Basta affacciarsi dal lungolago di Marta, nella sponda meridionale del Lago di Bolsena, per capire subito quale presenza calamiti lo sguardo. Poco oltre il porto, a circa 2 chilometri dalla riva, una massa scura interrompe la continuità dell’acqua con una linea curva, ma talmente tanto precisa da sembrare disegnata. Da lontano pare una mezzaluna, mentre da vicino rivela qualcosa di molto diverso: roccia vulcanica, vegetazione fitta, pareti tagliate a picco, ruderi, approdi nascosti, gallerie scavate nella pietra, memorie religiose, delitti politici e racconti tramandati per secoli.
Il suo nome è Isola Martana ed è la più piccola tra le 2 isole del lago con i suoi circa 10 ettari di superficie. Nata da un’esplosione subacquea avvenuta approssimativamente 132.000 anni fa, possiede un fascino quasi magnetico in quanto è un pullulare di fianchi ripidi, prodotti vulcanici stratificati, scarpate scure frequentate da uccelli acquatici, ma anche balze più dolci, terra fertile, lecci, ulivi, oleandri alti quanto alberi e molto altro ancora.
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L'isola appartiene a privati (viene spesso utilizzata come location per matrimoni) e l'approdo richiede un'autorizzazione specifica. Proprio questa condizione, però, ha fatto sì che preservasse un'aura rara, quasi intatta e in cui è custodita una quantità sorprendente di storia. E, a quanto pare, anche un "rumoroso" fantasma.
Breve storia e leggende dell'Isola Martana
Molto prima del Medioevo, la Martana aveva già attirato presenze umane: una delle testimonianze più antiche riguarda un cippo funerario etrusco con inciso il nome "Aule Talus", ritrovato tra materiali di costruzione del vecchio approdo medievale sommerso. Un dettaglio minimo, eppure sufficiente per intuire quanto questo scoglio fosse conosciuto già in epoca preromana.
Le vicende più celebri, tuttavia, portano entrambe un nome femminile. La prima figura appartiene al culto cristiano delle origini. Intorno al 303, durante le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano, la tradizione racconta che Santa Cristina, figlia del prefetto Urbano di Volsinii, venne rinchiusa in una torre sull'isola a causa della sua fede. Secoli più tardi, tra il 1078 e il 1084, Matilde di Canossa avrebbe recuperato le sue reliquie trasferendole a Bolsena, contribuendo alla nascita del culto che ancora oggi caratterizza la città.
La seconda vicenda ha il peso della grande politica europea. Nel 526, alla morte di Teodorico il Grande, sua figlia Amalasunta assunse la reggenza del regno ostrogoto. Colta, educata e in grado di parlare latino e greco, rappresentava una figura fuori scala per il suo tempo. Per consolidare il potere sposò il cugino Teodato. Fece un scelta politica, più che sentimentale, ma proprio quell'alleanza si trasformò nel suo destino.
Nel 535 Amalasunta venne confinata sulla Martana, poi assassinata. L'episodio fornì all’imperatore bizantino Giustiniano I il pretesto per avviare la guerra gotica, uno dei conflitti più devastanti della storia italiana altomedievale. Qui nasce il soprannome più suggestivo dell'isola: per molti abitanti della Tuscia, la Martana resta ancora l'Isola della Regina.
La leggenda locale aggiunge dettagli che la storiografia lascia in ombra. Nelle giornate di tramontana, raccontano alcuni pescatori, il vento porterebbe ancora un grido proveniente dalle rocce del lato settentrionale. Un'altra tradizione, invece, parla di un tesoro nascosto appartenuto alla sovrana ostrogota, forse gioielli, forse monete o forse soltanto memoria trasformata in racconto.
Nel IX secolo la Martana tornò protagonista. Per la precisione durante le incursioni saracene, quando famiglie provenienti dalle rive del lago trovarono rifugio su questo scoglio fortificato. Nacque una piccola comunità autonoma, con abitazioni, impianti fissi di pesca, torri, mura e almeno 2 chiese, dedicate a Santo Stefano e San Valentino. Più tardi arrivarono Benedettini, Agostiniani, Camaldolesi e Minimi di San Francesco di Paola, con conseguenti secoli di preghiera, studio, amministrazione e dispute politiche tra Viterbo, Orvieto, la Santa Sede e i Farnese.
Poi il vuoto: dopo la caduta del Ducato di Castro nel 1649, la vita monastica svanì quasi del tutto.
Circumnavigarla dal lago, tra rupi nere, ville nascoste e il Bagno della Regina
Partendo dal porto di Marta o dai moli di Capodimonte, la barca si avvicina prima al settore meridionale, quello più aperto. Qui il profilo appare quasi accogliente con lecci, ulivi, oleandri, radure e costruzioni private immerse nel verde. Tra la vegetazione compaiono ville realizzate sui resti di antichi edifici religiosi, pietra chiara mescolata a murature più antiche e finestre che osservano il lago da posizioni strategiche.
Poco oltre, quasi nascosto dalla vegetazione, affiora ciò che resta del vecchio porticciolo medievale, oggi in gran parte sommerso. Salendo con lo sguardo verso la cima compare il simbolo più riconoscibile dell'isola: una torre semidiroccata di cui non si ha alcuna certezza su quante ricostruzioni abbia attraversato, quanti assedi abbia osservato e quanti monaci abbiano attraversato quel punto.
A metà costa, tra arbusti spontanei, si apre invece una cavità naturale che conduce verso uno dei dettagli più sorprendenti dell'intera Martana. Si tratta di una galleria interna, scavata nella roccia, che compie 2 curve e raggiunge la riva opposta. Alla fine del percorso si trova il cosiddetto Bagno della Regina Amalasunta, un piccolo approdo nascosto associato, secondo la tradizione, agli ultimi giorni della sovrana.
Proseguendo verso nord, la scena cambia radicalmente. La vegetazione si ritira e le pareti scure precipitano direttamente nell'acqua limpida del lago. Questa doppia anima, fertile da una parte, aspra dall'altra, rende la Martana diversa perfino dalla sua sorella maggiore, chiamata Isola Bisentina (che invece si può visitare).
Dove si trova e come arrivare
L'Isola Martana appartiene al territorio comunale di Marta, nella provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia laziale. Si trova nella porzione meridionale del Lago di Bolsena, a poco più di 1 chilometro dalla costa nei pressi della località Kornos, circa 2 chilometri dal centro abitato. Il punto di partenza più immediato è il porto di Marta, facilmente raggiungibile in auto da Montefiascone, da Viterbo oppure da Roma attraverso la Cassia.

L'accesso diretto richiede autorizzazione privata, ma circumnavigarla in battello o con piccole imbarcazioni locali (particolarmente frequenti durante la bella stagione) ha assolutamente un fascino irresistibile. Del resto è proprio da lì, con il lago calmo sotto la chiglia e la mezzaluna di pietra che cresce metro dopo metro davanti agli occhi, che la Martana rivela finalmente ciò che la cartografia, le cronache e le fotografie riescono soltanto a suggerire: un'isola piccola abbastanza da essere penetrata con uno sguardo, ma altrettanto immensa da attraversare 132.000 anni di memoria.