I 10 luoghi più gustosi d’Italia secondo SiViaggia

Chi trascorre le vacanze in una località italiana non potrà fare a meno di gustare la gastronomia locale

Italia che vai specialità che trovi. Chi trascorre le vacanze in una località italiana, sia essa di mare o di montagna o di collina, non potrà fare a meno di gustare la gastronomia locale.

Nel nostro Paese si contano all’incirca 300 prodotti DOP (Denominazione di origine protetta), IGP (Indicazione geografica protetta) ed STG (Specialità tradizionale garantita) certificati dal ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.

SiViaggia ha scelto i prodotti enogastronomici e i piatti più caratteristici da provare durante le vacanze. Ecco quali sono o dove provare gli originali.

Se volete gustare il vesto pesto alla genovese, dovete andare sulle alture di Genova, nella zona di Pra’. Il pesto alla genovese è inserito tra i Prodotti agroalimentari tradizionali liguri (PAT). L’ingrediente base è proprio il basilico di Pra’, una località stretta tra mare e monti, dove il basilico viene coltivato da tempo immemorabile nelle serre delle alture. Serve per condire linguine, trofie, gnocchi e lasagne. Se trascorrete le vacanze in Liguria vale la pena fare una tappa culinaria qui.

I canederli – o Knödel, in tedesco -, sono un primo piatto tipico della cucina trentina, altoatesina, ma si mangiano anche in Germania e in Austria. Tuttavia, la prima rappresentazione dei canederli si trova in un affresco del 1180 che si trova nella cappella di Castel d’Appiano, in provincia di Bolzano. Sono palle di pane raffermo, latte e uova, solitamente insaporiti con aggiunta di speck, ma ne esistono decine di varianti, anche dolci. Quelli della tradizione contadina sono bolliti e sono un contorno per il gulasch e i crauti. Appiano sulla Strada del Vino è conosciuta come la “Terra dei castelli, laghi e vini” e comprende 180 fortezze, castelli e manieri disseminati lungo la Strada del Vino, la più estesa dell’Alto Adige, nella quale s’inseriscono diversi pittoreschi paesi vinicoli. Se volete provare i veri canederli dovete andare qui.

Per mangiare i migliori arrosticini bisogna recarsi in Abruzzo, dove sono nati, nella zona del Gran Sasso. Gli arrosticini sono legati alla tradizione pastorale di questa regione. Il loro luogo d’origine è da ricondurre alla zona che va dalla Piana del Voltigno, quindi tra i comuni di Villa Celiera, Civitella Casanova e Carpineto della Nora fino a Penne. Leggenda vuole che furono inventati negli Anni ’30 da due pastori del Voltigno che tagliarono la carne di pecora vecchia difficilmente mangiabile in pezzettini che sarebbero diventati spiedini, utilizzando un bastoncino di legno di “vingh”, una pianta che cresce spontanea lungo le rive del fiume Pescara, per poi cuocerli alla brace all’aperto. Ovviamente quindi, come tradizione pastorizia, il vero arrosticino abruzzese è di carne ovina. Diffidate dalle imitazioni. Gli arrosticini sono perfetti dopo una lunga camminata nel meraviglioso parco abruzzese.

La vera pasta all’amatriciana si mangia ad Amatrice, nel Lazio. Questa cittadina, tra i Borghi più belli d’Italia e colpita dal terremoto, ha dato le origini a un sugo particolare che veniva preparato dai pastori con gli ingredienti a loro disposizione sulle montagne quando seguivano al pascolo le loro greggi. Gli ingredienti erano: guanciale a cubetti o fettine sottilissime, pecorino e spaghetti, un piatto che veniva tradizionalmente chiamato “unto e cacio”. Solo nel XVIII secolo la ricetta fu ingentilita con l’aggiunta di pomodoro e olio d’oliva. Se siete di passaggio da queste parti fate una sosta rifocillante ad Amatrice.

Vi piace la burrata, fresca e perfetta per un piatto estivo? Quella vera è di Andria, in Puglia. L’invenzione della burrata è frutto della sapiente arte casearia pugliese. Si tramanda oralmente che in un’antica masseria nei primi decenni del secolo scorso un certo Lorenzo Bianchino abbia inventato la burrata di Andria. Si racconta infatti che, a causa di una forte nevicata, non potendo trasferire il latte in città, dovendo necessariamente trasformarlo e soprattutto utilizzare la panna o crema che naturalmente affiorava, seguendo il concetto di produzione delle mantéche (involucri di pasta filata stagionata in cui è conservato il burro), provò a realizzare un prodotto fresco. Venne così alla luce la burrata di Andria, che riscosse subito un grande successo in Italia e nel mondo. La burrata si presenta come una sacchetto di pasta filata foggiato a mano nel quale include “sfilacci” della stessa pasta filata e panna. Chi trascorre le vacanze nella zona del Gargano non può non fare un salto ad Andria.

Se trascorrete le vacanze sulla costa toscana, sappiate che dovete assolutamente provare il cacciucco. È un piatto a base di pesce tipico della cucina livornese. È una zuppa di pesce fatta non diverse qualità di crostacei, molluschi, polpi, seppie, cicale, scorfani ed altre varietà di pesce cosiddetto “povero”, cucinati in tempi diversi con la salsa di pomodoro. Il cacciucco viene poi adagiato su fette di pane abbrustolite e agliate. Una leggenda lo vuole simbolo delle origini di Livorno e della sua popolazione composta da un amalgama di genti diverse: ebraiche, armene, greche, levantine, tedesche, portoghesi, francesi, anglicane e olandesi. Proprio come questa particolare zuppa di pesce, da provare solo in questa città.

Se siete in vacanza in Sicilia, imperdibile è il tipico cannolo siciliano. Ma non quello di una qualsiasi pasticceria. Il migliore è fatto a Caltanissetta, anche se deve la sua notorietà e diffusione ai pasticceri di Palermo, che hanno contribuito a stabilizzarne la ricetta, così come la conosciamo oggi. Il cannolo fu inventato per festeggiare il carnevale. È fatto con una cialda di pasta fritta (detta scòrza, lunga dai 15 ai 20 cm con un diametro di 4–5 cm) e un ripieno a base di ricotta di pecora. Se visitate luoghi come Piazza Armerina, la Città dei Mosaici, per esempio, con il suo pregevole patrimonio archeologico, storico, artistico e naturale, dovete assaggiare anche l’autentico cannolo siciliano.

Nei ristoranti spesso alla fine di un pasto viene offerto il limoncello. A meno che non vi troviate in vacanza a Sorrento, in Campania, lasciate perdere. Secondo la tradizione, il limoncello nasce agli inizi del Novecento tra Sorrento e Amalfi. Molto rinomato è quello che viene prodotto con il limone di Sorrento (il “femminello”). La buccia di colore giallo citrino, ottenuta dai migliori limoni di forma ellittica, simmetrica e di dimensioni medio-grandi, è l’ingrediente principale del limoncello, contenente anche oli essenziali che danno al liquore un aroma molto deciso.

Le seadas si trovano praticamente solo in Sardegna. Ma per gustare le migliori bisogna andare nell’entroterra e non al mare. La seada, infatti, è un piatto tipico della tradizione sarda a base di semola, formaggio e miele. L’origine è da ricercare nelle zone dell’isola tradizionalmente legate alla pastorizia, quindi tra il Campidano, la Barbagia, l’Ogliastra, il Logudoro e la Gallura, in pratica tutto il Centro-Nord dell’isola. La seada è un dolce, anche se in origine rientrava tra le pietanze principali tanto da poter sostituire un secondo.

Se siete in vacanza in Emilia Romagna, la tipica specialità gastronomica è l’erbazzone e la vera è quella fatta a Reggio Emilia. Si tratta di una torta salata composta da un fondo di pasta (Foieda), ripieno per due centimetri con un impasto di bietole lesse, uovo, scalogno, cipolla, aglio e tanto Parmigiano Reggiano. Viene poi chiuso con un altro strato di pasta cosparso di lardelli o pezzetti di pancetta. Lo si trova tra fine giugno e il giorno dei Santi perché questo il periodo di crescita delle bietole. Non c’è torta pasqualina o quiche lorraine che tenga.

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