Uno dei siti archeologici meno noti d’Italia è la scoperta del secolo

Le ultime rivelazioni mostrano sempre più dettagli di un'antica struttura romana rinvenuta per puro caso

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Ilaria Santi

Giornalista & reporter di viaggio

Giornalista, viaggia fin da quando era bambina e parla correntemente inglese e francese. Curiosa, autonoma e intraprendente, odia la routine e fare la valigia.

C’è chi lo ha soprannominato “l’anfiteatro che non c’era”, per il suo ritrovamento del tutto casuale e inaspettato, e chi grida già alla scoperta del secolo. Gli scavi che sono in corso a Volterra, in quello che era l’antico anfiteatro romano, sono quasi al termine.

Le ultime rivelazioni mostrano sempre più dettagli di un’antica struttura emersa già nel 2015, grazie ad alcuni lavori di bonifica per il ripristino di un canale che hanno rivelato parti di muratura che nessuno immaginava di trovare proprio in quel luogo.

L’anfiteatro che non c’era

Si tratta di una struttura ovale, di dimensioni imponenti (82 x 64 metri), che poteva ospitare dalle otto alle diecimila persone. Secondo gli archeologi, dovrebbe risalire al I secolo d.C., ma con tutta probabilità fu utilizzato anche nel Medioevo, forse come abitazione privata, visto che sono stati rinvenuti resti di pasti, focolari e persino antiche monete.

Al contrario del teatro accanto al quale è stato trovato (anch’esso datato I secolo), dell’anfiteatro non si sapeva assolutamente nulla, in quanto nessuna fonte storica ne aveva mai accennato. Si pensa, invece, che avesse una grandissima rilevanza perché proprio questo era il luogo in cui venivano ospitati i gladiatori, che si esibivano in combattimenti tra uomini, ma anche con le belve.

Gli scavi dell’anfiteatro di Volterra rientrano nei 38 Grandi progetti Beni Culturali della programmazione strategica 2021 – 2023. A fine 2023 è partita l’ultima campagna di scavi che, nel giro di 24 mesi, secondo alcuni addetti ai lavori, dovrà completare i lavori e portare così alla luce l’edificio nel suo complesso.

Attualmente, la parte estratta dalla terra sotto cui si celava da secoli corrisponde a circa un quarto dell’intero sito. Sono stati già liberati i corridoi di accesso alle gradinate da cui il pubblico poteva assistere agli spettacoli e il “cuniculo circumpodiale” che girava tutt’intorno all’anfiteatro e che serviva ai gladiatori o alle belve per entrare nell’arena. Rimane ancora interrata l’arena vera e propria. Ed è ciò che su cui si concentreranno gli scavi dei prossimi mesi.

La scoperta consente di riscrivere la storia della Volterra romana, che molto probabilmente aveva un’importanza molto più rilevante rispetto a ciò che si era sempre pensato.

Volterra, città etrusca

Infatti, la città toscana è molto più nota per le sue origini etrusche. Volterra è tra le principali città-Stato dell’antica Etruria ed è ricca di testimonianze artistiche e archeologiche di quell’epoca lontana. In città ci sono, per esempio, il Museo Etrusco Guarnacci, che ospita oltre 600 urne, e le rovine della meravigliosa Acropoli Etrusca di Piano di Castello, con un’interessante sovrapposizione di strutture di età etrusca, romana e medievale.

Anche il centro storico è di origine etrusca. Di quell’epoca restano ancora la Porta Diana, la maggior parte della cinta muraria, l’Acropoli, svariati ipogei, la Porta all’Arco e poi ci sono diversi edifici d’epoca medievale, come il Palazzo dei Priori, la Fortezza Medicea e la Cattedrale.

Turismo a Volterra, tra storia e fiction

Infatti, sono pochi i turisti che, anche quando visitano la splendida città toscana, sono a conoscenza del nuovo sito archeologico di epoca romana. Un paio di anni fa, d’estate, l’anfiteatro romano di Volterra è stato parzialmente aperto alle visite, organizzate con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Volterra, della Soprintendenza di Pisa e Livorno, dei Musei di Volterra e della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.

Per quattro giorni, le prenotazioni andate subito sold out, portando nella struttura qualche centinaia di visitatori. Forse bisognerebbe organizzarne più spesso, senza, naturalmente, intralciare i lavori degli archeologi.

Certo, molti visitatori, specie i giovani, sono attirati da Volterra per un’altra ragione, molto più “commerciale”: la città ha, infatti, ospitato il secondo romanzo della saga “Twilight, New Moon“. La scelta non è stata casuale: Volterra, infatti, è famosa per essere anche la città delle streghe e dei vampiri.

Una leggenda vuole che, proprio a Volterra, tanto tempo fa, ci fosse una strega chiamata Aradia che si pensava fosse figlia della Dea Diana. La donna, che praticava l’occulto e lo insegnava agli esseri umani, fu condannata a morte nel 1300, tuttavia riuscì a sfuggire all’esecuzione e il suo corpo non fu mai ritrovato.

Ma Aradia non era l’unica strega in città. La sua presenza pare avesse attirato molte altre streghe provenienti da ogni parte d’Italia che, ogni notte, si riunivano a danzare sotto la Luna appena al di fuori delle mura cittadine dove ora si trova il masso della Mandringa, una roccia con una crepa che, nei secoli, ha ispirato poeti, artisti e scrittori, tra i quali anche Gabriele D’Annunzio. I più suggestionabili giurano di sentire ancora le loro voci quando cala la notte.

Il nome di Volterra è legato anche a un’altra presenza inquietante, quella dei vampiri. Prima ancora di Aradia, pare che qui si fosse rifugiato un potentissimo clan di vampiri, lo stesso che poi ha ispirato il secondo capitolo della fortunata saga “Twilight”. È proprio grazie al film che la città è divenuta celebre in tutto il mondo e si è trasformata in una delle mete predilette del Dark Tourism.