Dove è stata ambientata la fiction Tv “La Storia”

Tratta dal romanzo di Elsa Morante, la serie RAI è ambientata in una Roma molto provata dalla Seconda guerra mondiale

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Ilaria Santi

Giornalista & reporter di viaggio

Giornalista, viaggia fin da quando era bambina e parla correntemente inglese e francese. Curiosa, autonoma e intraprendente, odia la routine e fare la valigia.

Tratta dal romanzo di Elsa Morante, la fiction Tv RAI “La Storia” è ambientata durante la Seconda guerra mondiale, in una Roma molto provata dal conflitto e dalla situazione economica disastrosa.

Qui, il rapporto tra ebrei e tedeschi – ma non solo – sconvolge le vite di tutti i protagonisti, da Ida (interpretata dall’attrice Jasmine Trinca) al figlio Nino (il giovane Francesco Zenga), dal proprietario dell’osteria Remo (Valerio Mastandrea), una sorta di “capo di quartiere”, alla prostituta (Asia Argento).

La guerra, prima, e il dopoguerra, poi, segneranno a fondo la vita di Ida e dei suoi figli. I quartieri romani martoriati dai bombardamenti e le borgate di periferia, affollate da nuovi e vecchi poveri in cui si muovono i protagonisti della vicenda, vengono descritti con grande realismo.

Il quartiere di Roma, set di “La Storia”

La fiction è ambientata nell’ex quartiere popolare di San Lorenzo, che prende il nome dalla Basilica di San Lorenzo fuori le mura. Questa zona si trova, infatti, al di fuori delle Mura aureliane ed è nata verso la fine del 1800 quando la Capitale iniziò svilupparsi talmente da far sorgere nuovi quartieri periferici al posto dei campi coltivati. Un tempo, qui, a parte la basilica, c’era solo il cimitero del Verano.

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Fonte: @Iacovelli - Zayed
Una scena della fiction Tv RAI “La Storia” con Jasmine Trinca

Le prime abitazioni furono realizzate per ospitare i ferrovieri dello scalo merci, operai e artigiani che arrivavano a Roma dai paesi e dalle regioni limitrofe. Erano case di ringhiera, sorte lungo viali e piazze disegnate a tavolino proprio per via dello sviluppo repentino del quartiere.

Ed è qui che vive Ida Ramundo, una maestra elementare rimasta vedova, con un figlio adolescente, Nino, e uno illegittimo, Useppe, nato dalla violenza subita da un soldato tedesco (ormai l’Italia è in guerra a fianco della Germania), che decide di tenere nascoste le proprie origini ebraiche per paura della deportazione (o anche peggio).

Già nel ’22, San Lorenzo era stato l’unico quartiere in cui si era tentato di fermare la marcia su Roma con furiosi combattimenti tanto che da lì nacque la fama di “quartiere rosso”.

Quando, nel bombardamento di San Lorenzo del luglio 1943, la casa di Ida viene distrutta, la donna è  costretta a sfollare in un altro quartiere di Roma. Alle ore 11.03 di quel giorno, infatti, 662 bombardieri statunitensi rilasciarono 4.000 bombe sul quartiere, provocando circa 3.000 morti e 11.000 feriti. Dopo sei giorni ci fu la caduta del fascismo e l’arresto di Benito Mussolini, ma nel frattempo molti abitanti dovettero trovare rifugio altrove.

A partire dagli Anni ’80, il quartiere di San Lorenzo ha perso via via la fisionomia popolare con l’arrivo dei primi studenti della vicina Università La Sapienza e in seguito di artisti, artigiani, scrittori, attori, registi e intellettuali. Oggi è di fatto considerato il principale quartiere universitario di Roma, frequentato dai giovani di tutta la città e animato da numerosi locali, ristoranti, birrerie, club e associazioni culturali.

La borgata dove si rifugia Ida

A causa del bombardamento, Ida è costretta a cambiare quartiere e va a vivere, insieme al marmista di zona Giuseppe Cucchiarelli detto Eppetondo o “Giuseppe Secondo” (interpretato da Elio Germano) a Pietralata, a Nord-Est della Capitale, una delle 12 “borgate ufficiali” realizzate dal Comune di Roma per trasferirvi gli sfrattati degli “sventramenti edili” della guerra. La borgata prende il nome dal Forte Pietralata, uno dei 15 forti di Roma edificati alla fine dell’800. Oltre a loro qui si sono rifugiati anche “I Mille”, una famiglia così numerosa in cui tutti sono imparentati tra loro

Anche questa era una zona periferica romana, tra la via Tiburtina e la Nomentana, e in quegli anni furono costruite le famose casette da “sette lire”, prive di bagno, cucina e persino di acqua corrente, così chiamate per via del loro costo. Gli unici luoghi di aggregazione erano la parrocchia, il mercato nella piazza e un cinema. La situazione di disagio della borgata viene descritta molto bene nel romanzo di Elsa Morante così come nella fiction. Negli Anni ’50, le casette vennero soppiantate da palazzi più moderni e oggi Pietralata è un quartiere residenziale di tutto rispetto.

Testaccio e il centro storico

Una volta abbandonata Pietralata, Ida e il figlio Useppe affittano una stanza nella casa della famiglia Marrocco a Testaccio, nel centro storico di Roma, casa frequentata anche dalla prostituta Santina, che va a leggere i tarocchi, di cui è grande esperta.

Subito dopo la Seconda guerra mondiale, il quartiere, benché all’interno delle Mura di Roma, era comunque popolare e abitato da contadini e da pastori. Non era un posto molto raccomandabile: il vicino porto sul Tevere era causa di traffici anche illeciti.

Proprio perché si trova sulla riva sinistra del fiume, allora era soggetto alle alluvioni ed era infestato dalla malaria. C’erano ancora molti prati ed era la zona dove i romani dell’epoca venivano a fare la classica gita di Pasquetta o quando c’erano delle belle giornate.

Oggi, il quartiere Testaccio è frequentato dai giovani, grazie all’apertura dell’Università degli Studi Roma Tre, del dipartimento di Architettura e una sezione del Museo di arte contemporanea (MACRO), ma anche di nuovi uffici amministrativi. Proprio a Testaccio è stato girato di recente il film campione d’incassi con Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”.

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Una scena di “La Storia” con Jasmine Trinca