L’Equatore che parla francese e olandese: viaggio a Saint-Martin, l’isola paradisiaca che vive in due mondi

A nord si comprano baguette in euro con la carta d'identità, a sud si puntano dollari nei casinò: 87 kmq di Tropici divisi tra due nazioni (ma senza l'ombra di una dogana)

Foto di Serena Proietti Colonna

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Piccola sulle mappe ma gigantesca appena si atterra, Saint-Martin è una paradisiaca isola dei Caraibi che sfida le logiche della geopolitica moderna: nei suoi appena 87 chilometri quadrati racchiude due Stati, due amministrazioni, due capitali, due monete (in realtà tre) e una sola anima. Come è possibile tutto questo? Nel 1648, il Trattato di Concordia assegnò la porzione settentrionale alla Francia (nota per l’appunto come Saint-Martin) e quella meridionale ai Paesi Bassi (chiamata Sint Maarten).

Il fatto più interessante è che non c’è alcuna barriera fisica a separare i territori. Si passa da un lato all’altro senza accorgersene, tra una rotonda e un cambio di lingua sulle insegne. Una vera e propria (interessante) anomalia, che si trasforma anche in un viaggio che pare un cortocircuito burocratico: per i visitatori provenienti dall’Unione Europea che atterranno nella parte francese basta una carta d’identità valida, mentre il passaporto è obbligatorio se il primo contatto avviene dal lato olandese.

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