Lo smart working e il visto per i nomadi digitali. Cos’è e come si ottiene

Non chiamatela vacanza. Come lavorare in modalità smart working nel mondo e ottenere il visto per nomadi digitali

L’avvento della pandemia ha cambiato tutto, ridefinendo priorità, abitudini e stili di vita. E se da una parte l’arrivo del Coronavirus ci ha tolto tanto, dall’altra ha aperto anche nuove opportunità, come quella dello smart working e della possibilità di viaggiare senza smettere di lavorare.

Se è vero infatti che le vacanze e i viaggi di piacere sono drasticamente diminuiti a causa delle restrizioni e delle limitazioni sugli spostamenti, piegando tragicamente un intero comparto turistico, dall’altra il fenomeno dei WFH Travels è in costante aumento. Lavorare da casa, infatti, consente ai professionisti di farlo in qualsiasi parte del mondo, basta solo un computer e una buona connessione a internet.

A favorire la tendenza, poi, ci sono i Paesi nel mondo che, attraverso iniziative e agevolazioni hanno lanciato delle vere e proprie campagne per attirare l’attenzione degli smart worker. Tra le novità più interessanti, c’è quello del visto per i nomadi digitali, uno strumento per portare sempre più lavorati in territori stranieri. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Cos’è il visto per i nomadi digitali

L’Estonia è stata la prima, ma la lista di Paesi che offrono il visto per i nomadi digitali si allunga di giorno in giorno dando la possibilità, ai lavoratori, di concretizzare quel sogno di esplorare il mondo.

Se prima questa era un’opportunità destinata a freelencer e i liberi professionisti, con l’avvento della pandemia e l’introduzione dello smart working in tantissime aziende, il numero di persone che sceglie di viaggiare, senza smettere di lavorare, sono in costante aumento.

Un’opportunità, questa, che molti Paesi hanno accolto in questo particolare momento di crisi, offrendo dei visti speciali per chi lavora da remoto. I digital nomad visa, consentono ai lavoratori di vivere e lavorare sul territorio straniero per un determinato e limitato periodo di tempo.

Ci sono, infatti, importanti ostacoli da considerare, come quelli legati alle questioni fiscali, contributive e legali. Attualmente la legge prevede, infatti, che la residenza fiscale coincida nel Paese in cui si trascorrono 183 giorni all’anno, ma con l’introduzione del lavoro agile è necessario ridefinire nuove regole per regolamentare un fenomeno che non è, sicuramente, solo di passaggio.

Al momento, comunque, la possibilità di usufruire di visti per i nomadi digitali, anche se solo per un determinato periodo di tempo, rappresenta un grande passo avanti, nonché un’opportunità per far ripartire l’economia gravemente colpita dalla pandemia.

I Paesi che offrono il visto per i nomadi digitali

L’Estonia ha fatto da apripista e questo non ci stupisce. Tra voto online e X Road, la nazione dell’Europa settentrionale è da sempre tra le più digitalizzate. Così, con l’avvento della pandemia, il Paese ha deciso di puntare sui lavoratori da remoto il digital nomad visa.

Il visto estone consente ai lavoratori extraeuropei di trascorrere un anno interno nel Paese, oltre ad avere diritto a 90 giorni di spostamenti vari all’interno di tutta l’area Schengen. Con l’introduzione del visto, la capitale Tallin ha come obiettivo quello di portare in città almeno duemila persone pronte ad aderire al programma e-residency per trasformare l’Estonia nella base principale della loro attività.

Ma il Paese del Mar Baltico non è l’unico. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a veri e propri appelli per gli smart worker da parte di luoghi meravigliosi e paradisi terrestri che nel frattempo hanno introdotto diverse misure per agevolare la permanenza nel territorio per un periodo prolungato.

Il progetto istituito da Barbados, per esempio, consente di trascorrere un anno in questo incontaminato territorio e lavorare senza stress con la vista delle spiagge più belle di sempre. In Georgia, invece, è già attiva una piattaforma dedicata a freelance e lavoratori autonomi stranieri che vogliono fare domande per uno speciali visto che gli consenta di vivere e lavorare nel territorio per almeno sei mesi.

Anche Dubai, la splendida città degli Emirati Arabi, ha lanciato il suo programma per consentire ai lavoratori da remoto di vivere sulla famosa megalopoli nel deserto. Il visto per i nomadi digitali messo a disposizione dal Paese consente di trasferirsi sul territorio anche con la propria famiglia e di avere accesso a tutti i servizi pubblici.

Il visto per i nomadi digitali messo a disposizione dall’Islanda, invece, è valido per 90 giorni. Per ottenerlo occorre essere dei lavorati freelance oppure essere dipendenti di un’azienda situata al di fuori del Paese.

Anche il Portogallo, che rientra tra le mete preferite dei nomadi digitali, ha messo a disposizione un visto di soggiorno temporaneo per lavoratori indipendenti e imprenditori, con possibilità di rinnovo fino a 5 anni. Trascorso questo tempo è possibile richiedere la residenza nel Paese. Una volta ottenuto il visto, inoltre, riceverete anche Título de Residência, la carta di soggiorno che rappresenta il documento d’identità nel Paese.

Infine, Anguilla ha da poco lanciato un visto speciale per i nomadi digitali che voglio lavorare da casa su una bellissima isola dei Caraibi. Con solo 3 casi Covid confermati sull’isola e nessun decesso, Anguilla è stata dichiarata Covid-free dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Abbiamo ragione di credere che, molti altri paesi seguiranno le orme dell’Estonia e degli altri. La Croazia, ad esempio, sta già discutendo di introdurre un visto per nomadi digitali per risollevare l’economia dopo che gli introiti derivanti dal comportato turistico sono drasticamente crollati.

I vantaggi del visto per i nomadi digitali

I vantaggi di ottenere un visto e di lavorare da un’altra parte del mondo sono tantissimi: la possibilità di conoscere nuove culture, di trascorrere il tempo in una meta “da vacanza”, di confrontarsi con altri lavoratori e di ridurre lo stress vivendo su isole o territori dove la natura è assolutamente protagonista.

Non avendo più il vincolo dell’ufficio e della postazione fissa, quella che si apre a molti lavoratori è un’opportunità unica, quella di lavorare senza smettere di viaggiare.

Ottenere un visto per nomadi digitali: tutto quello che c’è da sapere

Come abbiamo visto, la selezione dei Paesi dove è possibile iniziare la propria esperienza da nomadi digitali è già piuttosto ampia e in continuo aumento. Che siate lavoratori autonomi, o dipendenti in smart working, non fa differenza: i territori sopra elencanti vi stanno aspettando.

Prima di scegliere la destinazione in cui vivere e lavorare per un determinato periodo di tempo, però, è necessario informarsi sulle condizioni di base per ottenere il visto. Alcuni Paesi, infatti, impongono un reddito annuale dimostrabile, altri invece, come Dubai, chiedono un guadagno mensile di almeno 5.000 dollari. Quasi tutti, inoltre, richiedono un’assicurazione sanitaria con una copertura per tutto il periodo di permanenza.

Per quanto riguarda eventuali misure restrittive a causa dell’emergenza sanitaria in corso, alcuni Paesi richiedono i risultati del tampone previa partenza, oppure da effettuare in loco e una quarantena preventiva all’arrivo. Ma la situazione è molto diversificata, per questo il consiglio è quello di informarsi dettagliatamente prima di intraprendere il percorso per la richiesta del visto.

Come ottenere visto nomadi digitali

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