Una larga fetta di popolazione possiede un’immagine stereotipata del Belgio, ovvero quella di nazione piatta e industriale. Niente di più sbagliato, perché nella provincia di Namur, per esempio, questa convinzione diviene un vero e proprio abbaglio: è una zona in cui la terra decide di impennarsi bruscamente, dando vita a pareti verticali di roccia grigia. E proprio qui, appoggiato precariamente sull’orlo di un precipizio calcareo alto 50 metri, si eleva il Castello di Walzin.
La prima impressione ha qualcosa di irreale: una massa di pietra chiara, torri merlate, finestre ogivali e una facciata lunghissima che corre per oltre 100 metri lungo la cresta rocciosa. Sotto, invece, il fiume curva lento in un’ansa profonda e scava pareti verticali che trasformano il maniero in un nido d’aquila. Una sorta di magica fusione tra la roccia e il lavoro dell’uomo, così ben fatta ed emozionante che gli vale persino il soprannome di “Neuschwanstein belga”, paragone che rende l’idea della teatralità della sua sagoma.
Oggi l’edificio è di proprietà privata, una distanza che però alimenta fascino e mistero. Lo si osserva dall’esterno, dai sentieri, dalla riva opposta, o dal ponte pedonale che attraversa la Lesse. Ma, nonostante questo limite, vale assolutamente la pena arrivarci.
Indice
Breve storia del Castello di Walzin
Le origini del Castello di Walzin affondano nelle nebbie dell’XI secolo, epoca in cui il controllo delle vie d’acqua garantiva il potere assoluto sul commercio regionale. Stando ad alcune fonti, furono i Principi-Vescovi di Liegi a individuare in questo sperone roccioso la posizione perfetta per erigere un avamposto difensivo contro le mire espansionistiche dei signori vicini.
La storia di Walzin scorre parallela alle sofferenze del territorio vallone, segnato da assedi brutali e incendi devastanti. Basti pensare a Guillaume de La Marck, soprannominato il “Cinghiale delle Ardenne”, un signore feudale così potente e spietato da incarnare perfettamente la fase oscura delle guerre locali. Eppure, nonostante le ferite belliche, la struttura rinacque più volte dalle proprie ceneri, passando di mano in mano tra famiglie illustri legate a questo particolare territorio del Belgio.
La sua rinascita definitiva avvenne nel XIX secolo con il barone Alfred Brugmann, il quale acquistò le rovine per iniziare una stagione di restauri che culminò nel 1881 sotto la direzione dell’architetto spagnolo-fiammingo Émile Janlet, per poi continuare con Octave Flanneau, che nel 1932 conferì al maniero il fiabesco aspetto attuale.
Dal 1997 il complesso è tutelato come bene classificato, mentre nel 2013 ottenne il riconoscimento di patrimonio eccezionale della Vallonia. Oggi appartiene al conte Alexis de Limburg Stirum, discendente di antiche linee nobiliari connesse alla storia del sito.
Curiosità e leggende
Il fascino di Walzin ha sedotto, nel corso dei secoli, artisti e scrittori. Ne è un esempio Victor Hugo, che ne ha realizzato un disegno nel 1863 catturato dall’equilibrio tra roccia e architettura. Anche il pittore Gustave Courbet e il disegnatore Remacle Leloup trovarono ispirazione tra queste mura.
Una voce popolare narra di un’antica torre in rovina nei boschi adiacenti, forse resto di una struttura precedente, quasi totalmente inghiottita dalla rigogliosa vegetazione circostante. Alcuni esploratori la raggiungono attraversando sentieri poco battuti, ma il terreno scosceso richiede prudenza assoluta.
I giardini costituiscono un capitolo a parte. Il progetto è firmato da Louis Julien Breydel, lo stesso architetto del Giardino Botanico di Bruxelles, ed è un pullulare di terrazze verdi e alberature studiate che dialogano con la roccia.
Cosa vedere (da fuori)
Come già detto, sfortunatamente i cancelli del Castello di Walzin restano serrati per i visitatori comuni come noi. Ciò vuol dire che l’unico modo per ammirare tale magnificenza architettonica consiste nell’osservarla dall’esterno, ma per fortuna da diverse angolazioni e tutte altamente affascinanti.
La più celebre si trova oltre il ponte pedonale sul Lesse. Attraversato il passaggio, un prato ampio si apre di fronte alla facciata principale. Da qui si percepisce l’intera lunghezza dell’edificio, le torri che si susseguono, le finestre strette e i contrafforti che sembrano artigli ancorati alla scogliera.

Un’altra angolazione nasce dalla riva del fiume, con l’acqua che riflette le mura nelle giornate calme, mentre canoe colorate scivolano sotto la parete rocciosa: il Lesse è rinomato per i percorsi in kayak, attività che consente una visuale ravvicinata e dinamica.
Per chi ama i panorami dall’alto, ci sono pure alcuni sentieri boschivi che conducono verso affioramenti rocciosi laterali. Da lì la prospettiva cambia radicalmente. Il castello appare di profilo, incastonato nella parete calcarea, con la valle che si estende sullo sfondo. Il terreno è irregolare, i dislivelli bruschi e l’assenza di protezioni impone attenzione massima.
Lungo la stessa area partono itinerari escursionistici che uniscono Walzin al Castello di Vêves, altra fortezza medievale ma, in questo caso, visitabile internamente. Il percorso di circa 15 chilometri congiunge boschi, campi e scorci sulla valle della Mosa.
Dove si trova e come arrivare
Il castello sorge in Rue de Walzin, nel territorio comunale di Dinant, provincia di Namur. La capitale del Belgio, Bruxelles, dista poco più di un’ora in auto (traffico permettendo).
In macchina si raggiunge Rue du Barrage, grazie alla quale arrivare a un piccolo parcheggio nei pressi del fiume Lesse. Ma non è finita, perché occorre poi intraprendere un sentiero pianeggiante che accompagna verso il ponte pedonale e il prato panoramico. Il fondo può risultare fangoso nei mesi freddi.
Chi preferisce il trasporto pubblico parte dal centro di Dinant. La linea di autobus 67/1 conduce verso la zona di Furfooz. Dalla fermata bisogna poi proseguire a piedi per circa 3 chilometri e mezzo, attraversando campagna e tratti boschivi.
Ci vogliono duque un po’ di organizzazione e sforzo, ma quando la sagoma di Walzin emerge tra gli alberi, alta sopra il Lesse, la fatica si scioglie. Resta soltanto la sensazione di trovarsi al cospetto di un posto che ha visto passare eserciti, nobili, artisti, e che oggi domina la valle con la stessa fierezza di mille anni fa.