Ferla, borgo medievale che ha nel cuore una via sacra

In provincia di Siracusa, Ferla ha mantenuto intatto il fascino della Sicilia antica: ecco cosa vedere nel borgo

In Sicilia, Ferla è un piccolo borgo della provincia di Siracusa. Appartiene al circuito dei Borghi più Belli d’Italia, e all’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi. Ma, soprattutto, è una piccola e splendida perla della Val di Noto.

Per raggiungere Ferla è necessario attraversare i Monti Iblei, coi loro campi di grano e i loro mandorli, gli ulivi e i carrubi, le mucche che pascolano e i muretti a secco. E, una volta arrivati al paese, superare i ruderi dei rioni medievali (utilizzati a mo’ di stalle o trasformati in orti) per arrivare al quartiere Carceri Vecchie.

Da qui, antiche stradine conducono ad una chiesa bizantina e poi ai sepolcri e alle grotte, in cui si respira la Sicilia d’altri tempi: ci sono piccole costruzioni dai muri diroccati con il caratteristico uscio bucato per farvi passare il gatto, e piccole finestre sulle porte per vedere senza essere visti. Ma non è solo Carceri Vecchie, ad aver conservato un sapore antico: anche i quartieri di Castelverde e Calanconi rimandano al passato.

Ma c’è, a Ferla, anche una via speciale: è via Vittorio Emanuele, la via sacra. Perché si chiama così? Perché qui sorgono cinque edifici religiosi: la chiesa del Carmine dedicata a Santa Maria del Carmelo con la sua facciata settecentesca, la più grande chiesa di San Sebastiano (al cui interno è possibile ammirare il Martirio di San Sebastiano di Giuseppe Crestadoro e il gruppo scultoreo ligneo di Michelangelo Di Giacomo), la chiesa Madre, la chiesa di Sant’Antonio (la più bella, con la facciata barocca fatta di tre corpi concavi) e – infine – la chiesa di Santa Maria, che fu convento, scuola e carcere.

Ma non è solo chiese e palazzi barocchi, Ferla. Dal borgo è possibile organizzare un’escursione alla necropoli rocciosa di Pantalica, che dista 11 chilometri e che è Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tra i principali luoghi protostorici siciliani, ospita testimonianze come l’Anaktoron (il palazzo del principe), l’unico edificio megalitico di tipo miceneo rimasto in Sicilia, e il villaggio bizantino di San Micidario.

Appena un chilometro fuori Ferla, invece, è stata rinvenuta la necropoli di San Martino, una serie di sepolcri ipogei di età cristiana all’interno di anfratti già impiegati nell’età del Bronzo. Perché è decisamente la Sicilia del passato, questa. E non vederla è un peccato.

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