L’instabilità politica porta a un cambiamento delle abitudini di vacanza. Molti italiani sceglieranno di restare nella Penisola temendo aumenti di costi e possibili cancellazioni, ma questo non sarà economico, anche a causa delle tasse di soggiorno che in molti comuni stanno aumentando. La city tax italiana sembra infatti non conoscere freni: l’Osservatorio Nazionale del 2026 dell’agenzia JFC ha sottolineato un aumento concreto dei comuni coinvolti raggiungendo la quota di 1.411 paesi e l’integrazione di 24 nuovi territori.
Non è solo questione di nuove località coinvolte: il gettito complessivo in 5 anni è praticamente raddoppiato passando dai 628 milioni del 2021 agli oltre 1,2 miliardi attesi per il 2026, anche grazie ad alcuni aumenti delle tariffe che raggiungono i 10 euro a notte a seconda della categoria ricettiva.
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I comuni che hanno alzato la tassa di soggiorno
Milano fa da apripista: con le Olimpiadi invernali del 2026 sullo sfondo, il Comune ha deciso di raddoppiare la tassa di soggiorno: misura temporanea valida per quest’anno, toccando un tetto massimo di 10 euro a notte nelle strutture luxury. L’obiettivo è ambizioso: 110 milioni di euro di incassi, +43% rispetto al 2025. Numeri importanti, secondi solo a Roma, che resta saldamente in testa con circa 288 milioni previsti.
Ma non è solo una questione da grandi città. L’aumento si allarga e coinvolge Napoli (con aumento di 1 euro a notte arrivando a 6 euro), Torino, Catania, Perugia, Bolzano, Livorno, Imperia, Salerno, Trieste, Olbia, Lecce, Oristano e Campobasso, per poi toccare centri più piccoli come San Candido, Jesolo, Sanremo, Assisi, Alghero, Diano Marina, Santa Margherita Ligure e Spoleto. Luoghi dove il turismo pesa, e si vede anche nel conto finale degli alberghi.
Sul Lago di Garda spicca il caso di Lazise. Nel 2025 gli incassi sono saliti del 60%, fino a 3,6 milioni. Un salto legato anche alla spinta dei grandi parchi divertimento e tematici della zona. Bardolino segue la scia. Sul versante balneare, invece, crescono forte Caorle, Cervia e Cavallino Treporti: entrate raddoppiate in dodici mesi. Diverso il ritmo in montagna, più contenuto. Le località alpine restano sotto il +10%.
Intanto cambia anche il calendario. Alcuni comuni iniziano a estendere la tassa oltre i mesi tradizionali. Minori, nel Salernitano, ha scelto di applicarla tutto l’anno senza pause.
A livello regionale, il Lazio resta davanti con oltre 300 milioni incassati nel 2025, in lieve aumento sull’anno precedente. La Lombardia segue con 158 milioni, ma è quella che cresce di più: +37,8%. Toscana e Veneto si fermano rispettivamente a 136 e 117 milioni, entrambe comunque in salita, attorno all’11%. Un trend ormai diffuso, difficile da ignorare.

I 24 comuni che introducono la tassa nel 2026
Accanto a chi ha alzato il prezzo, c’è chi la tassa di soggiorno la introduce per la prima volta. Nel 2026 sono 24 i comuni che si aggiungono alla lista e sono nomi piuttosto diversi tra loro, che raccontano quanto sia ormai trasversale la scelta di adottare questo strumento.
I 24 comuni che hanno introdotto la tassa nel 2026 sono:
- Avellino (AV),
- Latina (LT),
- Scandicci (FI),
- Foligno (PG),
- Aprilia (LT),
- Moncalieri (TO),
- Treviglio (BG),
- Santa Sofia (FC),
- Entracque (CN),
- Borgomanero (NO),
- Citerna (PG),
- Altopascio (LU),
- Sassuolo (MO),
- Chiesina Uzzanese (PT),
- Tavernola Bergamasca (BG),
- Casciana Terme-Lari (PI),
- Ponte San Nicolò (PD),
- Acerra (NA),
- Sinnai (CA),
- San Donà di Piave (VE),
- Portogruaro (VE),
- Fossano (CN),
- Trani (BT),
- Bisceglie (BT).
Il quadro che emerge è quello di uno strumento fiscale diffuso non solo nelle grandi città e nemmeno più legato all’alta stagione; viene utilizzato in modo capillare persino nei comuni più piccoli. Per il 2026 si attendono importanti aumenti da questo servizio, stimando di raggiungere 1,2 miliari con una crescita dell’11%; se il conflitto in Medio Oriente si prolungasse scoraggiando i flussi turistici provenienti da quell’area si prospetta una riduzione dell’1,8% rispetto al 2025.