Il decalogo della montagna di Massimliano Ossini

"La montagna è una medicina". Così spiega la propria passione e il proprio lavoro Massimliano Ossini intervistato da SiViaggia

La montagna quest’anno farà grande concorrenza al mare nella scelta delle vacanze degli italiani. Ecco perché, prima di partire, è importante sapere come affrontarla al meglio.

SiViaggia ha intervistato Massimliano Ossini che di montagna se ne intende. Oltre a frequentarla per lavoro, alla conduzione del programma televisivo ”Linea bianca” dal 2014, è anche un grande appassionato di montagna, tanto da trascorrere le proprie vacanze estive con la famiglia tra gli Appennini e le Alpi.

Secondo lui “La montagna è una medicina”. E, per condividere le proprie esperienze fatte in tanti anni, insieme a Levissima ha stilato un decalogo di regole – che trovate in fondo all’intervista – per vivere al meglio la montagna d’estate, con alcune indicazioni e alcuni suggerimenti sui comportamenti corretti e responsabili che ognuno di noi dovrebbe adottare, per la propria salute e per quella degli altri, ma anche nel rispetto della natura e del territorio.

Perché hai pensato fosse necessario stilare un decalogo della montagna?

“Sono contento di aver lanciato un decalogo sui buoni comportamenti da avere in montagna, perché molta gente va in montagna senza rispettare minimamente le regole. Vanno con i sandali, di pomeriggio senza lo zaino e devo dire che sono molto contento perché ho lanciato il decalogo sulle mie storie e ho raggiunto oltre due milioni di contatti, cosa mai accaduta prima il che significa che è un tasto dolente e che la gente è molto sensibile. Io vado in montagna almeno tre volte alla settimana e vedo molta gente. Sto andando nelle montagne del Centro Italia, il Gran Sasso, Monte Corzano, Monte Vettore per poi andare a fare la parte del Nord Italia, dalla Valtellina alle Dolomiti e già nel Centro Italia, dove c’è un bacino importante perché abbiamo persone che vengono da Roma, Napoli, L’Aquila, ho visto pieno, mai visto così tanta gente. Mi sembrava la fotografia del Monte Everest dove si fa la fila per salire e proprio per questo l’A, B, C della montagna serve, sono dieci regole che aiutano non solo a non farsi male e a tornare in montagna il giorno dopo, ma nel momento in cui uno dovesse farsi anche male ha la possibilità che il soccorritore possa andare a riprenderlo”.

Cosa consigli a chi si accinge a una cammina in montagna per evitare gli affollamenti?

“La montagna è talmente vasta che si ha la possibilità di non incontrare nessuno perché ci sono sempre tanti percorsi e sentieri. Alcuni sono un po’ più battuti perché sono anche quelli più famosi anche perché vengono più pubblicizzati e raccontati e si pensa siano anche i più semplici, Invece ce ne sono altri che portano allo stesso traguardo. Il mio consiglio è prima di tutto decidere dove andare, dopodiché andare a sentire le persone del luogo e farsi dire quale tipo di percorso fare, si possono sentire le guide locali, le sezioni del CAI (Club Alpino Italiano, ndr) e farsi indicare un percorso parallelo, magari anche più semplice. Evitare il sabato e la domenica perché c’è già tanta gente, se si può, sfruttare i giorni della settimana. Oggi poi bisogna anche verificare anche se tutti i posti sono aperti perché con la questione del Covid-19 qualcuno ha avuto difficoltà anche a riaprire e quindi è sempre opportuno chiamare.

La montagna oggi è un toccasana soprattutto a livello psicologico perché siamo riamasti chiusi in casa molto tempo, specie i ragazzi. A differenza del mare che porta nervosismo in montagna è esattamente l’opposto perché porta a essere più rilassati, più disposti ad aspettare, a parlare con le persone e ad aiutare gli altri. La montagna è quindi una medicina”.

Le tue vacanze le trascorri quindi in montagna?

“Quest’anno ho deciso di portarmi un drone e di fare dei video della montagna, riprendere il mio trekking da un punto di vista meno professionale e meno studiato alla ricerca del percorso, poi questi video li regalo alle località che ho frequentato. Per me non solo è un regalo che faccio alla località che nessuno sa che ci sono stato, ma mi serve anche per le prossime puntate di “Linea bianca” perché sono dei test che faccio da solo per vedere cosa funziona di più con le persone. Un aspetto che è emerso quest’anno è quello di andare a raccontare dei nostri siti archeologici e della città, perché dalla montagna ci sono dei borghi che sono estremamente belli e che hanno bisogno della nostra pubblicità per farli vivere di più e quindi il mio esperimento è stato proprio questo, passare dal Comune, fare amicizia con le persone e chiedere informazioni ai locali che riconoscono in me il turista e mi danno indicazioni su come arrivare e quanto tempo ci si impiega. Quella persona è anche una sicurezza perché, nel caso dovesse accadermi qualcosa, il soccorso alpino la prima cosa che fa in assoluto è chiedere se qualcuno mi ha visto e questa persona potrebbe salvarmi. Il consiglio è quindi quello di fare amicizia, quindi rispettare sì il distanziamento fisico ma, come è scritto anche nel decalogo, non quello sociale”.

Tra tutti i luoghi di montagna che hai avuto la fortuna di visitare quale ti è rimasto nel cuore? E quale consiglieresti assolutamente di vedere almeno una volta nella vita a chi ci legge?

“Le località che più mi sono nel cuore sono tre: la prima è stata il mio primo tremila che ho fatto ed è Cima Testa Croce, la cima di Giovanni Paolo II nella zona dell’Adamello, la seconda è Bormio 3000 e la terza sono le Tre Cime di Lavaredo. Sono tre località alpine perché sono anche quelle che ci hanno caratterizzato in ”Linea bianca” dove ho conosciuto personaggi e sono quelle che rispecchiano la nostra Italia nel mondo, anche se le condividiamo con altri Paesi d’Europa come la Francia, l’Austria, ma il versante più bello, e lo abbiamo solo noi, è il versante Sud”.

E all’estero?

“L’escursione più bella che ho fatto è stata vicino al lago Titicaca, in Perù, dove ho fatto un cinquemila. Dovremmo andare a ottobre in Norvegia per fare delle riprese prima della partenza di “Linea bianca” per poi andare a fare il mio primo settemila, vediamo. Non sono viaggi per tutti naturalmente, anche perché quando si sale oltre i 4mila l’organismo cambia e da lì in poi quando superi i 5-6000 non sai neanche come risponde il tuo fisico, a settemila è un punto di domanda, nel senso che puoi essere stra-allenato e aver fatto di tutto e stare molto bene anche fisicamente ma quando arrivi lì ci sono tanti atleti che proprio di testa non ce l’hanno fatta, mentre altri ci sono arrivati senza difficoltà”.

A tale proposito, molti ti considerano un po’ l’erede di Reinhold Messner: cosa ne pensi?

“Essere l’erede di Messner credo che oggi sia impossibile, per il semplice motivo che parlando come alpinista quella è una categoria di persone che non ci saranno neanche più perché sono veramente gli alpinisti che andavano alla scoperta della montagna ma con attrezzature e tecnologie assolutamente differenti, in modo molto più difficile di com’è per noi oggi. Per noi oggi è molto più facile, sappiamo quando partite, quando tornare, guardiamo il tempo, sappiamo quale abbigliamento indossare, è totalmente diverso e la situazione è completamente diversa.

Dal punto di vista mediatico, invece, quello che ha fatto il Messner di oggi devo dire che mi piacerebbe, anche perché lui è un amante della montagna ed è un uomo che la racconta, ma ogni persona è differente. Io ho conosciuto tanti alpinisti, alcuni sono più famosi perché hanno avuto tanta pubblicità mentre altri hanno aperto vie, anche in modo silenzioso. ma nel loro modo hanno saputo comunque raccontare la montagna.

Credo che ognuno di noi debba essere testimone. Io nel mio piccolo faccio ciò che mi sento e cerco di raccontarlo nel miglior modo possibile, che è il mio. Una cosa che in assoluto mi piace è che sono riuscito a coniugare la mia passione per la montagna con il lavoro, che mi permette di raccontare la montagna, tant’è che avendo un pubblico molto vasto (2 milioni di telespettatori in Italia e 14 milioni all’estero) il programma – e il personaggio – sono tra i più amati del panorama televisivo di questo settore. Il mio libro, uscito nel periodo sotto Covid, è stato per tante settimane il secondo più venduto dopo quello di Burioni che parlava di Covid”.

Parliamo proprio dei tuoi libri: “Lo spirito della montagna” e l’ultimo uscito “Il cammino della semplicità”, si intitolano entrambi “Kalipè”: ci puoi spiegare cosa significa e se anche il tuo prossimo libro avrà questo titolo?

“Sicuramente farò la trilogia di “Kalipè”, quindi il terzo libro ci sarà, anche se ora in realtà sto preparando, per Natale, un libro fotografico con fotografie mie di percorsi che ho fatto. Per quanto riguarda “Kalipè”, è stato proprio Messner in una delle mie prime puntate di “Linea bianca” a darmi la benedizione del programma anni fa dicendomi “Kalipè”, tanto che gli chiesi cosa significasse e lui mi disse: “Passo lento e corto“ e quel “Kalipè”, dicendolo poi in tutte le puntate, me lo sono fatto anche mio e l’ho portato in tutte le cose che si devono fare, nel rapporto con la famiglia, con i figli, nel lavoro, nel rispetto della montagna, in ogni cosa ed è diventato un mantra per me”.

Ti vediamo sempre in montagna, ma ti piace il mare?

“Il mare mi piace tanto, non tanto quanto la montagna, anche se poi vivo vicino al mare perché abito ad Ascoli Piceno e a 20 chilometri abbiamo San Benedetto del Tronto. Amo di più la montagna perché amo il freddo da cui ti puoi coprire mentre dal caldo no; in montagna riesco a essere più padrone di me stesso, con la testa, invece quando sono al caldo dopo un po’ è come se mi mancasse qualcosa; e, poi, un aspetto che a me piace è studiare il mondo della montagna. Per esempio, io sono un appassionato di ghiacciai e in questi anni ho lavorato anche con i carotaggi. Levissima, insieme all’Università di Milano, ha realizzato il primo catasto dei ghiacciai su scala nazionale* che viene fatto ogni anno e io, fin da quando arrampicavo, sono un appassionato di permafrost, dell’attenzione anche alla montagna che si sgretola, che non è solo legato al cambiamento climatico, e questo è uno stimolo anche per i miei figli che si appassionano nel cercare di capire che all’interno del ghiaccio ci sono, per esempio, dei virus che sono bloccati da migliaia di anni. Queste storie che fanno parte dell’essere umano sono appassionanti. Sarà un aspetto che affronterò nel prossimo anno di ”Linea bianca”. perché sono temi che vedo che appassionano e io ci proverò”.

(*Levissima si impegna da oltre 13 anni in progetti di salvaguardia della montagna da cui proviene tramite il progetto di ricerca “Levissima Spedizione Ghiacciai” in collaborazione con il Dipartimento di Glaciologia dell’Università degli Studi di Milano che monitora i ghiacciai lombardi. Inoltre, grazie al sostegno di Levissima è stato stilato il primo catasto dei ghiacciai su scala nazionale, per condividere informazioni sullo stato di salute della “criosfera” italiana (neve, ghiaccio e permafrost) e progettare strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici).

Il decalogo dell’estate in montagna che hai stilato dà molti consigli su come affrontarla, ma c’è un consiglio in più che vuoi dare a chi ci legge?

“È normale che l’uomo voglia arrivare sempre più in alto: il mio consiglio è, anziché partire per il Kilimangiaro o il Monte Ararat, alleniamoci sulle nostre montagne, abbiamo anche noi dei tremila e dei quattromila. Ma iniziamo gradualmente e vediamo come risponde il nostro organismo e, soprattutto, dormiamo in quota, perché un conto è andarci dalla mattina alla sera un altro è invece dormire, perché vi assicuro che dormire a tremila metri non è semplice.

Inoltre, bisogna farsi aiutare con l’alimentazione per quando si arriva in quota ed è essenziale una corretta idratazione, anche quando le temperature sono più basse e anche se non si ha la sensazione di sete, portate sempre con voi una bottiglia d’acqua. Infine, quando si scende non bisogna riportare solo le proprie cose, ma avere lo zaino un po’ più pesante: voglio dire che dovremmo cercare di lasciare la montagna più pulita di come l’abbiamo trovata. Si sa, infatti, che c’è sempre qualcuno che dimentica su qualcosa: allora, oggi più che mai prendete con un guanto quel ‘qualcosa’, non vi costa niente: la natura vi ringrazierà e, in una seconda occasione, vi saprà regalare delle emozioni diverse”.

Il decalogo della montagna di Massimiliano Ossini:

1. Valuta le condizione fisiche
Valuta correttamente le condizioni fisiche e capacità tecniche, tue e dei tuoi compagni di viaggio, prima di scegliere la meta o organizzare un’escursione. Tieni in considerazione gli effetti dei mesi di poca attività per scegliere il percorso e la destinazione più adatta a ognuno. Anche se la voglia di muoversi e camminare è tanta, non sottovalutare la lunghezza e il dislivello.

2. Programma la visita ai rifugi
Se già prima era consigliabile prenotare il pernottamento in rifugio, ora diventa fondamentale. Meglio assicurarsi che la struttura abbia abbastanza posti per ospitarvi e informarsi sui servizi disponibili. Anche per un pranzo è sempre consigliabile chiamare e chiedere se il rifugio ha spazio, magari all’aperto, per accogliervi.

3. Rispetta le indicazioni nazionali e locali
Assicurati di avere con te mascherina e gel igienizzante a base alcolica, utilizzali quando richiesto dalle disposizioni locali, per esempio quando entri in luoghi chiusi o dove non puoi rispettare la distanza di sicurezza. Per l’utilizzo dei trasporti e di aree comuni, attieniti alle indicazioni locali e dei gestori sulla capienza massima.

4. Non lasciare rifiuti
Chi ama la montagna, ama la natura. La conservazione e la pulizia dipendono quasi del tutto dal rispetto di ognuno per l’ambiente. Non sempre sono presenti cestini, per evitare che gli animali selvatici vengano a contatto con i rifiuti, e la pulizia diventa difficile per le strutture presenti. Il consiglio è di portare sempre con sé un sacchetto per recuperare i rifiuti prodotti, inclusi mascherine e i dispositivi di protezione individuale, e di buttarli una volta a casa o nella propria struttura, smaltendoli secondo la raccolta differenziata locale.

5. Goditi gli spazi aperti
Meteo permettendo, passa più tempo possibile all’aria aperta. Goditi il paesaggio e la natura, ti farà bene e ti ricaricherà di energia dopo i mesi passati in casa. All’aperto, o lungo un percorso, facilita il passaggio degli altri con le giuste accortezze perché ognuno possa usufruire in sicurezza di sentieri e prati. Ricorda poi che per entrare in strutture ricettive e ristoranti, potresti essere sottoposto al controllo della temperatura.

6. Scopri il patrimonio locale
Ogni Regione italiana è ricca di aree archeologiche, palazzi storici e musei da scoprire, perché la vacanza sia anche un’occasione per arricchirsi culturalmente. È sempre consigliabile controllare gli orari di apertura e prenotare gli ingressi, soprattutto se in gruppo, in modo da godersi la visita in serenità, senza attese, e con meno visitatori.

7. Fai sport in sicurezza
Se le vacanze sono un’opportunità per fare sport e condurre una vita più attiva, la montagna ti offre moltissime opzioni. Se vuoi fare attività di gruppo e hai bisogno di noleggiare attrezzature sportive, informati in modo preventivo sul numero massimo di partecipanti e sulle indicazioni di sicurezza dell’organizzatore. Non dovrai rinunciare al rafting quest’anno, ma probabilmente solo organizzarti in modo diverso dal solito.

8. Attenzione al sole e al caldo
In montagna fa più fresco, ma salendo di quota l’intensità dei raggi UV si intensifica. Ricorda di proteggere il corpo con cappelli, occhiali, vestiti adatti e protezioni solari. Inoltre, una prolungata esposizione a temperature elevate può comportare perdita di liquidi e sudorazione. Per evitare malesseri, evita sforzi eccessivi e mantieni una corretta idratazione, attenzione soprattutto nelle ore più calde, ricordati di portare con te una bottiglia d’acqua e bevi molto, anche se non hai la sensazione della sete.

9. Rispetta la montagna
In montagna siamo noi gli ospiti. Rispettala e lasciala come era, per permettere a tutti di viverla appieno. Cerca di non lasciare segni del tuo passaggio, muoviti in silenzio, senza rovinare l’incanto, per poterla ritrovare ogni volta così come la sogni. Quando seguiamo i sentieri, cerca sempre di non uscire dal percorso: è una questione di sicurezza e di rispetto della natura incontaminata di quella zona.

10. Rispetta il distanziamento sociale… ma non troppo
Ricorda di mantenere le distanze di sicurezza nei luoghi al chiuso e più frequentati. Anche se il desiderio di libertà può farti sognare, impara ad avere un distanziamento fisico ma non sociale ed evita di fare escursione in solitaria. In montagna è bello andarci sempre in compagnia.

Massimiliano-Ossini-intervista

Massimiliano Ossini @Ufficio stampa Levissima

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Il decalogo della montagna di Massimliano Ossini