Monte Bianco, mia passione

La grande vetta può essere raggiunta con ramponi e piccozza, ma anche stando comodamente seduti in poltrona davanti al televisore

monte-bianco Il Monte Bianco sugli schermi di molte televisioni italiane: non si tratta dell’ennesima tragedia che vede accorrere cronisti assetati di sangue maledicendo la “montagna assassina”, ma di un reality che ha preso il via in questi giorni su RAI 2. Un’occasione semiseria per parlare di montagne, di pericoli, di bellezza, di fatica nell’ambito di qualcosa che non è la vita normale ma una “gradevole” fiction.

Il Monte Bianco, la cima più alta delle Alpi con i suoi 4810 m, che è guardato sempre con molto rispetto, per le sue caratteristiche di vetta a cui avvicinarsi con preparazione e attenzione, è anche il punto di incontro di tanti sogni a misura delle possibilità di ciascuno: ci si può avvicinare con piccozza, ramponi e adeguato allenamento come pure si può trascorrere, sia sul versante italiano che su quello francese o svizzero, una piacevole giornata su uno dei suo fondovalle, senza rischiare alcunché godendosi paesaggi incantevoli, prati, fiori, profumi e sole.

Il massiccio offre pure a chi è già più esperto e esigente un bellissimo tour che in poco più di una settimana permette di girare attorno al massiccio, da valle a valle: buone gambe, preparazione e conoscenza dell’andare per monti sono requisito necessario, ma le sensazioni che uno si porterà a casa saranno uniche, tanto che da tutta Europa, e anche da più lontano, vengono apposta per questa alta via.

Una fitta rete di rifugi permette di elevarsi verso le creste e le tante cime dando la possibilità a chi si intende di alpinismo e arrampicata di seguire le tracce di percorsi e ascensioni entrate nel novero delle grandi imprese. Ma i grandi panorami gustati dall’alto possono non essere esclusiva di pochi “esperti” bensì sono alla portata anche dei più comuni “mortali” che, con saggezza e attrezzatura adeguata, possono apprezzarli portandosi in quota con la nuova funivia che parte da sopra Courmayeur e raggiunge il crinale. Qui, volendo, è possibile proseguire con una ovovia che passa alta sopra la Mer De Glace raggiungendo il crinale opposto, che si affaccia su Chamonix, in Francia. Poi uno può scendere e rientrare a Courmayeur passando attraverso il Traforo del Monte Bianco o percorrere, a ritroso, la strada appena fatta.

Un discorso a parte merita la Mer De Glace (il mare di ghiaccio) che riempiendo l’anfiteatro che si apre sotto la cresta che porta alla cima del Bianco giunge fino al fondovalle francese. Diciamo più precisamente che ci giungeva ancora fino a circa un secolo fa ma in questi ultimi cento anni, colpa dell’innalzamento della temperatura, la spessa coltre di ghiaccio si è assottigliata e accorciata in modo impressionante. Un trenino che sale dalla parte francese sino a circa metà del ghiacciaio fino all’inizio del 1900 permetteva di accedervi direttamente, oggi invece impone di scendere in verticale di qualche centinaio di metri per poter mettere finalmente piede sul ghiaccio.

Una nota di colore è l’incredibile “duello” con la Francia su quella che dovrebbe essere la linea di confine tra i due Stati: da carta a carta e da trattato a trattato, con la Francia che non trova quelli a suo svantaggio e il silenzio dell’Italia che avvalora certi dati di fatto, il confine oscilla comprendendo nella linea spartiacque, in un caso o nell’altro, la cima del Bianco.

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Monte Bianco, mia passione