Campana, la Stonehenge della Calabria è un borgo avvolto nel mistero

Il sito dell'Invallicata, alle porte del paese presilano, ospita dei megaliti dalla conformazione piuttosto insolita

Troppo difficile da raggiungere, la parte vecchia del borgo di Campana, oggi orgoglio della Sila cosentina, si è completamente spopolata intorno agli anni Cinquanta. Equidistante dai monti e dalle spiagge della costa ionica calabrese, il paese è famoso in tutto il mondo per via dei megaliti che si trovano appena fuori dal centro abitato e riguardo ai quali miti e leggende si sprecano da diversi secoli.

I Giganti di Pietra di Campana, Ph. Petrungaro (Wikipedia)

Ma qual è il mistero che si cela dietro questi giganteschi massi rocciosi, dalla forma inequivocabile, ai quali Campana deve la sua fama? È merito di Madre Natura, o c’è di mezzo lo zampino dell’uomo? Scopriamolo insieme.

Il sito dell’Invallicata

Quella in cui sorgono i Giganti di pietra di Campana, così come sono stati ribattezzati, è un’area selvaggia ed incontaminata. Il sito dell’Invallicata è immerso nel verde di un parco divenuto pubblico e, dall’alto dei suoi 600 metri d’altezza, domina incontrastato una delle zone più bucoliche di tutta la Calabria.

I due megaliti se ne stanno lì, “appollaiati” l’uno di fronte all’altro, in cima al cosiddetto “Cozzo de li giganti“, ignari del fatto che frotte di turisti si inoltrino ogni giorno in questo angolo recondito dell’hinterland cosentino solo ed esclusivamente per poterli ammirare di persona. E non potrebbe essere altrimenti, considerando che questi due imponenti massi rocciosi presentano una conformazione che definirla bizzarra sarebbe davvero un eufemismo.

Elefante Campana

L’elefante di Pietra di Campana – ph Rossella Gagliardi

Il guerriero e l’elefante

Incredibile ma vero, i Giganti dell’Invallicata hanno una forma inequivocabile: uno di essi, il più famoso, è chiaramente un elefante, mentre il secondo megalito rappresenta un guerriero seduto. O, più precisamente, quel che resta di ciò che un tempo era forse un guerriero seduto. Sì, perché mentre il ciclopico mammifero ha resistito al tempo e alle intemperie, l’agguerrito combattente non se l’è cavata altrettanto bene.

Del masso roccioso raffigurante il guerriero sono rimasti praticamente solo i piedi. E se non ci sono dubbi sul fatto che l’altro sia un elefante, perché la sua conformazione è chiarissima, questo Gigante è invece letteralmente avvolto nel mistero. Non è da escludersi infatti che questa interpretazione sia frutto di una semplice suggestione e che qualcuno, ad un certo punto, abbia immaginato che quelli fossero i piedi di un soldato e che abbia convinto molte altre persone della veridicità di questa teoria.

Le origini dei Giganti di pietra di Campana

L’unica cosa certa, quando si parla dei Giganti di Campana, è che è sin dal lontano Medioevo che l’uomo sta tentando di scoprire come e perché abbiano avuto origine. La più plausibile interpretazione sinora fornita è quella dell’autoctono Carmine Petrungaro che, dopo anni di studi e ricerche storiografiche, sembra essere riuscito almeno in parte a riavvolgere il nastro.

Secondo la sua teoria, l’elefante in pietra sarebbe in qualche modo legato allo sbarco di Pirro in Calabria, avvenuto nel 281 a.C.. Pare che il re dell’Epiro fosse giunto sul posto scortato da una mandria di elefanti da guerra, ipotesi avallata dal fatto che nella zona dell’Invallicata siano stati rinvenuti reperti e monete che, oggi, sono custoditi all’interno del Museo di Reggio Calabria.

Sebbene molti storici ed archeologi siano sostanzialmente d’accordo con questa teoria, e siano dunque fermamente convinti dell’origine umana dei due megaliti, c’è anche chi attribuisce questi due capolavori agli agenti esogeni e, di conseguenza, a Madre Natura. Qualora si trovasse il modo di provare empiricamente che siano stati gli uomini ad erigerle, il guerriero e l’elefante, alti rispettivamente 5 e 6 metri, sarebbero di fatto le sculture preistoriche più grandi d’Europa.

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