Papere, ippopotami e conigli: le sculture giganti che popolano il mondo

Una papera di gomma galleggia di fronte a Osaka, un ippopotamo di legno osserva Londra, sorpreso, dalle acque del Tamigi. E l'arte diventa un grande gioco

Possiamo riuscire a guardare il mondo con gli stessi occhi di quando eravamo bambini? Riusciremmo a osservare spazi e luoghi con lo stesso incantato stupore che ci faceva spalancare la bocca di fronte a qualcosa di vivido e colorato? Si è chiesto proprio questo l’artista olandese Florentijin Hofman che nel corso del suo cammino artistico ha creato delle installazioni urbane fuori dagli schemi: enormi papere, ippopotami, conigli, volpi, panda, barchette di carta, corvi e chi più ne ha più ne metta.

Sculture giganti che, nonostante le dimensioni a dir poco ragguardevoli, non fanno a pugni con il paesaggio. Anzi: si integrano alla perfezione. Come nei più semplici giochi da bambini, quando una vasca da bagno diventava un laghetto nel quale la fida paperella di gomma galleggiava e si immergeva fiera, Hofman sceglie delle cornici che, già di base, suggestionano l’immaginario collettivo, e le trasforma in basi per le sue storie.

Florentijin Hofman, Rubber Duck

La Rubber Duck di Florentijin Hofman

Storie che per quanto fantastiche sono sempre mirate alla sensibilizzazione: in buona sostanza, infatti, Hofman crede che le sue opere, collocate nei più famosi luoghi pubblici, consentano a chi le guarda di provare emozioni profonde pur facendo riflettere su tematiche non proprio comode. Il tema principale è l’accesso all’arte che, per Hofman, dovrebbe essere garantito a chiunque a prescindere da nazionalità, religione o luogo del mondo.

L’arte, per Hofman, deve essere lontana dal becero commercio, distante dalle logiche del guadagno, visibile a tutti senza la necessità reale di pagare un biglietto: deve essere puro stupore. E la sua Rubber Duck è forse l’esempio più lampante della sua filosofia artistica. Sì, perché dal 2007 a oggi è apparsa in (quasi) ogni parte del mondo: dalla sua prima apparizione a Saint-Nazaire, in Francia, si è spostata a San Paolo in Brasile, a Osaka in Giappone, a Auckland in Nuova Zelanda. E poi, ancora, è comparsa in Belgio, in Australia, in Cina negli Stati Uniti, in Vietnam, in Corea del Sud, in Canada e in Cile, collezionando decine di tappe e, ovviamente, essendo sempre ben visibile a tutti.

Florentijin Hofman, HippopoThames

L’HippopoThames di Florentijin Hofman

Ma non è tutto qui. Hofman punta a creare opere che siano interattive e generino dialogo con e tra il pubblico. Di base, tantissime delle sue opere pubbliche mirano a riunire le persone per fare in modo che migliaia di sguardi diventino uno solo. Esemplare è stata l’apparizione dell’HippopoThames, ippopotamo gigante costruito con pannelli di legno sovrapposti e collocato nel Tamigi a Nine Elms sulla South Bank, sotto lo sguardo del London Eye.

L’HippopoThames è nato in occasione del Festival del Tamigi ed è stato creato per realizzare connettività e interazione con il pubblico. Intorno alla scultura si sono svolti diversi eventi che, per altro, avevano anche lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vulnerabilità degli ippopotami, specie in costante diminuizione per via dell’alta richiesta sul mercato dei loro denti.

Moon Rabbit di Florentijin Hofman

Il Moon Rabbit di Florentijin Hofman

Luoghi e soggetti sono sempre accuratamente selezionati. Il processo creativo di Hofman è uno dei più particolari degli ultimi decenni ed è probabilmente per questa ragione che le sue opere colossali stanno diventando sempre più famose. Ogni volta che realizza un progetto, l’artista considera la cultura, l’ambiente, i temi e i materiali che possono generale dialogo. Una delle sculture che ha fatto più scalpore è stata, probabilmente, il Moon Rabbit, un gigantesco coniglio di pezza.

Il simbolo immacolato dell’infanzia, adagiato su un casolare con lo sguardo sognante verso il cielo, è stato collocato a pochi chilometri dalla base militare taiwanese Taoyuan. L’obiettivo? Condividere un senso di fantasia e immaginazione, una riflessione su un futuro migliore. Al pari del panda per terra, intento a farsi un selfie, il Moon Rabbit è riuscito a lasciare senza fiato chi lo osservava.

Perché sì, per rispondere alla domanda iniziale, tutti possiamo essere ancora in grado di vedere il mondo come se fosse la cornice di un grande gioco. Ma sta a ognuno di noi muoversi per far sì che sia un gioco consapevole, felice e all’insegna della gioia.

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