Viaggio a Roccamorice, un borgo tra gli Eremi sacri in Abruzzo

Cosa vedere a Roccamorice nell’entroterra abruzzese, visita al borgo medioevale e agli eremi sacri di Santo Spirito a Majella e San Bartolomeo in Legio

Il piccolo comune di Roccamorice è situato nella provincia di Pescara e sorge su uno sperone roccioso a 520 metri sopra il livello del mare che separa le valli dei fiumi Lavino e Avinello. Un borgo meraviglioso di poco più di mille abitanti nel cuore dell’Appennino centrale nell’entroterra abruzzese al confine con il parco montano della Maiella e del Morrone, sicuramente una meta ideale per chi desidera trascorrere qualche giorno in un’atmosfera pacifica e tranquilla.

La nascita di Roccamorice risalirebbe ad un’epoca non precedente al X-XI secolo, anche se alcune testimonianze e la presenza nel territorio della chiesa rurale di San Giorgio in Flagiano, fanno presupporre che la zona fosse già abitata dalle prime forme eremitiche a partire dal IX secolo, per poi svilupparsi nell’Alto Medioevo. Roccamorice è un luogo incantevole e caratteristico dal fascino tipicamente medioevale e offre una molteplicità di attrazioni, sia dal punto di vista storico e religioso che paesaggistico.

Per arrivare a Roccamorice, il principale aeroporto dell’Abruzzo è quello internazionale di Pescara, ma Roma si trova a poco più di due ore di macchina, dunque si possono considerare come possibili opzioni anche Fiumicino e Ciampino. Passeggiare tra le strette vie ciottolose del suo centro storico, le splendide case in pietra, il castello e la maestosa Torre, ti riporta indietro nel tempo, in un epoca quella medioevale sicuramente suggestiva e prosperosa. Sempre qui si incontrano la Chiesa di San Donato, costruita nel XIV secolo, con le classiche tre navate interne, colonne e un pulpito di marmo bianco e la Chiesa del Barone in stile rinascimentale del XVI secolo.

Ma la vera attrazione di Roccamorice sono gli eremi sacri che si trovano nelle aree circostanti, vere e proprie sculture intagliate sulle montagne in cui si alternano pareti rocciose con fitti boschi e scorci panoramici su tutta la vallata. Uno dei più importanti della regione è sicuramente l’Abazia di Santo Spirito a Majella, a circa 15 minuti di auto dal borgo. Realizzato prima dell’anno Mille, l’edificio fu ristrutturato dopo un lungo periodo di abbandono ad opera di Pietro da Morrone, meglio noto col nome di Celestino V, giunto qui nel XIII secolo.

A lui infatti si deve la costruzione dell’oratorio e della sua cella oltre all’ampliamento di altri spazi interni. Dopo un periodo di totale declino, nel XVI secolo grazie agli interventi dell’Abate Pietro da Santuccio la struttura tornò al suo antico splendore. Da sempre meta di pellegrinaggio oggi per accedere all’Abazia, il cui biglietto di ingresso è di 3 euro, è necessario oltrepassare un passaggio stretto e buio, ma molto suggestivo che conduce in alcune stanze ben conservate dell’edificio, che raccontano lo stile di vita monastico medievale. Degni di nota sono la chiesa utilizzata tuttora in occasione di alcune cerimonie e un convento di frati.

Sono numerosissime le leggende locali che ruotano intorno a questo luogo di culto, storie di profanazioni sacrileghe, eresie e pene esemplari. Un tempo numerosi fedeli giungevano all’Abazia, mentre oggi oltrepassano la montagna solo in occasione della “Perdonanza”, il 29 agosto. Nelle vicinanze si trova la piccola Grangia di San Giorgio, un vecchio possedimento agricolo che fungeva da granaio in cui venivano conservati i prodotti agricoli e il raccolto proveniente dai terreni appartenenti all’Abazia di Santo Spirito. Oltre ad alcuni edifici rurali comprendeva anche una piccola chiesa con annesso convento e chiostro.

Nei pressi dell’eremo si trova un’area attrezzata, dove i più sportivi e temerari possono intraprendere eccitanti arrampicate sulla meravigliosa Parete dell’Orso; inoltre gli amanti della natura possono percorrere lunghe passeggiate o fare un po’ di trekking tra i sentieri naturali delle verdi colline abruzzesi nei pressi di Roccamorice. A pochi chilometri da qui si erge il secondo eremo, quello di San Bartolomeo in Legio, un luogo mistico e religioso dove raccogliersi per allontanarsi un attimo dalla frenesia quotidiana. Scavato all’interno di una montagna si presume fosse abitato già VI secolo quando alcuni gruppi di eremiti trovarono rifugio sulla Majella, per fuggire dalle incursioni arabe.

Anche questo come Santo Spirito fu restaurato da papa Celestino V nel 1250, che si stabilì qui per almeno due anni, di ritorno da un viaggio da Lione. Esternamente è caratterizzata da una galleria e una vasca per l’acqua, qui si può ammirare anche una chiesa ricca di affreschi religiosi con una statua lignea dedicata al santo. Il luogo di culto è frequentato dai devoti dei paesi paesi vicini, soprattutto in occasione della processione del 25 di Agosto, quando centinaia di fedeli salgono all’Eremo e dopo vari riti penitenziari in una piccola sorgente ritenuta miracolosa conducono la statua del santo sino alla chiesa Parrocchiale di Roccamorice per i festeggiamenti.

Il primo tratto di questo corteo è davvero particolare, perché i fedeli a turno reggono sulle braccia la piccola statua di San Bartolomeo cantando inni e preghiere. La storia di Roccamorice è anche una storia di tradizioni culinarie e di antichi sapori di origine contadina, famosi i suoi spinaci selvatici (Calzoni di Orapi) che crescono spontanei sulle montagne circostanti, e poi la carne, la vera protagonista, bovina, suina e selvaggina rigorosamente cotte alla brace e poi insaccati e formaggi freschi o stagionati e tanti ortaggi di provenienza locale. Per quanto riguarda gli acquisti, nel centro storico si trovano piccole botteghe artigianali che vendono dolci tradizionali, ceramiche o oggetti di legno e rame, tipici di questo territorio.

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