Tibet off limits

Lhasa e l’intero Paese avrebbero dovuto riaprire ai turisti il 1 maggio, dopo che le autorità il 14 marzo scorso avevano bloccato gli ingressi in seguito agli scontri ma la decisione è stata improvvisamente revocata il 10 aprile. Ufficialmente per questioni di sicurezza legate al passaggio della torcia olimpica. Un impiegato del Tibet China Youth Travel Service, con sede a Lhasa: «Abbiamo ricevuto un comunicato urgente dall’ufficio del turismo nel quale si vieta alle agenzie di ricevere gruppi stranieri e turisti, per la sicurezza del passaggio della fiaccola sull’Everest».

Di fatto però non è stata ancora definita una nuova data e l’organizzazione Campagna per il Tibet – che ha base negli Stati Uniti , favorevole a un dialogo tra i Dalai Lama e Pechino sulla questione tibetana – ipotizza che non accadrà nulla fino a dopo le Olimpiadi. Un duro colpo per il turismo, messo già in ginocchio dagli scontri di marzo.

Quando ancora gli arrivi erano consentiti ma fortemente sconsigliati, le cifre, seppur fornite da Pechino, parlavano di danni per dieci milioni di euro, con un calo dell’80% delle prenotazioni alberghiere. «Le strutture turistiche sono nei luoghi più suggestivi, come quelle intorno al tempio di Jokhang» faceva notare un mese fa Wang Songping, vicedirettore del’ufficio per il turismo del Tibet, «Hanno subito danni considerevoli e la ricettività è calata. Marzo non è mai stato un mese caldo per il turismo in Tibet e siamo ancora convinti di poter raggiungere l’obiettivo fissato di 5,5 milioni di turisti quest’anno». Nel 2007 era stato visitato da 4,4 milioni di persone, con un incremento del 60% rispetto al 2006.

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