Oahu è una maestosa isola che tiene insieme il tempo antico e la velocità del presente

Sebbene i suoi profili siano icone stampate nella memoria collettiva attraverso schermi e racconti, Oahu è un enigma da scoprire per chi non l'ha mai calpestata

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Terza isola per estensione del suo arcipelago ma sorprendentemente la più popolosa, Oahu (o O’ahu) è un affascinante lembo di terra emersa che riesce a mantenere insieme la tradizione polinesiana e l’urgenza della modernità: è il punto di incontro tra culture oceaniche, asiatiche e occidentali.

Non a caso, il suo grazioso soprannome è The Gathering Place (il luogo di ritrovo), proprio per questa funzione storica di accoglienza, scambio e stratificazione umana. Un’isola antichissima, venuta a galla milioni di anni fa grazie alla furia cieca di due vulcani imponenti, il Wai’anae e il Ko’olau, le cui creste oggi appaiono simili a lame seghettate ricoperte da un tappeto vellutato di vegetazione pluviale.

Oahu possiede, tra l’altro, una fotogenia talmente prorompente da aver trasformato le sue vallate e le sue coste in una sorta di immenso palcoscenico a cielo aperto per Hollywood, tanto da aver ospitato le riprese di Jurassic Park, della serie Tv che ha ridefinito la narrazione seriale mondiale, Lost, di prodotti di azione e polizieschi come Magnum P.I. e Hawaii Five-0 e persino del cinema bellico e romantico di Pearl Harbor. In sostanza, tutti avete visto foto e video di questo luogo lontano, ma forse in pochissimi ci siete davvero mai stati.

Cosa vedere e fare oltre a Oahu oltre l’immaginario balneare

Leggete attentamente: non commettete l’errore di considerare questo scoglio nel mezzo del mare solo per i suoi litorali, perché sarebbe una gravissima mancanza ignorare la complessità urbana di Honolulu o la sacralità delle valli interne.

Honolulu storica e civile

Molti si ricordano di Honolulu perché era la famosa città in cui si voleva rifugiare Mago Merlino, ma nei fatti è anche la capitale delle Hawaii e il posto che riunisce il volto istituzionale dell’arcipelago. Nel distretto di Downtown si trova Iolani Palace, unica residenza reale degli Stati Uniti, costruita nel XIX secolo durante il regno di Kalākaua.

L’edificio merita una sosta perché combina influenze rinascimentali europee e tecnologie avanzate per l’epoca, tra cui elettricità e sistemi telefonici. Pochi isolati più in là sorge la statua di Kamehameha I, sovrano che unificò le isole hawaiane e venerato ancora oggi attraverso cerimonie pubbliche e offerte floreali.

Al limite della città si erge il profilo inconfondibile di un cratere vulcanico spento che gli antichi abitanti chiamarono Lē’ahi, ovvero “fronte del tonno”, per la somiglianza della cresta con la pinna dorsale del pesce. Sebbene i marinai occidentali lo abbiano ribattezzato Diamond Head a causa di cristalli di calcite scambiati per pietre preziose, l’essenza del sito resta legata alla sua natura di fortezza naturale.

La salita verso la vetta attraversa vecchi tunnel militari e bunker della Seconda Guerra Mondiale, culminando in una piattaforma panoramica da cui si domina l’intero litorale meridionale.

Diamond Head, Hawaii
iStock
Tutta l’imponenza del Diamond Head

Pearl Harbor e la memoria del Novecento

Sulla costa del sud svetta il memoriale che onora l’evento che alterò il corso globale, l’assalto aereo giapponese del 1941 che affondò navi e causò oltre 2.400 vittime. Inutile sottolineare che, generalmente, in questo angolo dell’isola il silenzio è quasi l’unica cosa che si può avvertire, anche perché rappresenta una sorta di punto di rottura della pace mondiale.

L’USS Arizona Memorial galleggia sopra il relitto della nave affondata, da cui ancora oggi risalgono piccole gocce di petrolio chiamate comunemente “lacrime nere”. Osservare i nomi incisi nel marmo permette di comprendere la vastità del sacrificio umano avvenuto in una manciata di minuti di fuoco e acciaio.

Central O’ahu e l’eredità agricola

Tra Honolulu e la costa settentrionale si estende una regione modellata dal lavoro agricolo. Qui vale la pena fare un salto presso la città di Wahiawā che ospita il Wahiawā Botanical Garden, nato negli anni Trenta come stazione sperimentale per coltivazioni tropicali in clima più fresco.

Molto interessante è pure Dole Plantation che racconta invece l’industria dell’ananas attraverso percorsi storici, giardini tematici e un vasto labirinto vegetale. Infine Hawai’i’s Plantation Village, che ricostruisce le abitazioni dei lavoratori immigrati da Asia ed Europa.

North Shore e identità comunitaria

La costa settentrionale, dal canto suo, possiede un carattere fortemente locale. Ne è un esempio Hale’iwa, cittadina rurale con edifici bassi, gallerie indipendenti e ristorazione informale. L’area rappresenta un centro culturale per il surf, disciplina che qui assume un valore rituale e identitario.

A Lā’ie, invece, si trova il Polynesian Cultural Center, complesso educativo dedicato alle culture oceaniche

Windward Coast e spiritualità del paesaggio

A regnare su tutto nella costa orientale è un verde smeraldino, una zona umida e attraversata da vallate profonde. Da queste parti degno di nota è il Nu’uanu Pali Lookout, un passo montano che è una specie di soglia tra mondi: è stato teatro di una battaglia decisiva nel XVIII secolo.

Nella Valley of the Temples pare invece di stare in Giappone, grazie soprattutto al Byodo-in Temple, replica fedele di un santuario nipponico del periodo Heian. Per ultimo il Kualoa Ranch, proprietà privata estesa su migliaia di ettari che unisce tutela ambientale, storia sacra hawaiana e produzioni cinematografiche (sì, è il famoso set di Jurassic Park, ma anche di Kong: Skull Island, Jumanji e Godzilla).

Le spiagge più belle di Oahu

La irresistibili rive isolane mutano drasticamente a seconda dell’esposizione solare e dei venti, passando da calme lagune turchesi a colossali muri d’acqua che sfidano la gravità durante i mesi invernali. Persino la sabbia stessa varia per grana e colore, poiché mescola frammenti di conchiglie tritate a residui vulcanici nerastri:

  • Lanikai Beach: striscia di polvere corallina finissima che regala una vista privilegiata sulle Mokulua Islands, due isolotti che emergono dall’azzurro intenso. La trasparenza del fondale consente di scorgere le tartarughe marine che nuotano pigramente tra le formazioni rocciose sommerse.
  • Waimea Bay: in estate il mare appare piatto e invitante, ma con il freddo si trasforma nella culla di enormi onde (tra le più imponenti del pianeta).
  • Hanauma Bay: riserva naturale che occupa l’interno di un antico cono vulcanico invaso dal mare, creando un anfiteatro naturale protetto dalle correnti forti. La barriera corallina qui è densamente popolata da pesci pappagallo dai colori elettrici e dall’humuhumunukunukuapua’a, il piccolo pesce grilletto simbolo delle Hawaii.
  • Waikīkī: antico luogo di svago per la nobiltà locale, attualmente simbolo globale di turismo urbano, con sabbie chiare e skyline continuo.

Come arrivare

L’aeroporto internazionale di Honolulu funge da porta d’ingresso principale con voli diretti dalle maggiori città del Pacifico e del continente americano. Per chi parte dall’Italia, si vola in genere dagli hub italiani maggiori come Roma Fiumicino o Milano Malpensa con uno scalo sulla costa occidentale degli Stati Uniti: Los Angeles, San Francisco, Seattle o Vancouver. Da lì ci sono voli diretti verso la capitale dell’arcipelago.

Oahu gode di un clima tropicale temperato tutto l’anno, con temperature che oscillano tra i 24 e i 29 gradi centigradi. I mesi compresi tra aprile e giugno regalano giornate limpide e una fioritura rigogliosa, evitando la folla dei periodi festivi.