Il villaggio sommerso di Bodio Lomnago svela i suoi segreti

Patrimonio dell'Umanità UNESCO, dopo anni di ricerche le palafitte di Bodio Lomnago hanno fatto luce sui loro misteri

Comune italiano della provincia di Varese, in Lombardia, Bodio Lomnago – annoverato tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO fin dal 2011 – ha finalmente svelato i suoi segreti.

Dopo anni di ricerca e di studio, da parte della Sovrintendenza, oggi sappiamo cosa c’è dietro la Palafitta Centrale. Una palafitta che, scoperta nel Lago di Varese in contemporanea con l’Isolino Virginia, era stata – fino ad ora – solo oggetto di supposizioni. Fin dal suo ritrovamento (nel 1863, per merito dell’abate Antonio Stoppani, dell’archeologo francese Louis Laurent Gabriel De Mortillet e del geologo di origine tedesca Pierre Jean Édouard Desor), la palafitta aveva regalato a Bodio Lomnago tutto il fascino di un mondo sommerso, una sorta di regno perduto che aspettava solo d’essere scoperto.

Nel 2006, nelle acque antistanti Bodio, erano iniziati gli interventi di archeologia subacquea ai fini della tutela e della ricerca di reperti e palafitte: oltre alla Palafitta Centrale, infatti, in quest’area sono state rinvenute anche la palafitta Desor (o del Maresco) e la palafitta Gaggio–Keller, a distanza di 800 metri. Ma è la Palafitta Centrale, quella su cui l’attenzione è puntata da sempre, grazie anche alle trecento monete d’età romana rinvenute nei dintorni, che le sono valse il soprannome di “Palafitta delle Monete“.

Oggi, siamo finalmente in grado di conoscere tutti i segreti di questa misteriosa zona d’Italia. E, grazie ad una pensilina in trasparenza che pemette di leggere i contenuti ammirando il lago, tutti potranno sapere ora cosa si cela a pochi metri dalla riva, sotto acque che nascondono testimonianze dell’Età del Bronzo. Sappiamo oggi, dunque, che la Palafitta Centrale di Bodio era il più importante edificio di un villaggio di pescatori e di cacciatori, che scelsero di costruire palafitte per difendersi dalle intemperie e dagli animali. Esattamente come era uso lungo la catena alpina tra Italia, Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia, dove sono stati rinvenuti oltre 1000 villaggi palafitticoli, di cui 111 selezionati per far parte dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco Alpino dell’UNESCO.

Inoltre, reperti ossei rinvenuti sulla Palafitta Centrale hanno permesso di ricostruire la presenza di ovini, caprini e bovini d’allevamento, e di cervi cacciati nelle vicinanze. E, ancora, la pula di alcuni cereali a testimoniare le coltivazioni passate. Per ammirarlo ancor più da vicino, è stata depositata anche una proposta per la realizzazione di una passerella su modello di quella che Christo realizzò sul lago d’Iseo. Una passerella che avrebbe però un costo inferiore a quelle tradizionali, costruite in legno sulla terraferma. E che sbucherebbe dai pioppi. Per ora, tuttavia, è solo un’idea. Magica e suggestiva.

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