Partire per le vacanze estive oggi costa molto più di quanto accadesse dieci anni fa. Se nel 2016 bastavano circa 100 euro per acquistare un volo nazionale, oggi per la stessa tratta possono servirne quasi 300. Ma i rincari non riguardano soltanto i trasporti: anche un pernottamento in hotel, una spesa al supermercato o un semplice gelato sul lungomare pesano molto di più sul portafoglio dei viaggiatori.
A fotografare l’evoluzione dei prezzi è un’analisi del Centro di formazione e Ricerca sui Consumi (C.r.c.), realizzata sui dati Istat, che mette a confronto il costo delle principali voci di spesa legate alle vacanze estive tra il 2016 e oggi. Ciò che emerge è un quadro che racconta non solo quanto siano sensibilmente aumentati i prezzi, ma anche come sta cambiando il modo di viaggiare degli italiani.
Dal trasporto all’alloggio, fino alla spesa quotidiana, ecco le voci che hanno registrato i rincari più marcati negli ultimi dieci anni.
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La classifica dei rincari per le vacanze estive
L’esplosione dei prezzi più evidente negli ultimi 10 anni riguarda il trasporto aereo, che guida la classifica dei rincari. Le tariffe dei voli nazionali sono aumentate del 193,3% nell’arco di dieci anni, confermandosi al primo posto degli aumenti. Al secondo si fermano i collegamenti europei, che segnano un incremento del 187,1%. Anche i voli intercontinentali costano di più (+67,7%), ma l’aumento è risultato più contenuto anche a causa del calo dei prezzi dei voli in Medioriente, legato alle tensioni geopolitiche: questi costi sono al sesto posto tra quelli cresciuti di più.
Dietro questa crescita ci sono diversi fattori: la forte ripresa della domanda dopo la pandemia, la riduzione dell’offerta su alcune rotte interne, l’aumento dei costi operativi e i sistemi di tariffazione dinamica (il dynamic pricing) utilizzati dalle compagnie aeree, che fanno salire i prezzi nei periodi di maggiore richiesta.
Subito dopo gli aerei, in questa classifica virtuale dei rincari ci sono i traghetti, che registrano uno degli aumenti più consistenti. In dieci anni le tariffe sono cresciute del 92,1%, rendendo più costosi gli spostamenti verso Sardegna, Sicilia e le isole minori.
Per chi sceglie di partire in auto, inoltre, incidono anche i carburanti: il gasolio costa in media il 61% in più rispetto al 2016, mentre la benzina registra un aumento del 28,5%. Crescono anche il noleggio auto (+27,9%) e i biglietti ferroviari (+27,6%), mentre i pedaggi autostradali hanno segnato un incremento più contenuto (+10,3%).
Non è solo il viaggio a essere diventato più caro. Anche il costo del soggiorno è aumentato in modo significativo. Le camere d’albergo registrano un rincaro medio del 68,8%, mentre i pacchetti vacanza all inclusive costano il 46,4% in più rispetto a dieci anni fa. Più contenuto, invece, l’aumento dei campeggi e dei villaggi turistici (+22,1%), che continuano a rappresentare una delle soluzioni più convenienti per chi desidera contenere le spese.
L’inflazione non risparmia nemmeno i prodotti simbolo dell’estate. A guidare la classifica degli alimenti che hanno registrato i maggiori rincari ci sono i pomodori, aumentati del 74%. Seguono l’insalata (+41,2%) e la frutta fresca (+39,8%), protagoniste della tavola estiva, mentre concedersi un gustoso gelato costa oggi in media il 36,2% in più rispetto al 2016.
Anche il pesce (+33,7%), l’acqua minerale (+33%) e le bibite analcoliche (+30,5%) hanno registrato aumenti importanti, confermando come anche le piccole spese quotidiane incidano sempre di più sul budget delle vacanze.
L’analisi mostra anche che alcuni prodotti hanno registrato rincari decisamente più contenuti. I condizionatori, ad esempio, sono aumentati del 15% nell’ultimo decennio, mentre la birra segna un incremento del 16,4%.
Ecco la classifica dei rincari per le vacanze estive:
- Voli nazionali: +193,3%;
- Voli europei: +187,1%;
- Traghetti: +92,1%;
- Pomodori: +74,0%;
- Alberghi: +68,8%;
- Voli intercontinentali: +67,7%;
- Gasolio: +61,0%;
- Pacchetti vacanza: +46,4%;
- Insalata: +41,2%;
- Frutta fresca: +39,8%;
- Gelati: +36,2%;
- Pesce: +33,7%;
- Acqua minerale: +33,0%;
- Bibite: +30,5%;
- Benzina: +28,5%;
- Auto a noleggio: +27,9%;
- Treni: +27,6%;
- Campeggi e villaggi: +22,1%;
- Birra: +16,4%;
- Condizionatori: +15,0%;
- Pedaggi: +10,3%.
Come stanno cambiando le vacanze degli italiani
Secondo Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del C.r.c., questi rincari stanno modificando in modo significativo le abitudini delle famiglie italiane. Se dieci anni fa la vacanza estiva durava mediamente undici giorni ed era concentrata soprattutto nel mese di agosto, oggi sono sempre più frequenti soggiorni di tre o quattro notti distribuiti tra giugno, luglio e settembre, quando le tariffe risultano generalmente più convenienti.
Cresce anche la scelta di destinazioni vicine e facilmente raggiungibili, così da limitare le spese di trasporto. Una tendenza che si riflette anche nelle mete preferite: la quota di italiani che trascorre le vacanze estive all’estero è passata dal 25,5% del 2016 al 12% dello scorso anno, segno di un modo di viaggiare che si sta adattando a costi sempre più elevati.