Giardini italiani in fiore, da Boboli all’isola Bella

Oasi incantate a volte nascoste, colme di fiori e piante

Bellissimi rododendri, azalee, ginestre ma anche orchidee e specie esotiche: con cascatelle, viali alberati, grotte, prati e sentieri. I giardini italiani, voluti da nobili famiglie, capitani, illuminati viaggiatori, cardinali e imperatori, che conobbero il loro momento di massimo splendore nel Seicento e nel Settecento sotto i fasti di illustri casate, sanno da sempre sorprendere, incantare ed emozionare. Il Giardino della Kolymbetra, nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, fu progettato nel 500 a.C. per ordine del tiranno akragantino Terone: si deve al suo architetto Feace la costruzione di una fitta rete di acquedotti, che ancora passano sotto la città odierna, per irrigare quella che un tempo era una landa di terra sterile e desolata. Restituita agli antichi splendori dopo decenni di incuria, oggi è un rigoglioso angolo di profumi e colori mediterranei, con mirti, pioppi, euforbia, ginestre, limoni, mandarini e aranci, coltivati secondo l’antica tradizione araba.

Fontane, terrazze digradanti e prospettive architettoniche conferiscono ai giardini dell’isola Bella sul lago Maggiore l’aspetto di un’oasi incantata, colma di fiori e piante grazie alle continue fioriture che si avvicendano da marzo a novembre. Scrisse Dickens: «Per quanto fantastica e meravigliosa possa essere ed è l’isola Bella, è tuttavia bellissima». Dal 17 al 31 maggio, per la prima volta, si potrà accedere alla Terrazza delle Rose, di norma preclusa al pubblico: qui le spalliere traboccanti dei petali rosso scuro della Blaze si alternano ai rosa della Clair Martin, dal corallo dei boccioli al salmone quindi al pesco della fioritura. Affacciata sul Giardino di Amore, con le sue vasche di ninfee e le aiuole ricamate di bosso, è una dei gioielli dei principi Borromeo, visitabile nel nuovo itinerario Paradisi in terra, insieme ai giardini dell’isola Madre e della Rocca di Angera. Poco lontano, a Verbania Pallanza, saranno aperti fino a novembre i bellissimi giardini botanici di Villa Taranto. Passeggiarvi è come fare un viaggio verso paesi lontani. Magnolie, paulownie, cornus e specie rare (Victoria cruziana, Davidia involucrata, Emmenopterys henryi…) volute e pianificate con cura e amore negli anni Trenta dal capitano scozzese Neil McEacharn, che qui pensò di creare il suo Eden.

Una passione a cui non sfuggirono i Medici a Firenze: a completamento di Palazzo Pitti vollero il Giardino di Boboli e a partire dalla metà del Cinquecento iniziarono ad adornarlo e abbellirlo in un complicato intreccio artistico e botanico, fino a farne un vero e proprio museo all’aperto. Nel corso dei decenni vi arrivarono anche molte specie animali, antilopi africane, un raro esemplare di rinoceronte bianco e a un certo punto, un ippopotamo: c’è ancora, imbalsamato fantasiosamente con delle zampe canine. Non meno vale una visita a Villa d’Este, capolavoro dei giardini barocchi e patrimonio dell’Unesco. Qui il cardinale Ippolito II d’Este, deluso per non essere stato eletto Papa, volle far rivivere i fasti delle corti di Ferrara, Roma, Fointanebleau fino a far rinascere la magnificenza di Villa Adriana.

Fin qui alcuni dei più famosi e celebrati giardini d’Italia. Esistono però molti altri gioielli, spesso poco conosciuti al grande pubblico perché fuori dagli itinerari turistici più praticati: piccoli angoli in cui la natura sembra cedere al volere dell’architettura, costretta nei confini di aiuole simmetriche, giochi di sentieri, zampilli e fontane. Dal parco del castello di Guarene, con una vista che spazia dalle Alpi Marittime alle Langhe, alle quinte vegetali di Villa Gamberaia a Settignano (Firenze) fino al Parco Storico di Seghetti Panichi (Ascoli Piceno). Disse Neil McEacharn: «Un bel giardino non ha bisogno di essere grande, ma deve essere la realizzazione del vostro sogno anche se è largo un paio di metri quadrati e si trova su un balcone».

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