Un bellissimo (e illegale) murales ha trasformato i palazzi del Cairo

Un murales colora il quartiere più povero della capitale egiziana, e lancia un messaggio: mai giudicare dalle apparenze

Video tratto da: eL Seed

L’arte, si sa, può davvero cambiare il volto d’una città. Può raccontare una storia, riqualificare un quartiere. Può portare bellezza la bellezza laddove, il bello, proprio non c’è.

In Egitto, ad esempio, l’artista franco-tunisino eL Seed ha creato un murales gigantesco, che colora le facciate di 50 edifici e che si trova nel cuore del Cairo. Proprio in quel Paese in cui le leggi – in tema di espressioni artistiche non autorizzate – sono molto severe. eL Seed, infatti, si è dovuto assicurare che il Governo non sapesse nulla del suo progetto, o avrebbe rischiato la prigione: non ha contattato le autorità, perché sapeva che gli avrebbero negato il permesso di portare la sua arte in città, e ha invece preferito parlare con il sacerdote di Manshiyat Naser, che gli ha dato la sua benedizione sposandone l’iniziativa.

Perché è proprio il quartiere di Manshiyat Naser, che eL Seed ha scelto per il suo murales. Un quartiere poverissimo, dove le case non hanno neppure i servizi essenziali. Per vedere al meglio “Perception”, questo il nome dell’opera, bisogna salire sulla cima del monte Muqattam poco distante: è da qui, che il messaggio (in lingua araba) si può leggere per intero. “Chi vuole vedere la luce del sole deve prima pulirsi gli occhi“, recita il murales.

L’obiettivo del suo lavoro? Lo ha spiegato lo stesso eL Seed: invitare le persone a guardare quella zona oltre le sue apparenze, oltre i palazzi distrutti e la spazzatura. Soffermarsi sulla gentilezza della sua gente, sulla sua positività. Per realizzare il murales, eL Seed ha coinvolto 20 persone del suo team: ci sono volute due settimane per portare a termine quel capolavoro che la comunità di Manshiyat Naser ha da subito adottato.

Degradato e poco considerato dalle autorità, Manshiyat Naser è definito “Garbace City” a causa dei cumuli di rifiuti che puntellano le sue vie. Ma, dietro il suo aspetto di rovina e decadenza, si nasconde una grande dignità. E si nascondono le potenzialità della gente. Col suo graffito blu, bianco e arancione, eL Seed ha voluto dimostrare che – per comprendere a pieno una cosa – bisogna osservarla da diverse prospettive, andando oltre le apparenze e provando a coglierne l’insieme.

Ha raccontato, l’artista, di essere stato accolto da quella gente – che gli egiziani definiscono “Zabaleen”, popolo della spazzatura – come se fosse parte della loro famiglia. Ha descritto la loro generosità, la loro forza, la loro onestà. La comunità copta del quartiere, da anni, raccoglie la spazzatura del Cairo e ha sviluppato il sistema di riciclaggio dei rifiuti più efficiente e redditizio del mondo. Non vive nell’immondizia, ma con l’immondizia. E senza quelle persone Il Cairo crollerebbe.

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