Arrivare davanti alla Liechtensteinklamm scatena una sorta di cortocircuito: fino a pochi minuti prima scorrono prati ordinati, chalet di legno e curve silenziose della Valle di Grossarl. Poi il paesaggio si stringe, l’aria si raffredda e il rumore dell’acqua cresce fino a occupare tutto. Il motivo è da ritrovare nel fatto che si è al cospetto di una gola spettacolare situata a St. Johann im Pongau, circa 65 chilometri a sud di Salisburgo.
Vi basti pensare che per profondità e imponenza viene considerata una delle forre più straordinarie delle Alpi, tanto che alcuni tratti raggiunge quasi i 300 metri di altezza. Il fragore dell’acqua rimbalza sulle pareti verticali e quando a mezzogiorno il sole entra finalmente nella gola, la nebulizzazione creata dalle cascate accende arcobaleni improvvisi tra le rocce.
Natura brutale e ingegneria contemporanea convivono nello stesso spazio grazie a passerelle metalliche, ponti ancorati alla montagna, gallerie scavate nella pietra e la celebre scala Helix (una spirale d’acciaio Corten alta 30 metri che precipita verso il fondo della gola con una geometria futuristica). Parliamo di straordinari elementi che accompagnano il visitatore dentro uno scenario quasi teatrale.
Prima dell’apertura al pubblico, avvenuta nel 1876, questo canyon alpino rappresentava un luogo quasi irraggiungibile. Il merito della trasformazione appartiene alla sezione Pongau del Club Alpino Austriaco e soprattutto al principe Giovanni II del Liechtenstein, finanziatore decisivo dell’opera.
Indice
Origine e formazione della Liechtensteinklamm
La nascita di questo capolavoro della natura d’Austria affonda le radici nell’ultima era glaciale. Circa 15.000 anni fa l’enorme ghiacciaio della zona del Tauri occupava la Valle del Salzach con una massa impressionante di ghiaccio alta fino a 3.000 metri. Quel gigante bianco avanzava lentamente, raschiando montagne e modellando pareti rocciose attraverso una pressione continua durata migliaia di anni.
Con la fine della glaciazione di Würm il ghiacciaio scomparve, lasciando dietro di sé grandi pareti calcaree esposte agli agenti naturali. A quel punto iniziò il lavoro incessante del Grossarler Ache. Torrente dopo torrente, piena dopo piena, l’acqua incise la montagna fino a dar vita a una forra lunga circa 4 chilometri, strettissima in diversi passaggi e profondissima nei punti più spettacolari.
Osservando le superfici della gola si distinguono chiaramente i segni dell’erosione: rocce lisce, curvature naturali, cavità levigate e canali scolpiti dalla corrente raccontano una storia geologica lentissima. Pareti scabre si alternano a tratti quasi lucidati dalla forza dell’acqua, mentre alcuni massi giganteschi restano incastrati sopra il torrente e piccole cascate laterali precipitano tra felci e muschi verdissimi.
L’effetto scenografico dipende anche dalla luce. Gran parte della giornata, infatti, resta in ombra a causa dell’altezza delle pareti. Quando il sole raggiunge il fondo della gola, invece, la nebbia d’acqua riflette bagliori argentei e cerchi colorati. Dal punto di vista naturalistico, la Liechtensteinklamm rappresenta uno dei monumenti naturali più importanti del Paese.
Per questo motivo, protezione ambientale e sicurezza convivono attraverso interventi tecnici sofisticati. Dopo una frana avvenuta nel 2017, il sito venne chiuso temporaneamente. La riapertura del 2020 portò nuove gallerie, reti paramassi lunghe oltre 1.100 metri e un sistema di monitoraggio in grado di rilevare movimenti minimi nella roccia.
Passerelle, cascate e la vertigine della scala Helix: come funziona la visita
Prima di qualsiasi altra cosa, sappiate che l’esperienza dentro la Liechtensteinklamm è innanzitutto fisica e poi panoramica. Rumore, umidità e vibrazione dell’acqua accompagnano l’intero percorso. Il sentiero turistico accessibile misura circa 1 chilometro e richiede mediamente 1,5 ore tra andata e ritorno. Per l’intera visita, quindi, conviene considerare almeno 3 ore.
Dopo l’ingresso iniziano subito ponti metallici e gallerie plasmate nella montagna. Ci sono dei tratti che passano accanto a pareti strettissime, mentre altri si aprono sopra pozze spumeggianti attraversate da getti potentissimi. L’acqua del Grossarler Ache appare quasi bianca per la velocità della corrente.

Helix arriva poco dopo il primo tratto del percorso ed è impossibile restare indifferenti davanti alla sua struttura. Scala elicoidale in acciaio Corten, moderna e scultorea, scende nella gola seguendo una linea spiraliforme che amplifica la sensazione di profondità. Vista dall’alto ricorda una gigantesca vite infilata nella montagna.
Architettura contemporanea e paesaggio alpino qui dialogano in modo sorprendente. Acciaio color ruggine, roccia bagnata e vegetazione mettono in scena una tavolozza quasi emozionante. Più avanti il percorso raggiunge la grande cascata finale, alta più o meno 49 metri. Da qui l’acqua precipita con una violenza assordante dentro un anfiteatro di pietra coperto di muschio. Nebbia sottile e gocce gelide riempiono l’aria e restare immobili davanti a quel punto equivale a percepire tutta la potenza del canyon.
Durante alcune serate speciali di maggio prende vita anche la “Klammwolke“, evento celebrativo realizzato tra torce, musica classica e illuminazioni scenografiche. La gola cambia volto: si riempie di riflessi dorati sulle pareti umide, di acqua illuminata dal basso e di oscurità alpina.
Dove si trova e come arrivare
La Liechtensteinklamm si trova a St. Johann im Pongau, nel Land di Salisburgo, quindi Austria centrale. In auto la soluzione più semplice passa attraverso l’autostrada A10 Tauern Autobahn con uscita sulla B311 verso il quartiere di Plankenau. Cinque parcheggi servono l’area della gola, con il P1 situato accanto all’ingresso principale. Da lì parte un breve tratto asfaltato lungo circa 450 metri che conduce alla biglietteria e all’imbocco del canyon.
Chi preferisce i mezzi pubblici può raggiungere St. Johann in treno partendo da Salisburgo. Successivamente un citybus connette il centro alla zona di Plankenau. L’ultimo tratto va comunque fatto a piedi tra alberi e pendii verdi prima del cambio totale di scenario.
La stagione turistica va da maggio a fine ottobre. Tra maggio e settembre gli accessi restano aperti dalle 9 alle 18, mentre ottobre segue orari ridotti fino alle 16. Estate e inizio autunno rappresentano i periodi più suggestivi grazie alla portata del torrente e ai giochi di luce dentro la gola. Scarpe adatte e buona stabilità aiutano parecchio lungo passerelle e scale metalliche, anche perché alcuni tratti risultano umidi e scivolosi a causa della continua nebulizzazione prodotta dalle cascate.
Poi arriva il momento dell’uscita: con il rumore dell’acqua alle spalle e la Valle del Salisburghese davanti agli occhi, si ha addosso una sensazione rara, di quelle lasciate dai luoghi in grado di sembrare antichissimi e futuristici nello stesso istante.