In Provenza sulle tracce di Picasso

Il grande artista di nazionalità spagnola scelse questa regione del Sud della Francia per creare, amare e morire

Pittori e scrittori hanno da sempre celebrato la Provenza. Un nome per tutti: Pablo Picasso. Il grande artista di nazionalità spagnola scelse infatti questa regione del Sud della Francia per creare, amare e morire. Tanto che le sue opere, i suoi amori, le sue amicizie hanno segnato queste terre a tal punto da identificarsi con l’artista stesso. Disegni, pitture e ceramiche, ma anche una volta di una cappella, che portano il suo nome si possono scoprire ad Arles, Aix-En-Provence, Avignone, Vallauris e Antibes.

Ad Avignone, ad esempio, dove nel 1914 Picasso scelse di trascorre l’estate vicino ai suoi amici e realizzò due grandi tele, fra cui Il ritratto di ragazza (sintesi di diverse tecniche: papiers collés, materiali e tecniche trompe l’oeil) e delle splendide nature morte, come Natura morta verde, il Museo Angladon espone, al piano terra, in una sala dedicata ai maestri degli anni 1920, numerose sue opere, fra cui Arlecchinio e Finestra aperta sul mare.

Le vecchie cave di Les Baux-De-Provence, nel 1959 videro, nella cornice della “Cattedrale di immagini”, Picasso partecipare alle riprese del Testamento d’Orfeo, film realizzato dal suo amico Jean Cocteau. I 57 disegni che l’artista donò, nel 1971, ad Arles, città che gli ricordava la sua Spagna natia e di cui era un habitué, sono esposti invece al Museo Réattu, insieme a il Ritratto di Maria (la madre dell’artista), risalente al 1923, e al Ritratto di Lee Miller, vestita da Arlesiana, dipinto nel 1937. Quanto ai disegni, essi rappresentano una sorta di diario, con il quale il pittore ci conduce nel cuore stesso del suo lavoro, che si coniuga intorno a tre temi: L’Arlecchino, Il Pittore e la sua modella e Il Moschettiere, metà hidalgo, metà matador.

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