Montagna d’estate. Le regole per effettuare escursioni in sicurezza

Le escursioni in montagna richiedono conoscenza, esperienza, preparazione ed equipaggiamento adeguato

Paolo De Luca

Paolo De Luca Maestro di escursionismo e di sci

Le escursioni in montagna sono, senza dubbio, una delle più belle attività del tempo libero in estate, in quanto oltre a fare esercizio fisico, si ha l’occasione di conoscere luoghi meravigliosi, di godere della natura, di ambienti incontaminati, il tutto accompagnato da sano divertimento. Al tempo stesso, però, è un’attività che richiede conoscenza, esperienza, preparazione, capacità di valutazione, equipaggiamento adeguato nonché sicurezza di passo, assenza di vertigine, eccellente condizione psicofisica e prudenza, molta prudenza: un approccio umile e rispettoso è il presupposto per trascorrere una giornata in totale sicurezza e per non incorrere in pericoli.

Scopriamo come evitare i pericoli che si nascondono sui sentieri montani con Paolo De Luca di Pietracamela (Te), Accompagnatore di m. Montagna – Maestro di Escursionismo dal 1992 e Maestro di Sci dal 1994.

Con l’aumentare degli escursionisti, purtroppo cresce anche il numero degli infortuni perché si ha l’ingenuità di pensare che andare in montagna sia possibile a tutti senza preparazione e senza allenamento. A volte si parla di tragiche fatalità, ma nella maggior parte dei casi si tratta di superficialità e scarsa preparazione, fisica tecnica e mentale. Infatti, molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti facessero più attenzione alle indispensabili misure di sicurezza: non è raro che si trovino in difficoltà perché affrontano un sentiero al di sopra delle loro capacità.

Le statistiche del Corpo Nazionale Soccorso Alpino del C.A.I. rivelano che il 75% degli infortuni estivi sulle vette sono causati non da scalate impervie ma da banali scivolamenti sui pendii. Per effettuare trekking in totale sicurezza è pertanto importante non sottovalutare le insidie che la quota può nascondere ai meno esperti e a coloro che per la prima volta si accingono a vivere vacanze in montagna all’insegna della natura e del relax.

Ma c’è un altro aspetto che emerge prendendo in esame gli interventi di soccorso in montagna. Tutti ci troviamo a fare i conti con i giorni di ferie e la gente approfitta del poco tempo libero per dedicarsi alle proprie passioni, alpinismo, sci- alpinismo, escursionismo compresi. Così, pur di non rinunciare a un’escursione nel poco tempo libero, c’è chi azzarda qualcosa in più. Una scelta che a volte può costare cara. Ed ecco allora gli escursionisti bloccati in quota per il maltempo o gli infortuni per il terreno reso particolarmente scivoloso dalle piogge.

Partendo dalla mia esperienza (sono nato in montagna, ed ho acquisito una grande sensibilità nel riconoscere istintivamente le insidie ed i pericoli), è maturata l’idea di questa breve guida con alcuni suggerimenti da seguire per affrontare con la dovuta consapevolezza la montagna ed i suoi rischi.

Come va scelto il percorso?
Le escursioni in montagna vanno pianificate bene ed affrontate in condizioni fisiche adeguate, scegliendo percorsi con profili altimetrici che siano al di sotto delle proprie possibilità ed evitando accuratamente di strafare. Bisogna tener presenti due concetti fondamentali: difficoltà e lunghezza dell’itinerario.
Il primo, la difficoltà, deve essere in funzione di quelle che sono le nostre capacità tecniche e la nostra esperienza; il secondo, la lunghezza, è chiaramente in funzione delle nostre condizioni fisiche e dell’allenamento. In ogni caso mai sottovalutare il percorso perché le insidie si possono nascondere anche nei tratti apparentemente più semplici.

Esiste una “progressione” da seguire?
Una stagione escursionistica può prevedere percorsi gradualmente sempre più impegnativi, anche per coloro che non sono esperti e che possono ritagliarsi itinerari su misura. A meno che non si tratti di una semplice passeggiata, però, è sempre importante allenarsi fisicamente prima di iniziare; se si hanno dubbi sulla propria condizione psicofisica, è meglio chiedere consigli ad un medico prima di avventurarsi in escursioni, anche giudicate modeste. Questo perché a quote non altissime, la riduzione di ossigeno (ipossia) può causare problemi anche seri (sindrome da mal di montagna, cioè cefalea e nausea) ed è importante, non tornare mai distrutti da un’escursione: stanchi, certo, ma non spossati. L’escursione non è una forma di espiazione né una sorta di impresa di cui vantarsi tra amici: deve costituire invece un’esperienza di benessere e divertimento.

Vivere la montagna ha anche un ruolo terapeutico perché la fatica è la migliore medicina per l’uomo moderno. Il raggiungimento di un obiettivo genera sempre un rilascio di endorfine che creano connessione con l’ambiente ed è quindi inevitabile per l’appassionato vivere il desiderio di ripetere l’esperienza, riprovare quelle soddisfazioni, riattivare le motivazioni più profonde nell’affrontare la prossima escursione.

Prima di iniziare un’escursione, cosa è importante fare?
Prima di intraprendere anche una semplice passeggiata in montagna, è opportuno consultare i bollettini meteo , considerando, anche, che il tempo in montagna può cambiare in pochi minuti, come ad esempio accade sulla catena montuosa del Gran Sasso d’Italia, data la sua particolare vicinanza ai due mari. E’ preferibile farlo la mattina stessa per avere dati più aggiornati e attendibili; naturalmente in caso di maltempo è meglio rimandare che sfidare le insidie della montagna perché In caso di pioggia, i sentieri possono diventare scivolosi. Se ci si avventura per la prima volta in ambiente montano, bisogna scegliere un itinerario facile, con un percorso possibilmente a bassa quota, senza particolari pendenze e con tempi di percorrenza limitati a poco più di un ora per iniziare ad abituarsi, gradualmente, all’ambiente e al clima.

Oltre la verifica delle condizioni metereologiche, è basilare studiare bene il percorso prima di partire e procurarsi una cartina con i sentieri della zona, perché anche i passaggi apparentemente più sicuri possono diventare pericolosi. Le guide cartacee da sempre sono infatti il riferimento per gli escursionisti: precise, sempre aggiornate e dettagliate, indispensabili per ferrate ed attraversamenti, per il calcolo dei dislivelli, per raggiungere rifugi e vette; riportano tutta la numerazione ed il grado di difficoltà dei sentieri in modo da poter scegliere il percorso con cura, precisione e sicurezza.

Tra tutte le guide disponibili, è da preferire la carta topografica I.G.M. (Istituto Geografico Militare) perché più dettagliata: la difficoltà dell’itinerario è indicata con sigle convenzionali (T, E, EE, EEA), partendo dal percorso più facile, per arrivare a quello più impegnativo e difficile. Le linee rosse continue indicano un sentiero facile, quelle tratteggiate segnalano un percorso abbastanza difficile, quelle punteggiate corrispondono a tratti esposti che i principianti devono assolutamente evitare.

In montagna con chi?
E’ preferibile non avventurarsi mai da soli. Se si è alle prime armi e non sicuri delle proprie capacità, è importante rivolgersi ad un professionista della montagna, guida alpina o accompagnatore di media montagna perché sono gli unici garanti della sicurezza. Anche se si ha una certa esperienza è opportuno andare almeno in due perché in caso di necessità è sempre meglio avere qualcuno al proprio fianco!

Cosa è fondamentale nell’abbigliamento?
Dopo il cervello, la scarpa è l’elemento più importante dell’escursionista: è indispensabile e non si può fare a meno di preferirne una adatta. La calzatura da trekking deve essere scelta con cura ed avere una suola flessibile antiscivolo (possibilmente gomma Vibram) e della misura giusta, non troppo larga perché il piede deve poter “sentire” il terreno ma neanche troppo stretta per evitare così la formazione di vesciche. Basse e morbide con suole artigliate per le passeggiate di fondo valle, alte e rinforzate sui fianchi per escursioni, vie ferrate e ghiaioni.

Le scarpe sbagliate e non idonee al tipo di attività sono causa di cadute e slogature. Da non sottovalutare l’importanza dei calzini: meglio lana o fibra perché si bagnano meno e riducono l’attrito con lo scarpone; preferibilmente fino all’altezza del ginocchio così riparano dai morsi delle vipere. Niente cotone perché tende a bagnarsi e a scaldare troppo il piede: traspirabilità per prima cosa.

Come bisogna vestirsi?
Suggerisco un abbigliamento a strati, tipo “cipolla” perché alla partenza la temperatura è gradevole ma dai duemila metri in sopra può calare in maniera brusca: il termometro si abbassa di 6/7 gradi ogni mille mt di dislivello ed i venti in quota intensificano notevolmente la percezione del freddo. E’ quindi importante indossare più strati di indumenti per proteggersi sia dal caldo sia dal freddo. La scelta dei capi da indossare quindi va valutata sotto l’aspetto tecnico prima che estetico. In commercio esistono capi di abbigliamento sportivo realizzati con tessuti leggeri, traspiranti, resistenti grazie a tecniche di lavorazione sofisticate in grado di assicurare il massimo comfort in tutte le situazioni climatiche.

Cosa non bisogna veramente sottovalutare?
Anche se è estate, in alta quota ci si può imbattere in climi invernali, senza trascurare la possibilità di un forte temporale, più frequente nelle ore del pomeriggio. Giacca a vento impermeabile e cambio di abbigliamento riposti nello zaino saranno decisivi. Quello che proprio non si può evitare , con tutta la prudenza del caso, è il rischio di fulmini: poco frequenti ma possibili. Il consiglio è il consueto: non sostare in luoghi aperti o zone su cui si possono scaricare, come sotto alberi isolati, lungo le vie ferrate, in prossimità della vetta o di una cresta; stare lontani dai corsi d’acqua (anche perché il temporale può provocare un aumento della portata dei fiumi) e non utilizzare il telefonino. In caso di improvviso maltempo, è importante subito cercare riparo in una grotta o meglio in un rifugio alpino. Se vi trovate insieme a dei bambini, per “distrarli” suggerisco un ottimo passatempo: invitarli a calcolare la distanza del temporale, contando i secondi che passano tra il lampo e il tuono ( 5 sec=5km).

Attenzione alla nebbia. Può formarsi in breve tempo anche con buone condizioni climatiche e rendere difficile l’orientamento. In caso di nebbia mai separarsi dal gruppo, restare a portata di voce degli altri componenti e tornare a valle sempre uniti, perché è provato che l’essere umano si disorienta in mezzo alla nebbia ed inizia a girare attorno ad un cerchio seguendo le impronte sul terreno, senza sapere che sono le sue lasciate al giro precedente!! (quindi gira sempre attorno a se stesso senza mai tornare a valle!!).

Cosa portare con sé?
Nello zaino non deve mai mancare una borraccia d’acqua perché in montagna si perdono molti liquidi con conseguente affaticamento del cuore. E’ importante sforzarsi di bere più del normale in quanto una buona idratazione contribuisce a ridurre la secchezza dell’aria ed aiuta inoltre a sostituire i fluidi persi a causa della pesante respirazione legata alla quota e allo sforzo fisico. Bere liquidi favorisce inoltre una sufficiente fluidità del sangue: è bene non scordarsi che in quota il sangue tende a divenire più denso a causa della produzione di globuli rossi da parte del corpo nel tentativo di “catturare” la massima quantità di ossigeno possibile.

Oggi va’ per la maggiore il “camel bag”: si tratta di uno zaino dotato di un piccolo serbatoio con tubicino collegato tramite il quale colui che lo porta alle spalle può bere ed idratarsi senza doversi necessariamente fermare . E’ inoltre importante avere sempre gli occhiali da sole con protezione laterale, la crema protettiva solare, lo stick per le labbra, la giacca antivento (possibilmente impermeabile), gli indumenti di scorta, tra i quali guanti e cappello perché la dispersione termica avviene maggiormente dalla testa e dalle mani. Non può alla fine mancare l’occorrente per le situazioni di emergenza: bussola, altimetro, telo termico, lampada frontale, 10 metri di cordino e casco protettivo, imbracatura, 4 metri di cordino da 11mm, un moschettone a ghiera di sicurezza e due da ferrata ( nel caso si voglia scegliere un sentiero attrezzato), kit di primo soccorso (lozione per punture di insetti, siringa aspira veleno, acqua ossigenata e garze).

Particolare attenzione merita la scelta del telefonino. Negli smartphone, si può scaricare l’applicazione “GeoResQ”. E’ un nuovo servizio di geolocalizzazione e d’inoltro delle richieste di soccorso che tiene traccia del percorso comunicandolo a chi volesse seguirci da casa e per inoltrare tempestivamente la richiesta di soccorso alla centrale operativa attiva 24 ore su 24. GeoResQ vuole essere un valido aiuto ( ma non è onnipotente) per incrementare la sicurezza in montagna. Utile per il corretto funzionamento del cellulare e della lampada è il controllo periodico delle batterie per verificare la carica residua e l’utilizzo di tipi ad alta capacità.

Se l’escursione si protrae per più giorni aggiungere un sacco lenzuolo oppure un sacco a pelo (obbligatorio nei rifugi CAI di tutta Italia) e denaro in contanti perché spesso non c’è la possibilità di pagare con la carta di credito. Portare sempre con sé i numeri telefonici dei contatti utili della zona (ad esempio quello dell’albergo , dei rifugi alpini presenti nella zona ecc.). Non bisogna però fidarsi solo delle attrezzature perché la differenza la fa l’abitudine al territorio, al movimento. Non basta andare su internet, scaricare una App e comperare attrezzature super tecnologiche. L’esperienza si fa poco alla volta e timorati della montagna. Quando ho iniziato io ad andarci si faceva tutto lentamente, non avevamo internet; c’erano solo le prime guide cartacee. Ora c’è uno scambio dati e informazioni aggiornate, ma la montagna ha bisogno di tempo per maturare esperienza.
L’esperienza è fondamentale per non incorrere in infortuni che a volte possono avere conseguenze drammatiche.

Una volta iniziata l’escursione?
Prima di incamminarsi, è importante comunicare preventivamente e con precisione a parenti o amici la meta, l’itinerario scelto, l’ora prevista del rientro in modo da dare la possibilità concreta, in caso di un eventuale soccorso, di essere localizzati il prima possibile.

Una volta partiti:
– ricordare di non iniziare con un passo veloce perché, nella prima parte dell’escursione è necessario fare un riscaldamento, senza forzare il passo: si avrà tempo per stancarsi quando il sentiero inizierà a “tirare”, diventando più ripido;
– non dimenticare, inoltre, che si deve tornare anche indietro: dosare correttamente gli sforzi è fondamentale;
ü seguire fedelmente il resto del gruppo e stabilire punti di riferimento durante il percorso per orientarsi in caso di smarrimento;
– seguire sempre il tracciato del sentiero perché è sicuro e contraddistinto da segnavia di colore bianco rosso; nei tratti in cui è esposto bisogna prestare attenzione soprattutto in presenza di neve; tali passaggi vanno poi evitati se c’è ghiaccio;
– sul sentiero bisogna prestare molta attenzione non solo a non scivolare, ma anche a non far cadere sassi su coloro che si trovano più a valle: se dovesse partirne uno, bisogna subito gridare per avvertire del pericolo;
– se il sentiero diventa impegnativo e ci sono piccoli balzi da superare, non si deve aver paura di “ sporcarsi “ le mani; è importante utilizzare mani e braccia per superare questi ostacoli.

“Fiato grosso”, cosa fare?
Salendo di quota, per compensare la diminuzione di ossigeno si è costretti a respirare più velocemente e restare senza fiato è normale: non appena si inizia ad avvertire la stanchezza, è consigliabile fermarsi per recuperare e, con l’occasione, ammirare il panorama. L’ideale sarebbe fare una pausa di 5-10 minuti per ogni ora di camminata anche per abituare l’organismo alla nuova altitudine e alle quantità progressivamente inferiori di ossigeno ( processo di “acclimatazione all’altitudine”). Se pochi minuti non bastano a riportare la frequenza del battito cardiaco alla normalità, è consigliabile prendere più tempo e magari fare uno spuntino con cibi leggeri , come, ad es., insalata di pasta, di cereali o di riso perché, in condizioni di affaticamento, lo stomaco rigetta cibi troppo complessi, mentre sono ottimi gli alimenti semplici ed energetici come biscotti integrali, frutta secca. E’ bene utilizzare zuccheri semplici come il fruttosio, mentre la frutta secca è ricca di potassio ed aiuta a prevenire i crampi. Da evitare cibi salati o piccanti perché inducono ulteriore sete : da qui emerge che è fondamentale allenarsi fisicamente prima di affrontare un’escursione!

In quale momento dell’escursione bisogna prestare maggiore attenzione?
Bisogna essere sempre attenti, prudenti e vigili; l’escursione in montagna inizia appena lasciamo l’auto o la struttura ricettiva turistica e finisce quando torniamo da dove siamo partiti! Particolare attenzione merita la discesa perché può diventare pericolosa se la si affronta in condizioni di notevole stanchezza e distrazione (diventano frequenti storte alle caviglie soprattutto nei tratti di ghiaia). In questi casi è doveroso procedere lentamente, camminare al centro del sentiero e mai sul margine, cercare di poggiare il piede in posizione trasversale rispetto alla pendenza del terreno per avere così più aderenza al suolo. E’ vivamente consigliato l’utilizzo dei bastoncini da trekking perché aiutano a scaricare parte del peso sulle braccia alleggerendo così la fatica e le sollecitazioni alle ginocchia. Una cosa da non trascurare: se si prevede di fare tardi perché intrattenuti da un’allegra compagnia in un rifugio, avvisare per tempo la famiglia in modo da evitare un inutile allarmismo.

E la sera finalmente a casa
Rientrati a casa – ragionevolmente affamati – dopo la doccia, mai abbuffarsi con cibi abbondanti, ricchi di grassi e con scarso valore nutrizionale. Per un rapido recupero fisico e per avvertire meno il senso di stanchezza sono da preferire pasta, legumi, cereali, frutta e verdura e acqua a volontà. Sconsigliabile nelle ore successive l’escursione assumere carne rossa perché facilita il processo di acidificazione dei muscoli, al limite è preferibile scegliere quella bianca.

Ho provato a riportare alcuni consigli, alcune raccomandazioni ma in realtà non sono che una sintesi dell’immenso bagaglio tecnico esistente e sarebbero ancora molte le cose da dire. Questo però non deve indurre a pensare che la montagna è per pochissimi e che è meglio restare a casa: quello che ho cercato di far emergere è proprio, invece, che si può godere del fascino e della bellezza della montagna, immergendosi in ambienti stupendi, adottando semplici piccoli accorgimenti, guidati dal buon senso e da accortezza. La natura va rispettata ed ascoltata: riconoscere o prevenire un pericolo nascosto, essere coscienti delle proprie capacità e delle proprie forze, può far sì che una bella escursione rimanga tale…in modo da ricordarla tutto l’anno!

Nella speranza di essere riuscito nel mio intento, non resta che augurare buone escursioni a tutti nel rispetto delle regole dettate dalla sicurezza, nel rispetto dell’ambiente montano – flora e fauna e nel rispetto delle regole del buon senso in generale, delle culture e delle tradizioni locali.

Permettetemi due ultime raccomandazioni nell’interesse di tutti gli amanti della montagna: mai lasciare i rifiuti in giro, ma riportarli a valle. Se una buccia di banana ci mette circa 6 mesi a degradarsi, una lattina impiega 500 anni! Evitare di fare rumore perché la montagna è fatica, solitudine, silenzio…. e chissà, magari si potrà anche avere la fortuna di vedere qualche animale selvatico!

Paolo De Luca Maestro di escursionismo e di sci Nato e cresciuto in montagna, per lui è sempre stato naturale viverla sia d’inverno sia d’estate. La sua passione ha fatto sì che diventasse Maestro di escursionismo e Maestro di sci alpino, collaborando con la Scuola di Sci Claviere (TO) e con la stazione internazionale di Le Deux Alpes (Francia). Amico di Gustav Thoeni, con il campione olimpico condivide la convinzione che in montagna non esistano titoli e che non si finisca mai di imparare, perché il segreto sta nell’umiltà e nel rispetto delle regole dettate dalla sicurezza

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