Innamorarsi in Irlanda

Tutto quel che dicono dell’Irlanda è vero: verde, folk, ottima birra. Ed è ancora più vero qui nell’Ovest, dove l’Atlantico e l’erba grassa si sfiorano, e le mucche sazie e felici se ne stanno sdraiate a guardare il cielo e lo spettacolo delle nuvole basse. Un paese mitico, ma anche molto pragmatico, che ha saputo rubare la terra al vento, che adesso sa qual è la vera ricchezza sulla quale cammina, e che l’unico futuro possibile è ecocompatibile. I chilometri zero non sono soltanto chiacchiere quando tutto ciò che mangi arriva dal contadino due curve più in là, o dal pescatore al largo delle isole Aran, e che l’ottimo burro da spalmare sul soda bread è prodotto con il latte delle mucche di qui che sono tante, tantissime, circa una pro capite. E in effetti la densità abitativa è tale da far spaziare lo sguardo: tra una fattoria e l’altra, tra un paesino e l’altro, è il paesaggio a prendere il sopravvento. Muretti a secco, per chilometri e chilometri, così importanti che il governo dà dei contributi a chi si occupa della buona manutenzione del proprio, tramandati da padre in figlio, da nonno a nipote, architetture quasi magiche – e questa d’altra parte è la terra degli gnomi e delle fate – che sasso sopra sasso restano insieme e in piedi chissà come, chissà per quanto.

Servono a tante cose, quei muretti, a proteggere la terra grassa dal vento, per esempio, ma anche a dividere le proprietà, e forse anche a creare dei punti di riferimento per gli occhi in tutto quel verde. E se adesso con Facebook, messenger e le chat è difficile fare amicizia e magari innamorarsi, chissà come doveva esserlo un tempo, quando tra fattoria e fattoria c’erano chilometri di nulla e quando i lunghi inverni – anche se l’Atlantico mitiga il clima – e le estati piovose tenevano tutti occupati nei lavori stagionali. Poi arrivava l’autunno, e con lui una piccola pausa per chi lavorava con la terra, giusto il tempo di trovare moglie. Nasce così, nel piccolo villaggio di Lisdoonvarna, contea di Clare, costa Ovest dell’Irlanda, una festa che è riuscita a resistere al tempo, alle scuole miste, alle occasioni di incontro e persino a internet: il Matchmaking Festival (dall’1 settembre al 3 ottobre) e che ora è il più grande e famoso evento per single d’Europa. Duecento anni fa, in ogni piccola cittadina c’era un matchmaker, una persona cioè che conosceva un po’ tutti in zona e sapeva perciò «abbinare» bene una promessa sposa e un contadino. Adesso per incontrare qualcuno durante questa festa collettiva che dura un mese intero non serve certo un intermediario. Basta passegiare per la cittadina, fare il giro dei pub: una pinta di Guinness – o meglio ancora di Murphy, preferita qui nell’Ovest anche perché prodotta a Cork – scalderà gli animi, mentre a creare l’atmosfera ci penserà la trascinante musica tradizionale, rigorosamente suonata dal vivo e ballata da tutti gli astanti, nessuno escluso. Se non si incontrerà l’anima gemella poco importa, di sicuro si ripartirà innamorati di questo angolo di Irlanda antico, accogliente e selvaggio.

C’è Galway la colta – a circa 3 ore di pullman da Dublino, attraverso un paesaggio che vale da solo i 20 euro circa del biglietto -, vivace e giovane città universitaria e “capitale” della lingua e della cultura gaelica. E se si è in vena di romanticismo si può acquistare il tipico anello della città, che si chiama Claddagh dal nome di un piccolo borgo indipendente di pescatori, e che può essere considerato l’anello di fidanzamento ufficiale degli irlandesi, due mani che sorreggono un cuore incoronato. “The hands are there for friendship, the heart is there for love. For loyalty throughout the yeat, the crown is raised above“, (le mani rappresentano l’amicizia, il cuore l’amore e la corona la lealtà). Questo anello veniva donato dalle madri alle figlie, che lo indossavano con la punta rivolta verso se stesse se erano innamorate, verso l’esterno se il loro cuore era libero. A settembre a Galway si svolge anche il Festival delle Ostriche (dal 23 al 26), un appuntamento per intenditori, tra musica, concorsi e degustazioni (qui i molluschi si gustano con la birra), ma non si può ripartire senza aver assaggiato anche il pregiato salmone affumicato a freddo. C’è il selvaggio Connemara, che molti considerano l’Irlanda più autentica, un terreno di torbiere che si bagna nelle acque dell’Oceano: l’ideale è esplorarlo in automobile, senza meta, fermandosi di tanto in tanto per godere degli scorci più belli, o solo per guardare l’Atlantico arrabbiato, magari fermandosi a dormire in un bed&breakfast o meglio ancora in una contry house (quelle storiche sono riunite nell'”Ireland’s blue book”). C’è il Burren, che in gaelico significa che significa “distretto pietroso” o “grande roccia”, un territorio calcareo che crea un paesaggio lunare decorato da un’incredibile quantità di specie botaniche (qui – a picco sul mare -cresce la genziana blu, tipico fiore alpino): in questo ambiente magico si possono organizzare camminate anche di più giorni, pernottando in B&b sulla strada. Non è ancora tra le destinazioni irlandesi più conosciute, ma sicuramente tra le più incontaminate (è area protetta): attorno al Burren e per la sua salvaguardia e promozione “ecosostenibile” si sta creando un vero e proprio movimento di opinione, il Burren Eco Tourism Network.

Ci sono le scogliere di Moher, il monumento naturale forse più rappresentativo (e rappresentato) delle meraviglie naturali d’Irlanda. Queste imponenti scogliere a picco sull’Atlantico raggiungono i 214 metri di altezza e si estendono per 8 chilometri. Sulla O’ Brien’s Tower, costruita su un promontorio nel 1835, si può godere di un panorama che arriva fino alle isole Aran. Sulla più grande delle AranInishmore, le altre sono Inishmaan e Inisheer – l’elettricità è arrivata nel 1975, c’è da 30 anni lo stesso medico donna, c’è un prete, c’è un poliziotto, una casa di riposo per anziani, una banca aperta due volte la settimana, un campeggio spartano e 350 posti letto per turisti tra guest hose e b&b, 88 monumenti in memoria di pescatori scomparsi in mare di cui non è mai stato trovato il corpo e 6mila chilometri di muretti a secco. Si può fare il giro dell’isola in bicicletta o in carrozza e fermarsi per mangiare un gigantesco piatto di pesce e patatine fritte. Con calma e senza fretta, tanto sull’isola è raro che piova.

Elena Cipriani

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