Israele, scoperta archeologica senza precedenti nei fondali marini

Cercavano fonti energetiche, invece hanno fatto una scoperta archeologica sensazionale

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Ilaria Santi

Giornalista & reporter di viaggio

Giornalista, viaggia fin da quando era bambina e parla correntemente inglese e francese. Curiosa, autonoma e intraprendente, odia la routine e fare la valigia.

In Israele, cercavano fonti di gas, invece hanno fatto una scoperta archeologica sensazionale. Una compagnia energetica, la Energean, scandagliando i fondali del mare ha infatti scoperto per puro caso un antico relitto. Sarebbe il più antico mai trovato in fondo al mare. Si tratta di un mercantile lungo tra i 12 e i 16 metri che risale all’epoca Canaanita affondato tra i 3400 e i 3300 anni fa, ha spiegato l’autorità delle antichità di Israele. Al suo interno sono state rinvenute decine di anfore di terracotta.

La nave preistorica deve essere affondata subito, ha spiegato Jacob Sharvit, a capo della IAA Marine Unit. È crollata a picco fino a toccare il fondale ed è rimasta lì intatta, nascosta per millenni e dimenticata finché il sonar della Energean-E&P non ha scandagliato il fondo alla ricerca di fonti di gas e ha scoperto qualcosa di anomalo.

La scoperta nella nave in fondo al mare

Quel che resta del relitto era stato scoperto un anno fa a una profondità di circa due chilometri e a 90 km dalla costa israeliana, nel bel mezzo del mare al largo di Haifa. L’identificazione della nave e delle sue origini storiche si sono basate sulle immagini scattate dal robot. Poi, solo alcune settimane fa, dopo aver pianificato le operazioni per mesi, la Energean ha inviato un Rov (Remotely operated vehicle), un sottomarino a comando remoto, che ha recuperato due delle antiche anfore conservate nel vascello.

A bordo dell’imbarcazione della Energean, due persone controllavano i bracci del robot utilizzando dei joystick e sono riusciti a scavare fino a recuperare due vasi antichi, chiuderli in una rete protetta e manovrarli per riuscire a inserire i vasi in un apposito contenitore.

Perché la nave è affondata

Cosa può aver causato l’affondamento della nave non è chiaro. Molto probabilmente c’è stato un attacco dei pirati nel Mediterraneo. O forse il bitume che sigillava il legno dell’imbarcazione ha ceduto. “Qualunque cosa sia accaduta deve essere avvenuta in fretta”, ha spiegato Sharvit. “Se si fosse trovata in mezzo a una tempesta, i marinai avrebbero cercato di alleggerirla gettando fuori bordo più peso possibile per salvarla. Non è stato rinvenuto nessun segno di questa operazione, invece”. Un altro fattor eanomalo è la distanza dalla costa in cui è stata trovat la nave. “Tutti i relitti trovati finora nel mar Mediterraneo si trovavano in acque poco profonde”, ha commentato Sharvit. “Questo ritrovamento dimostra quindi delle conoscenze nella navigazione in acque profonde già nell’antichità. Molto probabilmente navigavano tenendo come riferimento il sole, la luna, le stelle, in quanto navigare a 90 km dalla costa significava non scorgere per nulla la terraferma, neppure le montagne di Israele”.

Quando è stata annunciata la scoperta del relitto sommerso non era ancora chiara la sua portata. Finché non sono state inviate le immagini a Sharvit. “Sono quasi caduto dalla sedia”, ha detto al giornale israeliano Haaretz che lo ha contattato. “Nel momento esatto in cui ho capito che si trattava di giare che risalivano all’età del bronzo mi sono reso conto di quanto fosse importante la scoperta”. Una scoperta di portata mondiale. Le due anfore, infatti, potrebbero rivelare nuove informazioni sulla vita e il commercio nell’età del bronzo. “Il fondo fangoso nasconde un secondo strato di vasi”, ha spiegato Sharvit “e sembra che anche le travi di legno della nave siano sepolte nel fango”. Sarebbero centinaia le giare rimaste adagiate in fondo al mare per millenni.

“Cosa contenessero le giare non si può sapere. Nel corso dei secoli si è dissolto e al posto del contenuto ci sono solo sedimenti. Molto probabilmente il contenuto è stato mangiato da creature marine, tuttavia gli studiosi sperano di trovare ancora delle tracce che possano svelare la natura dei beni come vino, olio, fichi secchi o altri frutti”, ha spiegato Sharvit. Non ci resta che attendere il risultato delle analisi degli archeologi che ci stanno già lavorando.