Maldive, il paradiso che annega

Ogni anno il livello delle acque sale lentamente ma inesorabilmente

Il presidente delle Maldive Maumoon Abdul Gayoom torna a parlare della sopravvivenza dell’arcipelago asiatico presentando il suo libro, Il Paradiso che annega (Paradise Drowning), alla conferenza Business per l’ambiente, promossa dall’Onu a Singapore. «La mia gente ha la fortuna di vivere in uno dei più bei paesaggi che la natura ci ha dato… Molte persone attraversano il mondo per vederlo. Le nostre spiagge sono diventate un paradiso terrestre. Questo paradiso è compromesso».

Ogni anno il livello delle acque, che coprono già il 99% delle Maldive, sale e lentamente ma inesorabilmente minaccia le 1192 isole, che compongono il suo arcipelago, mettendo a serio rischio la vita e la sopravvivenza delle persone. Da qui il titolo Il Paradiso che annega, «perché evoca un’immagine densa di enormi pericoli» e perché «include più chiaramente la minaccia che i cambiamenti climatici e l’aumento del livello del mare hanno sulla mia gente».

Da trent’anni alla guida del Paese, si prepara a ricandidarsi alle prossime elezioni di ottobre. Sicuro di bissare il successo del 2003 – quando a votarlo furono nove maldiviani su dieci – Gayoom è pronto a dare il via alla seconda fase del progetto Hulhumale programmata per il 2010: l’isola realizzata appositamente due metri sopra il livello del mare per ospitare la popolazione e dare respiro alla sovraffollata Malè, raddoppierà infatti la sua superficie arrivando a quasi 380 ettari.

Il suo impegno futuro per la sopravvivenza di isole e atolli sta tutto nel libro. Il surriscaldamento del pianeta, ha detto alla presentazione de Il Paradiso che annega, «è un problema di tutti i popoli del mondo», i gas serra sono responsabili del «lento, ma inesorabile» affondare degli atolli. L’unica soluzione per evitare il disastro ecologico è procedere a un taglio globale delle emissioni di anidride carbonica: un impegno gravoso e necessario che tuttavia non deve avere influssi sull’industria del turismo, «inquinamento aereo compreso, perché è la risorsa principale dell’arcipelago».

La via da seguire è quella di un turismo mondiale basato su spostamenti aerei sostenibili, in cui si utilizzino «carburanti meno inquinanti e più efficienti». Difficile ipotizzare altre strade, a livello locale. Perfino l’idea di costruire una barriera per difendere le spiagge dall’erosione è stata accantonata perché costerebbe almeno sei miliardi di dollari, «una cifra enorme» che le Maldive «non possono permettersi», ha spiegato. Il turismo contribuisce per il 5% alle emissioni globali di gas serra, dicono gli esperti dell’Onu, una risorsa che per le Maldive rappresenta oggi il 30% del Pil.

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