Viaggi nella natura selvaggia sulle tracce di Into the Wild

Il film di Sean Penn ha creato un nuovo filone turistico

Scoprire la natura, quella selvaggia. Provare l’ebbrezza di quelle sensazioni che ogni essere umano ha rimosso nel più profondo del suo essere. Come quando doveva ancora combattere per procurarsi cibo e acqua, difendersi dalle aggressioni dei predatori e proteggersi dalle intemperie. Il film di Sean PennInto the Wild“, tratto a sua volta dal romanzo di Jon Krakauer, ha creato un nuovo filone turistico. Confrontarsi con la natura estrema, lontano da tutto e da tutti, con per unico aiuto, le proprie forze. Come aveva fatto Chris McCandless, il protagonista reale a cui si rifanno libro e film. Ora il vecchio bus della Fairbanks Transit System, che è servito al ragazzo come rifugio nel suo viaggio in Alaska, è diventato meta di pellegrinaggio e sono in molti a volere seguire le sue orme, senza pensare che il protagonista, in quelle terre affascinanti quanto inospitali, vi ha lasciato la vita.

Chris non era un turista normale. Figlio di una famiglia benestante, il giovane dopo aver finito il college dove si era laureato con il massimo dei voti, molla casa, amici e una carriera promettente per intraprendere un viaggio negli Stati Uniti, vagabondando, lavoracchiando qua e là fino a trascorrendo gli ultimi 112 giorni della sua vita nei boschi dellAlaska, nel parco nazionale di Denali, utilizzando un vecchio bus abbandonato come rifugio. Ed è proprio questo Magic Bus, come lui lo aveva soprannominato, la nuova meta di viaggio per sognatori e idealisti. Le pagine del romanzo che narra la sua storia, come il bellissimo film di Sean Penn, sprigionano un fascino irresistibile per i molti giovani che vogliono vivere la stessa avventura. I vecchi del luogo sono sempre generosi di consigli e pronti ad avvisare chi arriva da quelle parti con l’intenzione di raggiungere il vecchio mezzo abbandonato, di fare attenzione, di non correre rischi inutili perché la natura non scherza. Ma pochissimi prestano ascolto.

Purtroppo, il sano pragmatismo non può nulla contro l’attrazione esercitata da un personaggio come Chris McCandless. La natura sarà anche affascinante, ma non perdona il minimo errore. Lo sanno benissimo gli alpinisti quando vanno in montagna. Basta poco per trasformare la simpatica scalata in un girone infernale o, peggio ancora, in una tragedia. Così è stato per Chris, che adorava la libertà e la natura. Fino a morirne.

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