Perù: la magia della Dama de Cao

Una mummia, perfettamente conservata, rivela segreti nella zona archeologica delle Huaca Rajada

Quello della Dama de Cao o Señora de Cao è uno dei più importanti ritrovamenti archeologici peruviani degli ultimi decenni: sia per la conoscenza della cultura Moche (preispanica) sia per il benefico impulso che ha già iniziato a dare alle popolazioni locali, sebbene il museo che la ospita sia di recentessima apertura. Fino a oggi l’attenzione era puntata ai siti meridionali di Machu Picchu, Cusco o delle linee di Nasca ma nel 1987 le scoperte del Señor di Sipán (morto 1700 anni fa), nella zona archeologica delle Huaca Rajada nella costa Nord del Paese non lontano da Chiclayo, seguita da quella del Viejo Señor e del Sacerdote hanno suggerito che potessero esserci ancora molti tesori da scoprire.

La storia di quello che accadde si rivelò significativa: il Señor di Sipán attirò sugli scavi molte persone, suggerendo alla Fondazione Wiseche soprintendeva ai lavori con l’Istituto Nazionale per la Cultura peruviano di riprodurre una tomba simile in tutto e per tutto da mostrare al pubblico. Dopo una prima sede provvisoria a diversi chilometri di distanza, oggi il museo di Sipán è alla Huaca Rajada: si possono ammirare non solo i magnifici reperti ma anche ricostruzioni dal vivo con personaggi in costume e si sta lavorando alla formazione di artigiani per una produzione utile al turismo, in modo da creare un’integrazione con la comunità locale, finora povera di risorse. Lo stesso progetto è portato avanti poco più a Sud al Truijllo, alle Huacas del Sol y La Luna dove si sta scavando un complesso architettonico Moche (con piramidi cerimoniali come Huaca Rajada), che richiama già circa 100mila visitatori l’anno e che vedrà nel 2010 l’apertura di un museo locale. I dati sono significativi: dal 1994 al 2008 i visitatori sono passati da 2.792 a 113.595.

El Brujo, il sito in cui è stata ritrovata la Señora de Cao, a Magdalena de Cao è a circa 70 km. Con la sua sequenza culturale di 5mila anni è il più complesso della costa Nord del Perù: fino al 1990 quando sono iniziati gli scavi, condotti da Roberto Regulo sempre per la Fondazione Wise, con il mare vicino e tutto intorno i campi coltivati a canna di zucchero, era nel più totale abbandono. Qui erano stati ritrovati i resti di centinaia di tombe, tutte devastate dai tombaroli. Ben presto fu chiaro però che nascosta sotto la terra e la vegetazione si trovava una piramide tronca a scaloni, con due piazze antistanti. Tutte le immagini si riferivano alle credenze Moche e dal momento che i personaggi più importanti vengono sepolti sempre nella parte centrale gli archeologi erano fiduciosi di trovarne almeno una intatta.

Ciò che scoprirono andò ben al di là delle loro aspettative: «Una mummia, perfettamente conservata, con tutti i simboli del potere» ha spiegato Roberto Regulo, in un incontro a Milano. «I tatuaggi che ha su mani, braccia e gambe lasciano fanno pensare anche a poteri “soprannaturali”. Non solo una governatrice, fatto in sé eccezionaleperché mai documentato prima, ma forse anche una curatrice, morta di parto tra i 20 e i 25 anni intorno al 250 d.C.». Una serie di fortuite circostanze hanno permesso la conservazione del corpo, compresi capelli e organi molli: anzitutto il fatto che fosse stata ricoperta da cinabro (sulfuro di mercurio) ne ha impedito la decomposizione e l’ha protetta dall’umidità del sottosuolo e dalla pioggia. Deposta in un punto non interessato dai movimenti della falda freatica, era avvolta in stoffe ricamate e coperta da placche di metallo, con bastoni cerimoniali e, tra i tanti, 44 gioielli da naso in oro e argento finemente decorati.

«La sola apertura dell’involucro ha richiesto 8 mesi a cui poi si sono dovuti aggiungere i tempi per i lavori di consolidamento e protezione del sito, tutti condotti con manovalanza locale e senza strumenti meccanici per evitare danni» dice ancora Regulo. Il complesso El Brujo è visitabile da aprile: nelle sale del museo l’interattività gioca un ruolo importante per far rivivere l’esperienza e la magia della Señora de Cao e di una cultura, ricca di simboli talvolta di difficile comprensione per la mancanza di scrittura, che ha ancora molto da dire. L’interesse mostrato finora dal pubblico e dagli abitanti è stato altissimo.

«Tutti i paesi vicino a El Brujo sono estremamente poveri» ha spiegato Regulo, «l’80% dell’oro Moche che oggi conosciamo arriva da qui, i tombaroli sono moltissimi. Chissà quanto ancora se ne deve scoprire, ma di sicuro molto è andato perso». L’intenzione è quella di sviluppare le comunità locali con l’uso reponsabile del turismo, come Huaca Rajada e in altre parti del Paese, evitando stravolgimenti. L’esempio a cui si guarda è la rotta dei Fenici: «con il turismo possiamo fare uno sviluppo sostenibile. Oggi la Señora de Cao è l’ambasciatrice del mondo peruviano».

Perù: la magia della Dama de Cao