Se ami veramente viaggiare, non prendere aerei

Viaggiare senza aerei, lo sviluppo di un fenomeno straordinario e poetico per una nuova generazione di giramondo che ha sposato i principi dell'ecosostenibilità e dell'anticonsumismo

Scegliere di viaggiare senza aerei è un trend che sta prendendo sempre più forma nella nostra epoca ma, il concetto non è così nuovo. Lo scrittore statunitenseJack Kerouac, nel bellissimo romanzo “Sulla strada”, narrava i viaggi in autostop di un gruppo di amici sulle strade americane e messicane. Viaggiare senza aerei è un fenomeno creato dai nuovi nomadi per vivere la metafora del cambiamento. Il viaggio è visto come una condizione esistenziale, come la possibilità di rinnovare ed arricchire la propria vita, come un punto di partenza.

Sono molte le persone che decidono di viaggiare senza aerei, ed altrettante le compagnie di volo che cercano di escogitare nuove attrattive come gli stopover flights, offerte a titolo gratuito che permettono al visitatore di soffermarsi in una località intermedia prima di raggiungere la destinazione scelta. Questa “fermata”, offre una seconda vacanza all’interno di quella programmata ma, per i nuovi giramondo, l’idea rimane quella di partire senza bagagli, senza aerei, senza l’organizzazione tipica del turista, e per alcuni è anche e soprattutto una questione di rispetto per l’ambiente.

Sono tantissimi i racconti di viaggio che si possono leggere tra i vari blog, ed allo stesso modo, sono molti i libri che possono aiutare chi vuole scoprire questo nuovo fenomeno e chi ha in mente di mettersi in cammino sfruttando la possibilità del viaggiare senza aerei. Il caso più famoso è quello dell’italiano Carlo Taglia che ha percorso 100.000 km intorno al mondo facendo del suo viaggio, una meravigliosa impresa. L’intrepido viaggiatore ha pubblicato un manuale dal titolo “Vagamondo: il giro del mondo senza aerei”, dove con introspezione e curiosità, racconta il suo reportage di viaggio, e dispensa con umiltà i consigli per affrontare il percorso. Come non citare “Il giro del mondo in barcastop”, libro autobiografico di Alberto Di Stefano che parla di come è riuscito ad imbarcarsi grazie alla gentilezza di altri viaggiatori.

Un altro esempio tutto italiano è quello dato da Matteo Pennacchi che con soli 500 dollari è riuscito a girare il mondo, e ne ha dato testimonianza con il bellissimo libro dal titolo “Il grande sogno. Il giro del mondo senza un soldo in tasca”. C’è anche chi con coraggio e la determinazione, come Claudio Impellizzeri, malato di diabete, ha deciso di trasformare il “cammino” in una terapia e in un confronto culturale. Il viaggio è un emozione, di lingue diverse, e di rinascita. I nuovi viaggiatori sono contro il consumismo, vogliono conoscere il cammino, vogliono affrontare le condizioni atmosferiche, vogliono poter entrare in simbiosi con la natura, e poter vivere la poesia tipica dei treni.

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