Il giardino “dei Ciucioi” è unico in Italia: ecco perché

Un giardino pensile unico nel suo genere, dove rovine e vegetazione giocano insieme per creare un paesaggio onirico

“Nell’idea del suo creatore, il Giardino dei Ciucioi voleva essere qualche cosa di più di una curiosa e grandiosa scenografia in pietra: il cammino allegorico verso la conoscenza, verso l’illuminazione”.

Così descrive questo luogo unico in Italia – e forse nel mondo – Beba Marsano, giornalista, critica, storica dell’arte e autrice di “Vale un viaggio – Altre 101 meraviglie d’Italia da scoprire”, secondo volume della collana (416 pagg, 28 euro, Ed. Cinquesensi), che ha percorso in lungo e largo l’Italia alla scoperta di luoghi d’arte e di bellezza poco conosciuti e che valgono, appunto, un viaggio.

Il giardino Bortolotti, detto “dei Ciucioi”, si trova nel paese di Lavis, a una ventina di minuti di auto da Trento. Un’impresa a cui dedicò la vita Tommaso Bortolotti, un ricco mercante di grano e tabacco. È un giardino che sembra uscito direttamente da un racconto fantastico. Si tratta, infatti, di un giardino pensile unico nel suo genere, dove rovine e vegetazione giocano insieme per creare un paesaggio onirico, dal fascino romantico e decadente.

È un complesso monumentale dal gusto eclettico che risale alla prima metà dell’800, nel quale si è cercato di far rivivere un paesaggio fantastico e pittoresco. Lungo un percorso a rampa elicoidale, si susseguono terrazze a giardino pensile che, tra magnifiche piante rare, ospitano diverse strutture, tra cui la facciata di una chiesa neogotica, un criptoportico, una loggia rinascimentale, fino alla sommità dove si trova la “Casa del giardiniere”.

Danneggiato gravemente durante la Prima Guerra Mondiale, e in seguito alla terribile siccità del 1921 che distrusse tutte le piante, dopo oltre vent’anni di lavori di rinnovamento è stato da poco riaperto alle visite guidate, a cura Ecomuseo Argentario.

Così lo descrive Beba Marsano nel suo libro: “Abbarbicato all’erta parete del dos Paion, questo giardino verticale tutto pietra e acqua, unico in Europa, riempie di stupore chi, oggi come ieri, arriva a Lavis dalla vecchia strada per Trento. E si trova al cospetto di un’improbabile acropoli, un illusorio parco archeologico, una misteriosa cittadella di roccia in cui paiono incrociarsi le influenze di tutte le architetture del mondo. Dalle piramidi a gradoni egizie e precolombiane ai castelli crociati, nel gusto eclettico dell’epoca, che qui sposa felicemente anche la voga romantica delle rovine. Una pittoresca macchina del tempo il Giardino dei Ciucioi (dalla corruzione del tedesco zu Zoll, “al dazio”), cui si accedeva in origine per un camminamento a spirale in un emblematico gioco di luce e ombra. Al termine un mondo fantasy incorniciato da rupi, punteggiato di cipressi e allietato da fontane. Un mondo tutto mura merlate e arcani criptoportici, balconate pensili e loggette rinascimentali, grotte e finti ruderi sulla roccia viva collegati da ripide scalinate, rampe a volta, passaggi a trincea analoghi a quelli degli antichi manieri trentini. Fulcro del complesso i sette terrazzamenti (numero sacro per eccellenza, emblema della pienezza cosmica e spirituale) coronati dal tempio della sapienza, facciata a timpano e pinnacoli con orologio dipinto come rosone centrale. Una citazione del santuario alla dea Fortuna di Palestrina. I letterati del XVIII secolo descrissero come veri e propri giardini dell’Eden“.

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@Gianni Penasa

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