Alla scoperta del Sarawak, la Malesia primordiale

Un luogo di cui abbiamo letto in qualche romanzo d'avventura e dove ci si aspetterebbe d'incontrare Sandokan da un momento all'altro

È lo Stato della Malesia che appartiene al Borneo ed è un luogo incredibilmente selvaggio. Qui, le aree ricoperte di foresta pluviale rivestono la maggior parte del territorio. Un luogo di cui abbiamo letto in qualche romanzo d’avventura, dove ci si aspetterebbe d’incontrare Sandokan, “la tigre della Malesia”, da un momento all’altro, insomma. Chi cerca una meta diversa da qualunque altra al mondo è quindi nel Sarawak che deve venire.

Ci siamo fatti raccontare da Sharzede Datu Hj Salleh Askor, CEO del Sarawak Tourism Board, perché vale la pena andarci, specie ora, nell’era post-pandemia, e cosa nasconde questa terra ancora inesplorata dalla maggior parte dei turisti occidentali.

“Tra le destinazioni che associamo ai luoghi di quelle romantiche avventura dei pirati c’è sicuramente il Sarawak”, ci ha spiegato “con una costa lunga 1.150 chilometri. Il litorale, che comprende foreste di mangrovie, scogliere di arenaria e spiagge sabbiose, offre tantissime attività e opportunità di esplorazione, siano esse gli sport acquatici come l’immersione tra i relitti (nel Miri-Sibuti Coral Reefs National Park) o l’incontro con le tartarughe in una delle quattro isole del Talang-Satang National Park.

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La Capitale del Sarawak, Kuching

Oltre alle splendide coste, il Sarawak è attraversato da 12 fiumi principali che giocano ancora un ruolo fondamentale nella vita della popolazione locale e dove si svolge una delle regate più importanti del Paese. La Sarawak Regatta, in particolare, è una tradizione nata nel 1872 grazie a Charles Brooke, nipote e successore di Sir James Brooke, ex governatore e Rajah del Sarawak (che nel film del 1964 “Sandokan contro il leopardo di Sarawak” era il “leopardo del Sarawak”), uno degli eventi più importanti fino alla pandemia. A questa competizione, con imbarcazioni storiche e moderne, potevano partecipare anche i turisti.

Tanti sono i trekking che si possono fare nella foresta pluviale, in quei luoghi resi celebri dalle avventure di Sandokan. Nel Sarawak ci sono ben 66 aree protette inclusi 46 pachi nazionali, 15 riserve naturali e 5 santuari, tra cui il Gunung Mulu National Park (il primo sito Unesco) e il Niah National Park, candidato a Patrimonio dell’umanità.

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Il Gunung Mulu National Park, sito Unesco del Sarawak

Si può approfondire la conoscenza del popolo Sarawak proprio come fecero Sandokan e James Brooke visitando il Sarawak Cultural Village, un museo vivente in cui sono stati replicati gli alloggi etnici autentici. Questo villaggio è anche la sede di un festival musicale, il Rainforest World Music Festival, che si svolge da circa vent’anni.

La Capitale del Sarwak è Kuching. Una passeggiata nel Main Bazaar, la strada più antica della città (1840), è un salto indietro nel tempo. Oggi è un’affascinante combinazione di edifici storici e moderni, specchio dello sviluppo tecnologico che ha avuto negli ultimi anni. Da non perdere è la visita della roccaforte di Brooke, Fort Margherita, che ospita la Brooke Gallery, una mostra permanente di manufatti che raccontano la storia del luogo, o anche dell’Astana, la residenza di Charles Brooke sull’altra sponda del Sarawak River, il Kuching Waterfront. O ancora, si può fare una crociera sul fiume fino al luogo dove James Brooke mise piede per la prima volta a bordo della propria nave, The Royalist, placò le rivolte e si guadagnò il titolo di ‘Rajah. Dal 18 al 20 giugno si svolge il Rainforest World Music Festival, un importante festival musicale annuale che celebra la diversità della musica mondiale, dove si enfatizza l’uso di strumenti tradizionali e che quest’anno si può seguire online, previa registrazione’”.

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Una splendida cascata a Batang Ai

Natura incontaminata, è l’immagine che abbiamo quando pensiamo al Sarawak: è il luogo ideale per chi vuole fare una vacanza-avventura?

“Fino alla pandemia nel 2020, era il luogo perfetto per un viaggio all’insegna del CANFF (cultura, avventura, natura, cibo (food) e dei festival. Con la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e l’attenzione alla sicurezza e alla prevenzione il focus è sempre su questi temi, ma si tende a un tipo di turismo più slow e responsabile.

Se il turismo responsabile faceva già parte del programma di sviluppo dal 2011 e ancor più a partire dal 2015, oggi il turismo slow è il nostro obiettivo in quanto lo stile di vita qui consente ai visitatori di vivere con i ritmi della popolazione locale”.

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Una tipica “longhouse” nel Sarawak Cultural Village

Tra le esperienze che si possono fare nel Sarawak c’è l’incontro con gli Orango del Borneo, vero?

“Nella Semenggoh Nature Reserve, a soli 24 km dalla Capitale Kuching, i visitatori possono osservare un branco di oranghi semi selvaggi che fan parte del programma di conservazione del Sarawak. I turisti li possono osservare in sicurezza da una certa distanza mentre mangiano e nelle loro attività all’interno del parco.

Lo stesso si può fare nel Matang Wildlife Centre, dove si possono ammirare i giovani oranghi durante il processo di riabilitazione prima che vengano rimessi in libertà. Questo centro cura i giovani oranghi feriti e si assicura che ritornino nel loro ambiente naturale, ma si prende cura anche di altri animali selvatici, come l’orso del sole, il presbite argentato (una razza antica di scimmia, ndr), il macaco, il gatto orsino, il gibbone.

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Gli oranghi del Sarawak

Uno sguardo su come le comunità locali hanno lavorato per la conservazione della natura lo si può dare a Batang Ai, una zona nel cuore del Borneo dove l’uomo è riuscito a convivere con i primati da secoli ormai. Più di 200 oranghi sono stati trovati nella zona di Ulu Sungai Menyang, nei pressi del Batang Ai National Park”.

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Le caverne del Niah National Park

Quali tipi di esperienze per famiglie, coppie o relax si possono fare nel Sarawak?

“Le famiglie possono godere del sole, della spiaggia e del mare nei nostri resort lungo la costa così come scoprire la biodiversità del Sarawak nei parchi come la Semenggoh Nature Reserve e il Matang Wildlife Centre. Le coppie amanti dell’avventura possono trascorrere una notte in posti come il Bako National Park, il più piccolo e antico parco nazionale, e scoprire i sentieri naturali del Mulu National Park. Per i cosiddetti “foodie” o per chi è attirato dalla vista e dal brusìo dei mercati locali, i wet market tradizionali offrono una varietà di frutta esotica e di prodotti della giungla, come il durian e i “buah dabai” detti anche ‘olive della giungla’, che ancora oggi fanno parte della cucina locale.

Le altre città come Miri e Sibu offrono, ai viaggiatori più tranquilli, la possibilità di fare shopping di prodotti autentici, di provare la cucina tradizionale, di visitare i musei e di passeggiare tra i giardini botanici come il DBKU Orchid Garden a Kuching, di ammirare il panorama del mare a Coco Cabana a Miri oppure alla Rejang Esplanade di Sibu”.

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Una spiagggia tropicale nel Sarawak, in Malesia

Cosa si può fare nel Sarawak che non si può in nessun altro posto al mondo?

“Un’esperienza autentica con la popolazione locale che comprende 27 etnie, che ha saputo coniugare la propria eredità e le proprie radici storiche con la digitalizzazione. Si può trascorrere una notte in una casa sull’acqua (longhouse“, ndr) lungo uno degli affluenti del fiume oppure sperimentare la vita del Sarawak nel mercato notturno alle porte di Kuching, il Siniawan Old Town Night Market.

Nei pressi di questa città, sul Monte Serembu, si possono ripercorrere le orme del famoso naturalista Alfred Russel Wallace, fin dove James Brooke possedeva un cottage dove accoglieva personaggi importanti come il botanico italiano Odoardo Beccari (che poi scrisse diverse raccolte di osservazioni sulla Malesia), l’ammiraglio britannico Sir Henry Keppel e lo stesso Wallace, che è ben noto per aver teorizzato l’evoluzione della specie attraverso la selezione naturale e i cui scritti furono pubblicati insieme a quelli di Charles Darwin nel 1858″.

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Il Miri-Sibuti Coral Reefs National Park nel Sarawak

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