Siberia, risolto il mistero delle voragini nel terreno

I crateri "della fine del mondo" continuano ad aprirsi nel suolo siberiano

Con i cambiamenti climatici anche in Siberia si vedono i primi mutamenti nel paesaggio algido. In particolare, è la terra a spaccarsi e a svelare un inquietante mistero, quello delle voragini che si aprono sotto al ghiaccio, nella zona di Bovanenkovo nella penisola di Yamal e in quella di Taymir. Sono già una ventina quelle scoperte nell’estremo Nord del Paese, la più grande ha un diametro di 60 metri e intorno ci sono altri otto crateri di dimensioni minori. Qui li hanno già ribattezzati buchi “della fine del mondo”.

Quando si parla di Siberia si intende, non soltanto la regione amministrativa della Russia, ma l’area vastissima che va dagli Urali fino all’Oceano Pacifico, e dall’Oceano Artico verso Sud fino alle colline del Kazakistan centro-settentrionale e fino ai confini con la Mongolia e la Cina. Nelle regioni artiche a causa del riscaldamento terrestre il permafrost, lo strato perenne di terra ghiacciata, si sta sciogliendo. Così la pressione dell’acqua o, più probabilmente, del gas induce un’esplosione e fa saltare il tappo naturale detto pingo, o meglio lo dissolve col calore, lasciando un cratere aperto alla fuoriuscita del metano.

Era l’estate scorsa quando si aprì il cratere più grosso, il cui diametro era paragonabile all’esplosione di una piccola bomba atomica, 262 metri, che scatenò curiosità e preoccupazione soprattutto negli abitanti della zona.

Ora l’interesse degli esperti si orienta verso studi più approfonditi del fenomeno perché è a rischio l’intero ecosistema e una rottura dei gasdotti potrebbe causare delle catastrofi. Non si sa ancora molto su questi crateri ma occorre tenere l’attenzione alta su altre possibili scoperte.

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