La Cina chiude l’Everest: nessuno potrà andarci (per un anno)

La Cina ha sospeso tutti i permessi del 2017 per chi voleva conquistare la cima dell'Everest

Per il 2017 nessun alpinista potrà più scalare gli 8.848 metri dell’Everest. La Cina ha deciso di sospendere i permessi a tutti coloro che volevano raggiungere la punta a vetta più alta del mondo che si trova nella catena dell’Himalaya assieme ad altri ottomila.

La causa scatenante la categorica decisione del governo cinese è stata la traversata illegale fatta dall’alpinista polacco Adam Adamski che ha voluto scalare il tetto del mondo senza un permesso, salendo dal versante Nord della montagna ovvero dal Tibet cinese, per scendere nel Nepal dal versante Sud, quello più conosciuto (la Cina ha annesso il Tibet nel 1950).

Ma la giustificazione ufficiale della Cina è “garantire le migliori condizioni alle spedizione organizzate nel 2018″. Molto probabilmente le regole per ottenere il permesso di ascesa all’Everest saranno ancora più ferree nel 2018.
Fatto sta che ad Adam sarà vietato scalare qualsiasi montagna della Cina per i prossimi dieci anni. Dal canto suo, lui replica che “non esistono permessi sulle montagne”.

I permessi sono sospesi non solo per l’Everest, ma anche per il Cho Oyu (8.201 metri) e lo Shishapangma (8.027 metri).

Immediata la reazione degli sportivi di tutto il mondo, che non si spiegano come la bravata di un singolo abbia potuto portare a una sorta di rappresaglia in un Paese in cui lo sviluppo è affidato soprattutto al turismo.

Primo fra tutti a lamentarsi il 77enne Carlos Soria Fontan, che aveva progettato di scalare lo Shishapangma il prossimo autunno, diventando così il più anziano conquistatore delle 14 cime più alte del mondo.

Secondo il Dipartimento del Turismo nepalese, nel 2017 sono state 455 le persone che hanno raggiunto la vetta dell’Everest, 190 straniere, 32 nepalesi paganti e 233 sherpa; l’anno scorso sono state 452, di cui 197 stranieri.

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