Martana, l’isola che custodisce regine, reliquie e silenzi antichi nel cuore della Tuscia

Poco più di 10 ettari emersi dal fuoco, 132.000 anni di geologia, torri in rovina, monasteri perduti, acque limpide e il nome di una regina ancora legato al vento del lago

Foto di Serena Proietti Colonna

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Basta affacciarsi dal lungolago di Marta, nella sponda meridionale del Lago di Bolsena, per capire subito quale presenza calamiti lo sguardo. Poco oltre il porto, a circa 2 chilometri dalla riva, una massa scura interrompe la continuità dell’acqua con una linea curva, ma talmente tanto precisa da sembrare disegnata. Da lontano pare una mezzaluna, mentre da vicino rivela qualcosa di molto diverso: roccia vulcanica, vegetazione fitta, pareti tagliate a picco, ruderi, approdi nascosti, gallerie scavate nella pietra, memorie religiose, delitti politici e racconti tramandati per secoli.

Il suo nome è Isola Martana ed è la più piccola tra le 2 isole del lago con i suoi circa 10 ettari di superficie. Nata da un’esplosione subacquea avvenuta approssimativamente 132.000 anni fa, possiede un fascino quasi magnetico in quanto è un pullulare di fianchi ripidi, prodotti vulcanici stratificati, scarpate scure frequentate da uccelli acquatici, ma anche balze più dolci, terra fertile, lecci, ulivi, oleandri alti quanto alberi e molto altro ancora.

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