Le nuove meraviglie del mondo scoperte da Google

Grazie alle immagini satellitari messe a disposizione da Google Earth scienziati e utenti del web hanno scoperto nuove meraviglie del nostro mondo

Il mondo che abitiamo è pieno di meraviglie. Alcune di queste sono state già esplorate, e fanno già parte della nostra speciale travel list, altre forse non le vedremo mai, se non attraverso scatti dall’altro e fotografie satellitare, perché remote, selvagge e inaccessibili.

Ma se c’è una cosa di cui siamo certi è che nonostante i 200.000 anni trascorsi su questa Terra, sono ancora molte le cose che ci sono sconosciute e che sono destinate a sorprenderci. Meraviglie dimenticate, nascoste o perdute che però riemergono prepotentemente in tutto il loro fascino e la suggestione grazie anche alla tecnologia. E sono proprio queste nuove verità che ci incantano e ci affascinano.

Molte di queste sono state scoperte grazie alle immagini satellitari del globo virtuale messo a disposizione da Google Earth. Si tratta di una mappa, dotata di coordinate geografiche, che fornisce immagini a 360 grandi del mondo che abitiamo. Ed è proprio grazie all’osservazione di queste che oggi abbiamo accesso a nuovi luoghi del Pianeta. Curiosi di sapere quali sono?

Le scoperte scientifiche fatte con Google Earth negli anni

Grazie a voyager, una funzione messa a disposizione da Google Earth per consentire all’accesso al Pianeta Terra e alle sue meraviglie a tutti, abbiamo potuto ammirare le scoperte fatte da scienziati e utenti che riguardano il nostro mondo. Tra le più interessanti c’è sicuramente quella che riguarda il territorio che circonda il Monte Mabu, una montagna in Mozambico, da parte del ricercatore gallese Julian Bayliss. Proprio studiando le immagini di Google Earth, lo scienziato ha avvistato una foresta pluviale perduta oggi ribattezzata Google Forest.

Sempre in Mozambico, il dottore Bayliss ha scoperto un’altra foresta pluviale, selvaggia e inesplorata che si estende sul Monte Lico. Nel maggio 2018, una missione ha portato qui gli scienziati che hanno scoperto la possibilità dell’esistenza di nuove specie animali.

Avete mai sentito parlare di Badlands Guardian? Si tratta di una famosa e misteriosa raffigurazione di una testa umana che indossa il caratteristico copricapo degli aborigeni. Non si tratta, però, di un’opera di land art perché questo bizzarro profilo esiste, secondo gli esperti, da più di un secolo. A trovarlo è stato Lynn Hickox nel 2006 mentre esplorava il mondo virtuale di Google Earth. Nonostante le numerose leggende o credenze che ancora oggi coinvolgono questo luogo, e l’aurora di mistero che inevitabilmente caratterizza questa area in Alberta, Canada, gli esperti hanno convenuto che si tratti di un’illusione pareidolitica.

Il Labirinto di Woodstock

Una delle scoperte più interessanti e popolari fatte grazie a Google Earth non riguarda la scienza, né tanto meno è stata guidata da esperti dal settore, ma da utenti molto attenti. Stiamo parlando del Labirinto di Woodstock, un attrazione in Alabama diventata molto popolare a seguito del podcast S-Town.

Nel primo episodio, infatti, il presentatore Brian Reed ha censurato le coordinate del labirinto creato da John B. McLemore di cui si parla, in maniera quasi ossessiva, nel podcast. I fan del programma, però, hanno scandagliato il web e percorrendo in lungo e in largo Google Earth sono riusciti a identificarlo.

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