Lo Skywalk del Gran Canyon oggetto di contesa

I nativi della tribù Hualapai hanno rivendicato la proprietà sulla terrazza panoramica più famosa dell'Arizona

Una contesa che ha origini storiche quella tra americani e nativi e che ancora una volta si è concretizzata attraverso vie legali. Oggetto della discordia lo Skywalk a forma di ferro di cavallo posto a 1.450 metri d’altezza sul Gran Canyon, in Arizona, che di recente ha festeggiato il suo quinto compleanno e che è ha un gran richiamo sui turisti.
La tribù Hualapai ha deciso di esercitare il suo diritto all’espropriazione per pubblica utilità riprendendo possesso del sito su cui è stato costruito lo Skywalk e cacciando di fatto la società di costruzione Skywalk Development Corporation. La motivazione? I nativi accusano la corporation di non aver mai terminato la costruzione di un centro visitatori, lasciandolo così incompleto alle spalle dello Skywalk. Una sorta di mostro di cemento che secondo la tribù insulterebbe la sacralità del Grand Canyon. Qui, infatti, secondo la tradizione Hualapai, ebbe origine il genere umano. Dalla sua la società di costruzione ha fatto causa alla tribù accusandola di aver "ordinato agli impiegati di aprire le casseforti e consegnare tutti i biglietti". La corporation secondo gli accordi avrebbe dovuto gestire l’attività per 25 anni. Per ora comunque lo Skywalk continua a funzionare ed è gestito dai nativi che stanno incassando i 30 dollari chiesti ad ingresso. Vedremo come si risolverà la faida.
 

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