Perché in alcuni aeroporti ci sono davvero i falchi: ecco a cosa servono

Questi rapaci sono diventati i guardiani delle piste, garantendo ogni giorno la sicurezza di migliaia di passeggeri, ma è vero?

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Alessandra Montuori

content writer & storyteller

Appassionata di aerei e viaggi, parla 4 lingue ma i dialetti italiani restano i suoi preferiti. Racconta il mondo dall’alto e da vicino.

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Gli aeroporti sono luoghi affascinanti, quasi sospesi tra realtà e immaginazione. Entrarci per la prima volta è un’esperienza che resta impressa: sono spazi autonomi dove convivono tecnologia, movimento e storie diverse.

Tra le tante cose insolite che possono accadere in aeroporto, però, ce n’è una che sorprende più di tutte: vedere un falco aggirarsi vicino alle piste. E no, non è un caso, in molti aeroporti i falchi “lavorano” davvero!

Falchi e “bird strike”

Gli aeroporti sono ambienti complessi e strutturati, spesso paragonabili a vere città, ma al tempo stesso sono estremamente sensibili a elementi esterni. Tra questi, uno dei rischi più sottovalutati è rappresentato dagli uccelli: la presenza dei falchi è infatti legata alla prevenzione del bird strike, ovvero l’impatto tra un aereo e uno o più uccelli. Si tratta di un fenomeno molto più frequente di quanto si possa pensare e che può causare danni anche gravi ai velivoli, soprattutto ai motori, oltre a rappresentare un rischio per passeggeri ed equipaggio. Questo tipo di eventi sono tutt’altro che rari: secondo i dati dell’ENAC, solo nel 2022 in Italia si sono registrati 2.168 casi.

Questi episodi si verificano soprattutto durante le fasi più delicate del volo, come decollo e atterraggio, e rappresentano un rischio costante per l’aviazione. Per questo motivo, ogni aeroporto è obbligato a mettere in atto strategie di bird control, cioè sistemi per tenere lontani gli uccelli dalle piste e dalle aree operative.

In Italia, questo tema è gestito anche dal Bird Strike Committee Italy, istituito nel 1993 per coordinare tutte le attività legate alla gestione del rischio fauna negli aeroporti.

Perché i falchi sono la soluzione migliore

Tra i diversi sistemi di prevenzione, la falconeria è oggi considerata una delle soluzioni più efficaci e sostenibili. Un aspetto tutt’altro che secondario, se si considera l’impatto ambientale già significativo del trasporto aereo.

I falchi addestrati sorvolano le aree aeroportuali e agiscono come deterrenti naturali: la loro presenza spinge altri uccelli, come piccioni, gabbiani e storni, ad allontanarsi spontaneamente. È importante chiarire che non vengono utilizzati per cacciare o uccidere, ma sono ammaestrati proprio per spaventare e scoraggiare la presenza di altri volatili, sfruttando il loro ruolo di predatori.

Non si tratta quindi di eliminare gli animali, ma di ristabilire un equilibrio, evitando che sostino in zone pericolose. Rispetto ad altri metodi, come dissuasori acustici o sostanze chimiche, i falchi offrono un approccio ecologico e non invasivo, capace di garantire sicurezza senza danneggiare l’ambiente.

Gli aeroporti italiani dove vengono utilizzati

In Italia, diversi scali utilizzano falchi per la gestione della fauna selvatica. Tra questi:

  • Aeroporto di Trieste-Ronchi dei Legionari, vicino alla laguna e quindi particolarmente esposto alla presenza di uccelli;
  • Aeroporto di Torino-Caselle, con sistemi strutturati di controllo;
  • Aeroporto di Firenze-Peretola;
  • Aeroporto di Bari-Palese;
  • Aeroporto di Venezia-Tessera, dove il problema dei gabbiani è particolarmente rilevante;
  • Aeroporto di Pescara.

In alcuni casi, anche strutture militari come l’Aeroporto di Rivolto utilizzano rapaci come deterrenti naturali.

I falchi negli aeroporti quindi non sono lì per caso, ma rappresentano una soluzione concreta a un problema. Sono alleati invisibili e silenziosi, che rendono il volo più sicuro ogni giorno.