Incendiato il Leccio di Belmonte, uno dei più antichi simboli della Toscana (ma c’è speranza)

Oltre 600 anni di vita, un leccio simbolo e identità del territorio toscano: l'incendio doloso che ha colpito il Leccio di Belmonte ha creato un danno, ma reversibile

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Priscilla Piazza

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Laureata in cinema, teatro e spettacolo multimediale, oggi lavora come redattrice e social media manager freelance

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In molte storie per bambini si pone l’accento su come anche la natura, in particolare coi suoi alberi secolari, abbia vita. Forse è per questo che ogni volta che questa viene intaccata, come oggi nel nostro racconto, viene da dispiacersi e non poco. Ci troviamo nel cuore delle colline di Bagno a Ripoli: il Leccio di Belmonte è uno di quei luoghi che non stanno sulle mappe turistiche classiche, ma che da soli valgono un viaggio, di quelli fatti per rallentare e ascoltare il paesaggio. Con oltre 600 anni di vita, questo gigante verde è diventato negli anni un simbolo identitario del territorio, un punto di connessione tra natura, memoria e comunità.

Oggi però quel simbolo è stato ferito: un incendio doloso ha infatti colpito il suo tronco, scatenando dolore e incredulità tra residenti e istituzioni. Mentre si valutano i danni, resta forte una certezza, che non si sta parlando solo di un albero, bensì di un autentico pezzo di Toscana viva.

Leccio di Belmonte: simbolo, storia e identità

Inserito nel 2024 nell’elenco degli alberi monumentali della Regione Toscana, il Leccio di Belmonte rappresenta una delle testimonianze naturali più antiche dell’area in Toscana, un organismo vivente che ha attraversato secoli di trasformazioni del territorio. Per la comunità locale è un punto fermo, tanto che negli ultimi anni il Comune aveva iniziato a lavorare proprio sulla sua valorizzazione turistica e culturale, con l’obiettivo di trasformarlo in una tappa di visita stabile per scuole, viaggiatori e camminatori. Le prime visite guidate erano già ripartite, riportando il leccio al centro di un piccolo ma significativo percorso di turismo esperienziale, legato alla memoria agricola e paesaggistica della zona.

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Ufficio Stampa
Il tronco del leccio visibilmente danneggiato dall’incendio

A poche ore dall’episodio, su richiesta del sindaco Francesco Pignotti, sono intervenuti il professor Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura e Coltivazioni Arboree all’Università di Firenze, e il dottor Simone Pinzauti, dottore forestale e cittadino ripolese. Il loro primo sopralluogo restituisce un quadro meno drammatico del previsto: la pianta ha subito un danno serio, ma non irreversibile. Secondo il professor Ferrini, si tratta di un organismo “vetusto”, in equilibrio da secoli, e proprio per questo ogni trauma può essere potenzialmente critico. Tuttavia, la struttura del leccio lascia spazio a un cauto ottimismo: “confido che la pianta ce la farà”, è la valutazione che apre uno spiraglio concreto sulla sua sopravvivenza.

Anche il dottor Pinzauti conferma una lettura incoraggiante: il leccio, specie mediterranea particolarmente resistente, ha buone capacità di recupero. Il danno è evidente e difficile da comprendere nella sua dinamica, ma non compromette necessariamente la vita dell’albero. Nel frattempo, la comunità locale si è subito attivata. Il sindaco, insieme al vicesindaco Francesco Conti e agli assessori, ha ringraziato la Misericordia di Firenze, proprietaria dell’area, per la collaborazione immediata. È stato incaricato un tecnico per ulteriori verifiche sullo stato del leccio, con l’obiettivo condiviso di salvaguardarlo.

Una vicenda questa che inevitabilmente riporta alla memoria altri giganti verdi perduti, come la celebre quercia di Sherwood, scomparsa negli ultimi anni e diventata simbolo della fragilità del patrimonio naturale.

Visitare Bagno a Ripoli e il Leccio di Belmonte

Nonostante l’incendio, il territorio di Bagno a Ripoli resta una delle mete più interessanti per chi cerca una Toscana meno inflazionata, fatta di sentieri collinari, ville storiche e paesaggi agricoli ancora intatti. Se si programma una visita, il consiglio è quello di inserirlo in un itinerario più ampio: camminate lente tra le colline, tappe nei borghi vicini e percorsi naturalistici che permettono di comprendere davvero la struttura del paesaggio toscano. L’area, infatti, è perfetta per chi ama il turismo outdoor leggero, tra trekking brevi, bici e soste panoramiche.

Dopo l’episodio, l’accesso potrebbe essere regolato o limitato per verifiche di sicurezza e tutela del sito. È quindi fondamentale informarsi presso i canali ufficiali del Comune prima di organizzare la visita, anche perché parte del progetto di valorizzazione è ancora in evoluzione.