Dopo 28 mesi riapre un posto unico al mondo

Riapre al turismo, dopo oltre 2 anni, una remota isola vulcanica altamente misteriosa e suggestiva: di quale si tratta e tutto quello che c'è da sapere

Sono passati 28 mesi da quando questa remota isola vulcanica, altamente misteriosa e suggestiva, ha chiuso le sue frontiere al turismo internazione. Ma dall’1 agosto, finalmente, questo lembo di terra immerso nel Pacifico, uno tra gli ultimi angoli del pianeta, ha riaperto ai viaggi di piacere, eppure la situazione è decisamente particolare.

Cosa sta succedente sul’Isola Pasqua

Il luogo di cui vi parliamo è la famigerata Isola di Pasqua, una vera e propria meraviglia appartenente al Cile, con una popolazione di quasi 8.000 abitanti, Ma ciò che fa riflettere maggiormente è che l’82% di queste persone dipende dal turismo. Nonostante ciò, però, non tutti sembrano essere felici del ritorno dei viaggiatori.

Durante gli anni più duri della pandemia la municipalità dell’Isola di Pasqua ha messo in atto un programma d’urgenza di distribuzione di sementi. In questa maniera, gli abitanti di questo luogo disperso nell’oceano hanno sperimentato un modo di vivere nuovo e antico allo stesso tempo, e di cui vi avevamo già parlato. Il problema è che, per il momento, non sembrano volerlo abbonare per tornare a lavorare con i turisti.

Prima del Covid, infatti, qui atterravano all’incirca 11 aerei alla settimana e l’invasione dei viaggiatori non aveva di certo portato molto di positivo all’ambiente. Per questo motivo, la riapertura per il momento sarà graduale: due voli la settimana all’inizio, poi la frequenza aumenterà e, sempre per il momento, i grandi alberghi rimaranno chiusi.

I voli commerciali saranno di 300 persone ciascuno, un terzo dei passeggeri prima della pandemia. La capacità degli hotel, invece, sarà al 45%: quasi 2.500 letti disponibili in luoghi che vanno dalle cabine agli alberghi di lusso sull’isola.

Questo isolamento forzato, infatti, ha portato a riflettere sull’impellente necessità di prendersi cura delle risorse naturali dell’isola: accesso all’acqua ed energia verde. Ma la verità, tuttavia, è che il turismo è una risorsa necessaria per quasi tutte le persone e, per questo motivo, deve essere rimodulato ma non di certo abbandonato.

Cosa vedere sull’Isola di Pasqua

Rapa Nui, il vero nome dell’isola, è una delle destinazioni più lontane ma anche più affascinanti dell’intero pianeta. Un minuscolo lembo di terra che possiede un fascino mistico come pochi altri posti al mondo. Del resto, proprio da queste parti sorgono maestosi i Moai, le sculture a forma di testa che i popoli dell’isola hanno eretto in passato.

Tra le cose da visitare assolutamente c’è Abu Tahai, un sito archeologico straordinario poiché è in grado di mettere insieme la magia delle rovine tipiche con un panorama di rara bellezza. Non a caso, questo è il posto più famoso dell’isola. Residenza dell’ultimo sovrano Ngaara, consente di ammirare i resti di alcune abitazioni, dei recinti per il bestiame, degli edifici religiosi e dei luoghi cerimoniali. Non mancano di certo i Moai, che in questo sito si distinguono per essere di pura bellezza e anche realizzati in differenti stili.

Straordinario e imperdibile anche Rano Raraku, un vulcano chiamato il “vivaio dei Moai”. Ma del resto da qui sono stati estratti i blocchi di tufo utilizzati per scolpire queste particolari rocce. Camminarci è come sentirsi catapultati indietro nel tempo, fino agli albori della civiltà polinesiana. La sua sommità, invece, regala una vista a 360° davvero spettacolare, mentre all’interno del cratere è possibile ammirare un piccolo lago e una ventina di Moai in posizione eretta.

Ahu Tongariki è invece la prima immagine che viene in mente a chiunque quando si parla dell’Isola di Pasqua: 15 “giganti” che osservano i visitatori mentre alle loro spalle brilla l’oceano. Si trova all’estremità orientale della costa meridionale e vi aleggiano diverse storie mitologiche, guerre tra clan e insediamenti di tribù. Ma nella realtà le statue guardano verso un grande villaggio raso al suolo, dove sono ancora visibili alcune rovine.

Cosa fare oltre ai Moai

L’Isola di Pasqua si rivela una meta ideale anche per rilassarsi. Davvero imperdibile, per esempio, è la spiaggia di Anakena caratterizzata da sabbia bianca che fa anche da perfetto sfondo all’Ahu Nau Nau, dove vi sono sette Moai, alcuni dei quali completi di acconciature. È bene sapere, tuttavia, che in alcuni periodi dell’anno l’arenile può assumere persino delle tonalità rosate, mentre le onde sono quasi sempre dolci.

Altrettanto interessante è la spiaggia di Ovahe che si trova proprio sotto una scogliera. Qui è presente anche una grotta, ma a differenza dell’altra spiaggia da queste parti le correnti sono piuttosto forti e pericolose. Inoltre, è facile avvistare gli squali.

Orongo è un villaggio cerimoniale, uno dei siti più spettacolari dell’isola. Vi basti pensare che qui si svolgeva un antico rituale che ancora ispira le rappresentazioni del festival Tapati Rapa Nui. Le prime case in pietra sembrano costruite più o meno nel 1400 e all’interno sono stati trovati interessanti dipinti relativi alla cerimonia degli uccelli-uomo.

Questo villaggio, inoltre, offre uno dei paesaggi più incredibili di tutto il Sud Pacifico: si affaccia su diversi motu (isole al largo della costa), tra cui Motu Nui, Motu Iti e Motu Kao Kao.

L’Isola di Pasqua si rivela una meta ideale anche per gli amanti delle escursioni. Una camminata indimenticabile, per esempio, è la Ruta Patrimonial che dal Museo Antropológico Sebastián Englert porta al villaggio di Orongo lungo il sentiero Te Ara O Te Ao, perfettamente segnato.

Chi ama fare immersioni, invece, deve dirigersi a Motu Nui che vanta acque limpidissime a una temperatura che va dai 18°C ai 26 °C. I pesci, da queste parti, raggiungono dimensioni davvero incredibili rispetto ad altre zone del mondo. Particolarmente interessanti sono anche i fondali di Hanga Roa Bay.

Da non perdere è anche Maunga Terevaka: il punto più alto dell’isola con i suoi 511 metri di altezza che offrono una vista panoramica completamente circondata dall’immensità dell’Oceano Pacifico.

All’estremità orientale dell’isola si estende la Península Poike, un altopiano dominato dal vulcano estinto Maunga Pu A Katiki e circondato da alti precipizi. Qui ci sono da ammirare anche tre piccole cupole vulcaniche, una delle quali presenta una grande maschera scolpita nella roccia. Vale la pena anche lasciarsi ammaliare dalla fila di Moai posti a faccia in giù, nascosti nell’erba, e dalla Grotta delle Vergini (Ana O Keke), consigliata però solamente a chi non soffre di vertigini.

Insomma, l’Isola di Pasqua ha finalmente riaperto al turismo ed è pronta ad accogliere i viaggiatori, a patto che si rispetti il suo straordinario ambiente.