Sardegna, è stata una splendida sorpresa anche per me, questa meraviglia geologica l’ho scoperta per caso frequentando la Sardegna ed è come uno scenario di splendida realtà narrato da Jules Verne nel “Viaggio al centro della Terra”, dove ho scoperto hanno girato anche dei film di fantascienza perché è una scenografia esemplare per questo tipo di film. Sembra un po’ come Atlantide perché dentro c’è un lago ipogeo e un mondo di acqua, rocce, stalattiti e stalagmiti. Ma l’unicità di questa grotta è la scala che ti porta e che si chiama Escala del Cabirol (scala del capriolo, in sardo) letteralmente scolpita nella parete verticale di Capo Caccia. Scendi con 654 gradini! La scala è opera di un grande architetto sardo, Antoni Simon Mossa, uno dei padri dell’indipendentismo sardo e grande intellettuale, e fu ultimata nel 1959, un progetto molto ardito e all’avanguardia oltre che scenografico, forse l’opera più ardita in Italia di architettura ambientale. Non so se sia più affascinante la grotta o la scala, l’esperienza è farle entrambe. Alla grotta si arriva anche in barca, partendo da Alghero, ma io non la consiglio perché la cosa più strepitosa è facendo la gradinata a picco sul mare arrampicata alle falesie”.

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