Stop agli impianti sci fino al 5 marzo: le reazioni degli addetti ai lavori

Alla vigilia della riapertura degli impianti sciistici nelle località di montagna in Italia è arrivato l'ennesimo stop del ministero della Salute

Alla vigilia della riapertura degli impianti sciistici nelle località di montagna in Italia è arrivato l’ennesimo stop del ministero della Salute direttamente dal ministro dell’ex governo Conte riconfermato dal nuovo governo di Mario Draghi, Roberto Speranza. Anziché riaprire il 15 febbraio, come previsto, gli impianti riapriranno – se tutto andrà bene – il 5 marzo.  La notizia ha creato sconcerto tra gli operatori del settore.

Da una parte, infatti, la speranza era che finalmente la stagione sciistica e tutto ciò che ne consegue ripartisse dall’altra è stato motivo di ulteriore preoccupazione per chi lavora in questo settore. E sono tantissimi.

Non si tratta solo degli addetti agli impianti sciistici e alla manutenzione delle piste, ma nello stop sono coinvolti gli hotel, i bar e i ristoranti, i rifugi di montagna, i maestri di sci, i negozi e tutto il turismo delle località montane. Fra le misure decise venerdì 12 dal governo (uscente) non è stato prorogato il divieto di apertura degli impianti sciistici, che quindi – nelle Regioni in “zona gialla”, come previsto dalle norme in vigore – si erano organizzati per l’apertura.

Abbiamo raccolto le testimonianze delle decine di e-mail che abbiamo ricevuto nelle ultime ore ed ecco il sentimento degli addetti ai lavori e degli esperti.

Insostenibile questo tira e molla”, ha replicato all’annuncio arrivato alle ore 20 del 14 febbraio, poche ore prima dell’apertura degli impianti l’ANEF, Associazione nazionale esercenti impianti a fune definendolo “ingiusto, irrispettoso dell’impegno che la categoria ha profuso in questi mesi”. Valeria Ghezzi, presidente ANEF ha infatti ricordato che “È stato lo Stato che ci ha dato il via libera, naturalmente nel pieno rispetto delle normative. Siamo furiosi, sembra una presa in giro”.

“I danni sono drammatici, ha dichiarato Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente dell’Associazione italiana confindustria alberghi “le aziende del settore si erano preparate alla riapertura, attesa da mesi e annunciata da diverse settimane, con acquisti e l’assunzione del personale. La situazione era già drammatica, ma il cambiamento intervenuto all’ultimo minuto ha comportato per le aziende l’ennesimo grave danno per gli ulteriori costi sopportati in questi giorni per preparare la riapertura”.

Molto sconcerto arriva dalle stesse località sciistiche, da cui dipende tutta l’economia – e il benessere psico-fisico –  di un paese se non addirittura di un comprensorio o una Regione intera che vive di turismo e del suo indotto.

“Siamo delusi e sconcertati da quanto abbiamo appreso”, ha commentato Marco Rocca, AD di Mottolino Spa a Livigno, una delle principali località sciistiche d’Italia nonché una delle sedi scelte per la XXV edizione dei Giochi olimpici invernali del 2026. “Dopo tante false partenze e una concertazione che si è protratta per mesi ci ritroviamo di fronte a un brusco dietrofront, e proprio alla vigilia dalla riapertura. Il danno economico è infatti gravissimo. Questo stop comporta altri mancati introiti, a fronte delle spese pur notevoli che abbiamo sostenuto”.

“Una doccia fredda che nessuno si aspettava”, ha commentato il Presidente dell’ATL del Cuneese, Mauro Bernardi. “Siamo tutti consapevoli della gravità della situazione pandemica, alla quale si sta però associando una sempre più consistente crisi economica che sta sgretolando l’imprenditoria del settore, ma non solo. Lo sci non deve, in questo momento, essere associato a un mero concetto di divertimento, ma a una questione di lavoro e di vita. Ricordiamo che l’indotto del comparto neve, nella sola provincia di Cuneo, ruota sui 200 milioni di euro: il che significa creazione di posti di lavoro, dignità e futuro. Non si può pensare che le stazioni sciistiche, così come i ristoranti, le baite in quota, le strutture ricettive e i servizi dell’indotto possano aprire o chiudere dall’oggi al domani”.

La speranza di tutto il comparto turistico (che vale il 13% del PIL italiano), e non soltanto del settore della montagna, che è solo uno dei tanti in crisi per via della pandemia, è che con l’istituzione da parte del nuovo governo Draghi di un ministero del Turismo, il cui compito è stato assegnato al neoministro Massimo Garavaglia, si possa presto vedere la luce in fondo al tunnel.

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