Ritorna alla luce un ponte italiano, ma a causa della siccità

Sono riemersi dalle acque di un fiume i resti di un ponte che ha fatto la storia di un'importante e bellissima città italiana

L’Italia intera sta attraversando un periodo di forte siccità a tal punto che la secca di un noto fiume del nostro Paese ha riportato alla luce le rovine di un ponte importantissimo durante l’epoca romana, anche se non se ne conosce l’esatto periodo di distruzione.

Torna visibile il Ponte Neroniano di Roma

Siamo a Roma, città attraversata dal Tevere. E in questi giorni, a causa della siccità, la secca del fiume ha reso visibili le rovine del Ponte Neroniano costruito durante l’impero di Nerone (54-68 AD). Il punto esatto in cui sono tornati alla luce i resti è di fronte a Castel Sant’Angelo, un imponente e straordinario monumento detto anche Mausoleo di Adriano e probabilmente uno dei più famosi di tutta Italia.

La situazione però non sorprende. Vi basti pensare che nella Capitale, dall’inizio dell’anno è piovuto il 63% in meno, e che il Tevere cala ben 5 cm al giorno. Il terzo fiume del nostro Paese per lunghezza, e il secondo per ampiezza del bacino idrografico tanto da lambire 4 regioni italiane, è davvero in sofferenza. Una condizione che lo ha visto costretto a far riemergere quel che rimane di un ponte che venne costruito per migliorare i collegamenti tra le sponde del fiume stesso, e di cui i resti in elevato dei piloni furono demoliti nel XIX secolo per facilitare la navigazione.

Non è la prima volta che riaffiorano i resti del Ponte Neroniano

Non è questa la prima volta che le rovine del Ponte Neroniano tornano visibili a tutti. Succede ogni qualvolta che il Tevere si trovi in un periodo di magra. Quello che accade è che su entrambe le sponde affiora ciò che rimane dei piloni di un ponte su cui venne fatta passare la via “Triumphalis” che all’epoca arrivava fino a Veio.

Ma non solo. Nel 405 d.C. gli imperatori Arcadio, Onorio e Teodosio vi fecero edificare un arco di trionfo in ricordo della vittoria riportata da Stilicone a Pollenza nel 402 contro i Goti di Alarico. Un popolo che incise notevolmente nella storia di questa costruzione poiché nel corso del secolo successivo venne demolito proprio per impedire agli stessi Goti di entrare a Roma.

Dopo ben più di 1.000 anni custoditi nelle acque del fiume, i piloni vennero alla luce per la prima volta (o almeno per quanto è noto fino a questo momento) nel Cinquecento. In questa occasione papa Giulio II decise di ristrutturarlo, stando a quanto riferiscono le cronache del tempo, anche se l’opera non fu mai presa in seria considerazione.

Ulteriori notizie su questo ponte si hanno nel Settecento. In questa circostanza i suoi piloni vennero utilizzati come basi per l’ormeggio di mulini galleggianti poiché i romani furono costretti, a causa del taglio degli acquedotti, a utilizzare la forza della corrente del Tevere per muovere i meccanismi delle macine.

Infatti, questa struttura galleggiante composta da grossi baracconi quadrangolari con pale rotanti ha fatto parte e contraddistinto alcuni tratti del paesaggio romano fino alla vigilia dei lavori di arginatura di fine Ottocento. Oggi, rappresentano un interessante reperto di archeologia industriale, a tal punto che nel corso degli anni stati recuperati una lunga catena in ferro forgiato, una mola e alcune tavole del “barchino d’appoggio”.