Hervé Barmasse, la montagna (e il Cervino) in punta di piedi

Barmasse: "Se chiedi a un bambino di disegnare una montagna disegnerà il Cervino”

Il Cervino è la sua casa e ne è diventato il principale testimonial, ma Hervé Barmasse ha fatto il giro del mondo scalando montagne e aprendo addirittura nuove vie, proprio come un pioniere d’altri tempi.

In punta di piedi, così come continua a fare, anche quando, in qualità di guida alpina, accompagna i gruppi alla scoperta del territorio della Valle d’Aosta che conosce molto bene, e che rispetta.

SiViaggia lo ha intervistato e ha scoperto che, oltre a essere alpinista, guida e istruttore di guide è anche uno dei migliori portavoce della sostenibilità ambientale, in Italia e nel mondo.

Ci puoi raccontare, in breve, la tua storia di alpinista?

“La mia storia di alpinista è nata un po’ per caso. Ero uno sciatore ed ero considerato una promessa dello sci nazionale, poi ho avuto un grave incidente e ho trovato nuovi modi per frequentare la montagna, i nuovi modi sono per me scalare le montagne. Devo ringraziare mio padre perché è stato lui a portami sul Cervino la prima volta e da lì non mi sono mai fermato, ho fatto di ciò che mi piaceva un mestiere, sono diventato guida alpina, poi alpinista, prima sulle Alpi poi in Patagonia, sull’Himalaya ecc. Il Cervino è stato non solo la montagna di casa ma una svolta. Mi ha dato la fortuna di conoscere altri posti ed è stato una scuola di vita.

Hai scritto un libro intitolato “La montagna dentro”: cosa significa per te?

“Significa esattamente ciò che sono, perché devo tutto alla montagna, anche se a volte è pericolosa. Nel libro racconto tutte le vicissitudini non soltanto della montagna ma soprattutto dell’uomo. L’alpinista viene sempre visto come un eroe, invece qui si spoglia della sua corazza e spiega di come deve affrontare le dinamiche di vita come tutti gli altri, dalle paure di vivere ai momenti difficili, ho cercato di raccontare cosa c’è dietro uno zaino, una corda e una picozza”.

Dopo il “tuo” Cervino hai scalato montagne in Pakistan, Nepal, Tibet, Patagonia: ne è valsa la pena? Te la sai mai vista brutta? E, in solitaria, è meglio?

“Affrontare delle solitarie da solo, soprattutto quando si aprono delle vie nuove, chiaramente è molto più impegnativo, molto più pericoloso e dunque mi viene difficile consigliare a qualcuno di andare in montagna da soli, però è anche il mezzo per conoscersi meglio. Nella solitudine conosci bene i tuoi punti di forza e quelli deboli ed è un viaggio dentro se stessi, quasi un percorso di psicanalisi. In realtà a me la montagna in solitudine è servita tanto.

“Se chiedi a un bambino di disegnare una montagna disegnerà il Cervino”

È chiaro che non è per tutti, devi avere una pace interiore molto profonda, devi saper gestire tutti i pericoli da solo, si fatica il doppio e, poi, condividere la gioia del successo è sempre molto difficile perché ci sono così pochi alpinisti solitari che è difficile far passare il messaggio di ciò che si prova in montagna. Ma devo anche essere sincero che consiglio a tutti un momento di solitudine, senza per forza andare sul Cervino o in Tibet, ma di abbandonare la tecnologia, lasciare il telefono a casa, camminare in un bosco per ascoltare se stessi, è un atto dovuto”.

Aprendo nuove vie, ti senti un esploratore d’altri tempi?

“Penso di essere un alpinista romantico e dunque legato ai valori e agli ideali dell’alpinismo di un tempo, ma di essere anche vicino ai giovani. Ho ricalcato un po’ le orme dei miei predecessori, come Messner, Bonatti (Walter Bonatti è stato uno dei più importanti alpinisti, soprannominato “il re delle Alpi”, ndr) cecando di raccontare un alpinismo nel rispetto dell’ambiente e delle avventure vere e sincere e cerco di farlo divulgandolo durante conferenze, sui social network, in televisione, quindi sono moderno ma legato ai valori degli alpinisti d’altri tempi”.

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Perché, dopo aver girato il mondo e aver scalato tante montagne, hai definito il Cervino “la montagna perfetta”?

“Per ragioni di cuore, è la montagna di casa. Ma in realtà nella letteratura montana è ritenuta un’icona, è la montagna che può rappresentare le altre montagne. Il Cervino viene utilizzato anche per descrivere altre montagne, per esempio esiste il Cervino dell’Himalaya che è l’Ama Dablam, il Cervino della Patagonia è il Fitz Roy. Poi si dice, scherzando, che se chiedi a un bambino di disegnare una montagna disegnerà il Cervino”.

Il tuo impegno nel trasmettere l’amore per la montagna e divulgare questa passione è sempre più forte: partecipi a eventi, trasmissioni Tv ecc. Quali sono i tuoi prossimi impegni e le tue prossime avventure?

“Quest’estate ci saranno degli impegni sportivi e culturali per la Settimana del Cervino (12-18 luglio) e il sabato 17 luglio racconterò come si affronta la montagna, non solo l’alpinismo più difficile ma anche i trekking, la corsa, il trail running, mandano anche dei messaggi: tra questo ci sarà quello del rispetto del territorio e cercheremo di fare il punto sullo stato di salute della montagna.

Pensi di aver contribuito allo sviluppo turistico del Cervino e della Valle d’Aosta e di aver fatto la differenza?

“Con il libro e la mia voglia di divulgare non tanto le mie imprese ma ciò che mi ha regalato la montagna e la Valle d’Aosta per ragioni di cuore penso che questo si legga. Se riesci a trasmettere la tua passione gli altri lo riconoscono e cercano di farla propria per poi trasmetterla ad altre persone, come una grande catena di appassionati di montagna. È un modo per dare qualcosa alla montagna che tanto mi ha regalato”.

Quali sono i tuoi traguardi migliori finora? O li devi ancora raggiungere?

“In realtà sono le mie due figlie che sono arrivate da poco. Ma parlando di montagna, ce ne sono tanti ed è difficile fare una classifica, il bello della montagna è che anche se non arrivi in cima hai vissuto un’esperienza molto importante come alpinista e come uomo. In montagna non esci mai sconfitto, tutto quello che vivi è semplicemente un processo di maturazione di ciò che sei e di ciò che diventerai.

“In montagna non esci mai sconfitto”

Poi ci sono alcuni progetti: le mie scalate della montagna sono nel rispetto del territorio e dunque pochi mezzi artificiali, non voglio inquinare le montagne ma voglio passarci in punta di piedi lasciandole intatte per le future generazioni. Ci saranno progetti sulle Alpi, progetti sull’Himalaya, i sogni da realizzare son o ancora tanti, ma il compito dell’alpinista di oggi è di fare da tramite tra ciò che siamo e i futuri frequentatori della montagna”.

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