In Italia c’è il Parlamento delle Marmotte, un anfiteatro naturale dove la leggenda incontra la geologia

Sopra la Val Badia, tra Corvara e San Vigilio di Marebbe, un incredibile catino di pietra racconta leggende ladine e vita selvatica in quota: il Parlamento delle Marmotte

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Serena Proietti Colonna

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PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Occorre superare pendii scoscesi che si trovano a 2000 metri di quota nel Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, ma proprio lì, in quel territorio che sembra appartenere a un pianeta differente dal nostro, appare il Parlamento delle Marmotte, una sorta di semicerchio di gradoni rocciosi digradanti, simili a una tribuna di un antico teatro greco (ma) scolpita dalla pioggia e dal gelo millenario.

Il nome ladino è proprio “Parlamënt dles Montanioles” e richiama direttamente la presenza delle marmotte, animali che qui trovano un habitat ideale tra erba bassa, fessure calcaree ed esposizioni soleggiate. Questi curiosi roditori, infatti, emergono dai prati e dalle cavità rocciose soprattutto nelle ore più calde, comunicando attraverso fischi acuti che si propagano rapidamente tra le superfici calcaree (mentre intorno, ovviamente, c’è soprattutto silenzio).

Non vi sorprenderà sapere, infatti, che il comportamento sociale e le abitudini di osservazione rendono questo posto uno dei punti più noti delle Dolomiti per l’avvistamento della specie. La sensazione, però, è quella di trovarsi di fronte a un’architettura voluta da divinità arcaiche, come se sedersi su quei blocchi di dolomia significasse occupare il posto che, nei racconti, spettava ai nobili guerrieri e alle loro sentinelle pelose.

Origine, formazione e leggende del Parlamento delle Marmotte

La straordinaria struttura del Parlamento delle Marmotte deriva da fenomeni carsici e dalla stratificazione dolomitica. Rocce calcaree modellate da erosione e gelo hanno creato superfici spezzate, scalinate naturali e blocchi disposti in modo irregolare ma coerente. Questo è avvenuto perché i sedimenti marini depositati in epoche remote si sono trasformati in rocce dolomitiche attraverso processi chimici e pressioni tettoniche. Poi, il successivo sollevamento alpino ha portato tutto ciò a quote elevate, dove erosione e ghiacciai hanno modellato le forme attuali.

La stratificazione visibile lungo i gradoni mostra differenze di resistenza delle rocce. Alcuni livelli risultano più compatti, altri più fratturati, creando superfici irregolari che definiscono la struttura ad anfiteatro. Acqua e gelo hanno ampliato fessure e cavità, generando un paesaggio che appare costruito per livelli successivi.

Non sono di certo mancati (e non mancano tuttora) i fenomeni carsici che vanno a contribuire alla complessità del sottosuolo. Doline, piccoli avvallamenti e canaloni nascosti testimoniano l’azione dell’acqua nel dissolvere lentamente il carbonato di calcio. La superficie esterna riflette infatti questo processo con una trama che alterna zone lisce e zone spezzate.

L’identità del luogo si rafforza attraverso la combinazione tra geologia e tradizione orale. Narrazioni ladine hanno trasformato un semplice altopiano roccioso in spazio narrativo popolato da figure simboliche. Del resto, siamo nel Regno dei Fanes dove (stando alla tradizione) un antico popolo montano guidato da figure regali e guerrieri avrebbe vissuto in armonia con la natura circostante.

In questo contesto il Parlamento delle Marmotte viene interpretato come spazio simbolico in cui decisioni e incontri avrebbero avuto luogo secondo narrazioni popolari raccolte da Karl Felix Wolff, studioso delle leggende dolomitiche. L’animale, quindi, diventa interprete principale di tale sistema culturale, collegando ambiente naturale e immaginario collettivo.

Marmotte in Italia
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Delle graziosissime marmotte in piedi

Cosa fare e vedere al Parlamento delle Marmotte

L’arrivo al peculiare Parlamento delle Marmotte avviene dopo il superamento dei pascoli dell’Alpe di Fanes. A disposizione dei visitatori ci sono una serie di percorsi segnalati che conducono verso il Rifugio Lavarella e, successivamente, in direzione del Rifugio Fanes, punti da cui si apre la vista completa sull’anfiteatro. Il passaggio progressivo dal bosco alla quota aperta accentua il senso di ampiezza dello spazio, facendo quasi vibrare l’animo di chi arriva fin qui.

Tra i vari punti di interesse lungo il tragitto c’è il Lago Piciodel, il quale appare come una conca limpida circondata da pascoli d’alta quota. Riflessi delle cime circostanti creano una superficie mutevole che varia con il passaggio delle nuvole. Più avanti la Malga Munt de Pices Fanes introduce una dimensione rurale legata alla tradizione dell’alpeggio, con strutture semplici dedicate alla produzione casearia estiva.

Il Rifugio Lavarella, dal canto suo, segna un punto di osservazione privilegiato sull’anfiteatro naturale: da questa posizione si percepisce la vastità del Parlamento delle Marmotte, con i suoi gradoni che sembrano disposti secondo una geometria antica. Poi ancora il Lago Verde (Lè Vert) che si trova poco distante e che non rimane di certo inosservato, poiché introduce una nota cromatica intensa che contrasta con il grigio chiaro delle rocce dolomitiche.

Poi c’è il Rifugio Fanes che amplia la prospettiva verso le vette circostanti, luogo in cui il paesaggio assume una dimensione più aperta, con visuali che si estendono verso il Passo di Limo e il Lago di Limo. Le acque di quest’ultimo bacino, tra le altre cose, cambiano tonalità durante la giornata, passando dal verde al blu profondo a seconda della luce.

È bene specificare, tuttavia, che l’osservazione delle marmotte avviene spesso a breve distanza, soprattutto nei pressi dei prati più esposti al sole. Infine, sappiate che chi ama la storia bellica trova lungo i sentieri limitrofi resti di postazioni della Grande Guerra, sebbene la pace del sito oggi nasconda abilmente le ferite del passato.

Dove si trova e come arrivare

L’area del Parlamento delle Marmotte si colloca tra Alta Badia e Val Badia, con accessi principali da Corvara e San Vigilio di Marebbe. Il versante settentrionale conduce attraverso la valle di Marebbe fino al Rifugio Pederü, punto di partenza più utilizzato per raggiungere l’altopiano.

Per i visitatori sono disponibili collegamenti pubblici stagionali grazie a cui raggiungere San Vigilio di Marebbe da Brunico. Da qui un servizio navetta porta fino a Pederü, oltre i 1500 metri di quota. Da Corvara l’accesso avviene attraverso passi dolomitici che collegano l’Alta Badia con le valli limitrofe, rendendo la zona parte di una rete escursionistica ampia e articolata.

I sentieri principali appartengono alla rete numerata dell’Alta Via delle Dolomiti e i tracciati 7 e 1 conducono verso Rifugio Lavarella e Rifugio Fanes, con collegamenti successivi verso Passo di Limo. I dislivelli sono variabili tra 500 e 700 metri e definiscono un percorso adatto a escursionisti con preparazione media.

Le condizioni meteorologiche assumono un ruolo determinante nella pianificazione della visita. L’ambiente d’alta quota, infatti, può presentare variazioni rapide di temperatura e visibilità. Per questo motivo il periodo estivo offre le condizioni più stabili, mentre primavera e autunno regalano contrasti cromatici intensi tra neve residua e prati verdi.

L’ultimo tratto verso l’anfiteatro introduce a una delle zone più iconiche delle Dolomiti, mentre il silenzio della quota, la presenza dei rifugi e il profilo delle montagne circostanti definiscono un equilibrio visivo che rende questo posto una delle testimonianze più forti del rapporto tra geologia, cultura ladina e paesaggio alpino.