Take me back, viaggi umanitari fai-da-te, alla scoperta di vere emozioni

Wanderlust, bliss e serendipity, per molti sono solo parole alla moda ma per Andrea Mariani e Antonio Di Leonardo sono un nuovo modo di vivere. Ecco cosa ci hanno raccontato

Andrea e Antonio sono amici dai tempi della scuola e insieme hanno scoperto la bellezza della solidarietà, il valore che sta alla base del loro progetto. Vi abbiamo raccontato di loro un paio di anni fa, all’inizio della loro avventura. Li ritroviamo ancora più convinti e appassionati.

“Ci conosciamo dai tempi della scuola e fin da subito abbiamo avuto la percezione che avremmo, prima o poi, sviluppato qualcosa insieme. La cosa che più amo di questo progetto è che dà la possibilità di conoscere persone che viaggiano sulla tua stessa frequenza, persone non condizionate dalle sovrastrutture che la nostra società ci impone fin da piccoli. Persone di diverse culture con le quali si creano legami forti spinti dallo stesso obiettivo.”

“Take me Back è nato con l’obiettivo di risvegliare nelle persone la bellezza della solidarietà”, ci raccontano i due amici. “In due anni l’interesse è cresciuto tantissimo, sono cresciuti i corrieri da 2 a più di 10 e abbiamo prodotto anche il film Serendip, (insieme al regista Marco Napoli, ndr). Il nostro intento è prima di tutto quello di coinvolgere sempre più persone e trasformarle in corrieri solidali, risvegliando in loro la magia della solidarietà”.

Take me back

Take me back – Thailandia

Giunti alla terza missione, i corrieri solidali hanno fatto tesoro delle esperienze in Thailandia e Sri Lanka, e ora sono impegnati per la Tanzania, accorsi in aiuto dei bambini della Alpha school di Arusha. Il successo delle missioni di Take me Back è improntato sulla trasparenza: la raccolta avviene su Facebook, e i fondi sono impiegati per acquistare cibo e materiale scolastico direttamente in loco. Tutto viene documentato, praticamente in diretta, con testimonianze video.

Antonio e Andrea sono stati colpiti dritti al cuore dalla “meraviglia e la gratitudine negli occhi dei bambini e lo spirito di solidarietà della gente del posto disposta ad aiutarci senza chiedere nulla in cambio: – Siete venuti qui da così lontano per aiutare i nostri bambini e la nostra gente… perciò noi vogliamo e dobbiamo aiutarvi in qualsiasi modo – . Questo è ciò che ci sentiamo dire dalle persone del posto, che comprendono perfettamente quello che stanno facendo”.

Ciò che magari non comprendono immediatamente è che i corrieri solidali lo fanno soprattutto per loro stessi, perché per loro sono esperienze magiche, emozioni forti, occasioni per mettersi alla prova e che aiutano nella crescita personale.

Come si diventa corriere solidale?
Le missioni vengono scelte in base alle richieste di aiuto che arrivano al sito Take me Back. Chiunque può registrare un video con una richiesta di aiuto (qui l’esempio della Tanzania) e inviarlo al sito.

“Noi verifichiamo la possibilità di far partire una raccolta fondi ad hoc per poi portare a termine la missione acquistando il materiale sul posto, in modo da creare un indotto, e consegnando tutto direttamente nelle mani dei bambini”, ci raccontano. “Questo è uno dei tanti modi per entrare nel Team, come spiegato nella sezione unisciti a noi del sito web”.

Chi dona riceve sempre molto di più di quanto ha elargito. L’esperienza offerta da Antonio e Andrea è quella di un viaggio umanitario e la riscoperta della parola ricchezza. Il corriere solidale si arricchisce di sorrisi, scoperte, esperienze e momenti inattesi. Nei viaggi si raggiungono posti molto lontani dalle rotte turistiche, luoghi dove ancora i visitatori sono visti come curiosità e opportunità di condivisione, non come ‘bancomat che camminano’. Andrea e Antonio ci spiegano ancora che “Consegnare doni personalmente dove manca l’essenziale e dove un piccolo dono regala sorrisi immensi è un regalo di emozioni altrettanto immense per se stessi. Sono convinto che se le persone più egoiste al mondo scoprissero il piacere di aiutare gli altri, inizierebbero anch’esse a farlo. Il nostro obiettivo è arrivare al cuore di queste persone”.

Provare per credere.

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