Perché le isole Svalbard possono essere chiamate “casa” da tutti

Le isole Svalbard possono essere chiamate "casa" da chiunque lo voglia, tuttavia viverci non è il massimo

Si è ancora a bordo dell’aereo che già dai finestrini si incominciano a intravedere maestose cime innevate. Perlomeno durante un certo periodo dell’anno, quando c’è il sole 24 ore su 24. Nell’altra metà dell’anno, invece quel che si può ammirare già dal velivolo è un’incredibile oscurità e l‘aurora boreale che danza nei cieli. Benvenuti alle isole Svalbard, l’arcipelago norvegese che tutti possono chiamare “casa”.

Questi lembi di terra magnifici sono situati a 800 km a nord della Norvegia continentale, nel mezzo dell’Oceano Artico. Luoghi davvero fuori dal comune. Basti pensare che sono le località più a Nord del mondo, ma che allo stesso tempo sono uno dei pochi posti del pianeta in cui chiunque può vivere.

Infatti, dei quasi 2.400 residenti che abitano a Longyearbyen, la capitale delle Svalbard, circa un terzo sono immigrati e da più di 50 diversi Paesi. Questo perché i cittadini di qualsiasi Nazione del mondo sono invitati a stabilirsi alle Svalbard senza visto, l’unico requisito fondamentale è che abbiano un lavoro e un posto dove vivere. Ecco perché tutti possono chiamare “casa” le isole Svalbard.

Il motivo per cui tutto ciò è concepibile è piuttosto semplice: all’indomani della Prima Guerra Mondiale 9 paesi firmarono un trattato che garantiva la sovranità della Norvegia sulle Svalbard – oggi 46 paesi fanno parte dell’accordo. Un documento importantissimo che stabilisce che il territorio non può essere utilizzato per scopi militari, attribuendo alla Norvegia la responsabilità di preservare l’ambiente naturale delle isole.

Ma quel che colpisce ancor di più dell’accordo è che esiste una clausola che afferma che non deve esserci distinzione tra il trattamento riservato ai norvegesi e quello indirizzato ai non norvegesi.

Un arcipelago, dunque, che non fa differenze e dal fascino davvero irresistibile. La città di Longyearbyen, per esempio, possiede solo 40 km di strade e nessuna via tra i diversi insediamenti. Questi, infatti, sono accessibili solo in barca in estate o in motoslitta in inverno. Inoltre, qui abitano circa 3.000 orsi polari, un numero che supera quello degli umani che ci vivono.

Tuttavia, nonostante siano aperte a chiunque per vivere, le Svalbard non sono il luogo ideale per nascere o addirittura morire. Qui, infatti, non ci sono ospedali per donne incinte e se qualcuno muore, il governo locale richiede che il corpo venga trasportato in aereo o spedito nella Norvegia continentale. Le sepolture, in effetti, sono state consentite nell’arcipelago solo dagli anni ’50 perché il permafrost delle isole – uno spesso strato di terreno che rimane completamente congelato durante tutto l’anno – non solo preserva i corpi, ma a volte spinge fuori i cadaveri se non sono sepolti abbastanza in profondità.

Inoltre, la media massima della temperatura in estate è di soli 7 ° C . Anche se, negli ultimi anni, la crisi climatica ha portato a un aumento medio delle temperature di 4 ° C, ovvero cinque volte più rapidamente che nel resto del pianeta. Situazione che ha reso, di conseguenza, la isole Svalbard il luogo con il più rapido surriscaldamento del mondo.

Insomma, tutti possono chiamare le favolose isole Svalbard “casa”, ma viverci non è proprio il massimo, mentre visitarle vuol dire lasciarsi andare alla bellezza autentica e alla natura incontaminata.

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