Il mistero che nasconde la Sfinge di Zahi Hawass

Roberto Giacobbo porta le telecamere di "Freedom" in Egitto, per cercare di far luce sui suoi irrisolti enigmi

Da sempre, l’Egitto è una delle terre più affascinanti e ricche di mistero.

Si dice che la culla della nostra civiltà sia proprio tra le dune di sabbia dell’Africa, dove il Nilo è consacrato al pari di un Dio e i morti contano più dei vivi.

Miti e leggende si rincorrono e si intrecciano nella millenaria storia egiziana, e naturalmente non mancano misteri e segreti. Ogni scoperta viene vissuta dalla comunità scientifica come un tassello in più in questa intricata ricostruzione, ed ogni elemento è vitale per aiutarci a comprendere meglio usi, costumi e tradizioni delle popolazioni che ci hanno preceduto. Basti pensare, solo negli ultimi giorni, il clamore che ha accompagnato la scoperta della tomba di Cleopatra.

Tra i monumenti più densi di significato, un posto d’onore lo rivestono le Sfingi e le piramidi. Le prime, considerate delle protettrici dei faraoni trapassati, possiedono un corpo canino o leonino e una testa umana, la quale raffigurava il sovrano che andava protetto nel percorso nell’aldilà. Le piramidi, invece, sono delle vere e proprie tombe che nascondono, da sempre, irrisolte e sconvolgenti sorprese.

A cercare di far luce (almeno un po’) su una terra così ricca di misteri è ora Roberto Giacobbo, presentatore italiano che, con il suo “Voyager”, ha tentato più volte di andare a fondo nelle questioni irrisolte della cultura egiziana. Da anni, il noto storico viaggia tra Italia ed Egitto alla scoperta di cunicoli sotterranei, stanze segrete e tombe svelate. E, nella puntata di “Freedom” del 17 gennaio, in quel luogo ritorno. Ancora una volta.

Da qualche anno, peralto, oltre agli evergreen dell’Egittologia classica c’è un altro mistero che richiede, incessantemente, di essere svelato. Il mistero di una vera e propria città segreta, seppellita sotto tonnellate di sabbia e che si pensava potesse risalire a circa quattromila anni fa. La scoperta avvenne ad opera di Edward Armytage, che la riportò sulle colonne del Sunday Press già nel 1935. Da allora, si sono succeduti 85 anni di silenzio, dovuti – secondo i più – a motivazioni politiche.

L’egittologia, infatti, è legata con un doppio filo diretto alla politica interna del Paese: ogni scavo deve essere seguito e autorizzato dal Ministero competente. Zahi Hawass è stato il responsabile di questo ente fino al crollo del governo Mubarak nel 2011 ed è ritenuto dagli accademici il massimo esperto al mondo di antico Egitto. Era lui ad autorizzare e ad approvare ogni attività di tipo archeologico e, secondo i cospiratori, c’era lui dietro il silenzio riguardante l’antica città sotterrata dalla sabbia.

Il tempo e le ricerche ci diranno se questi avessero ragione o se si tratti soltanto di altri miti e leggende destinati ad arricchire la grande storia dell’antico Egitto.

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