Passaporto vaccinale per i viaggi e Unione europea: la situazione

Quali Paesi dell'Unione europea introdurranno il passaporto vaccinale per i viaggi

Sono diversi giorni, ormai, che si parla di passaporto vaccinale per viaggiare, vale a dire un documento che attesti l’avvenuta vaccinazione contro il Covid-19 e che consenta agli europei di viaggiare fra i diversi Stati che compongono l’Unione senza restrizioni come tamponi o quarantene, oltre a permettere di accedere ai Paesi extra Ue che ne facciano richiesta.

La proposta è partita dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis il 12 gennaio scorso e sta attualmente agitando le acque all’interno dell’Ue fra Paesi che lo adotterebbero subito e altri che, dall’altro canto, creano resistenze poiché lo considerano un documento discriminatorio.

Un tema che, di conseguenza, divide ancora i 27 Paesi europei, ma che ha anche visto la sollecitazione, per una sorta di certificazione dell’avvenuta vaccinazione contro il Coronavirus, da parte dell’inviato speciale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), David Nabarro, che prevede che in futuro verrà introdotto un documento che attesti l’immunità. Inoltre, la stessa presidente von der Leyen ha aperto all’idea, sostenendo che la proposta andrà discussa non appena esisterà un certificato vaccinale riconosciuto dall’Oms stessa.

Ma qual è la situazione attuale per quanto riguarda il “passaporto vaccinale” per viaggiare nei principali Paesi dell’Unione europea?

Cipro

Cipro è stato il primo Stato membro dell’Ue ad annunciare i suoi piani relativi all’abolizione dei requisiti di ingresso, come test e quarantene, per i vaccinati contro il Covid-19.

Danimarca

La Danimarca ha già avvertito che presto introdurrà i passaporti vaccinali per i suoi cittadini, anche per far sì che possano utilizzare tali certificati per viaggiare senza particolari restrizioni nei Paesi che lo permetteranno. Non è un caso, infatti, che il governo danese abbia deciso di offrire passaporti digitali per la vaccinazione anche a coloro che intendono recarsi in Danimarca. E a tal proposito il ministro delle finanze Morten Boedskov ha affermato che in circa tre o quattro mesi il passaporto sarà pronto per l’uso.

Estonia

Per quanto riguarda l’Estonia il Primo Ministro Jüri Ratas e il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus hanno firmato un accordo che consente a imprenditori e ricercatori di iniziare a lavorare su un certificato di immunizzazione digitale. Una carta di vaccinazione, quindi, che consentirà uno scambio transfrontaliero affidabile e trasparente di dati sulle vaccinazioni.

Grecia

Come detto in precedenza la Grecia è stata uno dei Paesi precursori a tal proposito. E lo è diventata sia con la lettera inviata dal primo ministro greco a Ursula von der Leyen, sia per il fatto che ha già firmato un accordo con Israele al fine di far circolare liberamente i turisti vaccinati tra i due Paesi.

Islanda

L’Islanda, che non fa parte dell’Ue ma che rientra nell’area Schengen, ha già provveduto: i passaporti per vaccinati sono in uso da fine gennaio e risparmiano, a chi li presenta all’arrivo, il test per il Covid-19.

Italia

Nel nostro Paese, al momento, non è stato ancora indicato un vero e proprio piano in merito ai certificati di vaccinazione. Tuttavia, la Federazione Nazionale dell’Industria dei Viaggi e del Turismo del sistema Confindustria ha invitato il governo italiano ad accelerare l’implementazione della vaccinazione nazionale anche al fine di rilasciare certificati a coloro che saranno, o sono stati, sottoposti al vaccino contro il virus. La Federazione, inoltre, ha ricordato al governo che dopo dieci mesi di inattività l’industria turistica italiana deve ripartire entro la fine della primavera, sollecitando quindi il governo a trovare soluzioni compatibili, come il rilascio di certificati di vaccinazione per i viaggi.

Polonia

Anche la Polonia è a favore dell’introduzione di un passaporto sanitario con l’obiettivo di consentire maggiori libertà a coloro che saranno vaccinati rispetto a chi non avrà voluto o ancora potuto sottoporsi al vaccino. Un documento che verrà emesso con un codice QR, scaricabile dall’account del sistema sanitario pubblico dei cittadini. Una versione stampata alternativa, invece, verrà rilasciata a coloro che non dispongono di smartphone.

Portogallo

L’idea di creare un certificato di vaccinazione che faciliterebbe i viaggi tra i Paesi europei è stata sostenuta anche dalle autorità portoghesi. Infatti, il ministro degli Interni portoghese, Eduardo Cabrita, ritiene che la vaccinazione sia abbastanza sicura da consentire l’abolizione di diverse restrizioni di viaggio alle frontiere interne dell’Unione europea.

Repubblica Ceca

Della stessa opinione è la Repubblica Ceca che sta esaminando la possibilità di consentire viaggi senza restrizioni per le persone vaccinate, sebbene non intenda rendere il vaccino un requisito obbligatorio per il viaggio.

Slovacchia

La Slovacchia è tra i Paesi dell’Ue che ha mostrato maggiore sostegno all’introduzione del certificato vaccinale per il Covid-19. Il governo slovacco, infatti, ritiene che consentirebbe il più alto livello possibile di libera circolazione, mantenendo la necessaria sicurezza.

Spagna

Anche il ministro del turismo spagnolo Reyes Maroto ha annunciato che il governo del Paese sta lavorando per creare un certificato di vaccinazione che avrà lo stesso uso di quelli che saranno lanciati dagli altri Paesi dell’Ue.

Svezia

La Svezia, invece, ha recentemente rivelato che ci sarà l’introduzione di un passaporto digitale per identificare le persone che sono state vaccinate contro il Covid-19 entro l’estate.

Ungheria

Da alcune settimane gli ungheresi che sono stati vaccinati o che si sono ripresi dal virus possono entrare nel loro Paese senza particolari restrizioni come tamponi e/o quarantene. Inoltre, coloro che possiedono “l’attestato di immunità” potrebbero presto godere di ulteriori vantaggi come la libertà di rimanere fuori oltre il coprifuoco nazionale delle 20:00.

Sono al momento contrari, o quantomeno attendisti, Francia, Belgio e Germania. Infatti, per il ministro della Salute francese, Olivier Veran, è ancora troppo presto per parlarne, a tal punto da invitare a riprendere la discussione in Europa tra qualche mese.

La ministra degli Esteri e vice premier belga Sophie Wilmès ha invece espresso delle preoccupazioni relative al rischio “discriminazione”, dal momento che non c’è accesso universale ai vaccini.

La Germania, dal canto suo, sembra divisa tra chi vorrebbe allentare le restrizioni per gli immuni, come il ministro degli Esteri Heiko Maas, e chi predica prudenza come il titolare degli interni Horst Seehofer, secondo cui distinguere fra vaccinati e non sarebbe, di fatto, come rendere obbligatorio il vaccino stesso nel Paese.

In questa partita fra Stati non mancano gli interessi degli attori privati e le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali. Basti pensare all’associazione delle compagnie aeree (IATA) che chiede al più presto l’introduzione del certificato vaccinale per tornare a numeri cospicui di passeggeri.

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