Durante un volo ci sono alcune regole che ormai tutti conoscono: allacciare la cintura, spegnere o mettere in modalità aereo i dispositivi elettronici e, nelle fasi di decollo e atterraggio, tenere il tavolino chiuso e lo schienale in posizione verticale. Ma esiste un aeroporto in cui ai passeggeri viene chiesto anche qualcosa di molto insolito: non guardare fuori dal finestrino.
Succede all’aeroporto internazionale di Busan-Gimhae, in Corea del Sud dove, poco prima dell’atterraggio, gli assistenti di volo passano lungo la cabina per verificare che tutte le tendine dei finestrini siano abbassate. Una richiesta un po’ insolita per chi è abituato a osservare il paesaggio durante la discesa, ma che ha una spiegazione ben precisa.
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Un aeroporto condiviso con l’aeronautica militare
L’aeroporto di Busan-Gimhae non è uno scalo civile come gli altri. Si tratta infatti di una struttura a uso congiunto, utilizzata sia dai voli commerciali sia dalla Republic of Korea Air Force, l’aeronautica militare della Corea del Sud. Nell’area aeroportuale sono presenti infrastrutture e zone operative militari considerate sensibili, per questo motivo le autorità sudcoreane vietano di fotografare, filmare o documentare le installazioni militari senza autorizzazione. Anche una semplice ripresa effettuata dal finestrino di un aereo potrebbe mostrare dettagli relativi ad aeromobili, hangar, mezzi o attività operative. Dunque, per ridurre questo rischio, alcune compagnie aeree chiedono ai passeggeri di abbassare le tendine dei finestrini durante l’atterraggio e il successivo rullaggio fino al terminal, seguendo le indicazioni delle autorità aeroportuali. Infine, gli assistenti di volo controllano personalmente che la procedura venga rispettata da tutti.
Una regola insolita
La particolarità di questa misura è che rappresenta quasi un’eccezione nel mondo dell’aviazione: nella maggior parte degli aeroporti, infatti, durante il decollo e l’atterraggio le tendine dei finestrini vengono normalmente lasciate aperte. Il motivo è legato alla sicurezza, dato che permettono all’equipaggio e ai passeggeri di individuare rapidamente eventuali anomalie all’esterno dell’aereo, come incendi, perdite di carburante o ostacoli, e consentono agli occhi di adattarsi alla luminosità esterna nel caso fosse necessaria un’evacuazione d’emergenza. A Busan-Gimhae, invece, prevalgono le esigenze di sicurezza militare. Per questo motivo, in una fase specifica del volo, la priorità non è osservare ciò che accade all’esterno, ma impedire che vengano effettuate fotografie o registrazioni delle aree riservate della base.
Non è l’unico caso al mondo
Busan-Gimhae è probabilmente il caso più conosciuto grazie ai numerosi video condivisi sui social, ma non è l’unico aeroporto civile-militare esistente. In diversi Paesi esistono infatti scali utilizzati contemporaneamente dall’aviazione commerciale e dalle forze armate; tuttavia, la richiesta di chiudere sistematicamente le tendine dei finestrini durante l’atterraggio rimane una misura piuttosto rara e viene applicata solo dove specifiche esigenze di sicurezza nazionale lo rendono necessario.
Quella di Busan-Gimhae è una procedura insolita, ma dimostra come le regole dell’aviazione possano cambiare in base al contesto. Se nella maggior parte degli aeroporti tenere il finestrino aperto è una misura di sicurezza, qui la priorità è un’altra: tutelare la riservatezza di un’infrastruttura militare. Un piccolo dettaglio che racconta quanto il mondo dell’aviazione sia fatto di procedure studiate per rispondere a esigenze molto diverse tra loro.