Viaggio a Klein Curaçao, una paradisiaca isola fantasma

Un frammento di sabbia e corallo nel bel mezzo dei Caraibi olandesi, due chilometri quadrati di luce cruda, silenzi veri e meraviglie scalfite dal tempo

Foto di Serena Proietti Colonna

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Ci vogliono più o meno 2 ore di navigazione (a volte persino turbolenta), ma a un certo punto affiora un banco di sabbia calcarea che il vento modella da secoli. Quella è Klein Curaçao, in olandese “Piccola Curaçao”, che con i suoi 1,7 chilometri quadrati è una sorta di rettangolo chiaro nel blu del mare caraibico. È piatta, bruciata dal sale, ma contemporaneamente circondata da una specie di cintura di barriera corallina che frena le onde.

Il visitatore ha la sensazione di essere appena sbarcato su un miraggio, perché qui non ci sono strade e nemmeno centri abitati stabili. Ciò che si osserva è un orizzonte infinito, insieme a un faro color rosa slavato, capanne di pescatori usate a intermittenza e lo scheletro di una petroliera che si sfalda da mezzo secolo.

Eppure, qui in epoche passate è successo davvero di tutto e anche adesso è un territorio talmente tanto prezioso che occorre preservarlo: da queste parti la conservazione rappresenta una necessità concreta, visto che le barriere coralline attenuano l’impatto degli uragani e le praterie marine sostengono la pesca locale.

Il suo soprannome è “isola fantasma dei Caraibi olandesi” e la malinconia che involontariamente trasmette, mista alla bellezza indiscutibile dei Tropici, non può che confermare questo buffo nomignolo scelto dai viaggiatori.

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